Mi capitò tempo fa di vedere tutti assieme più di duecento libri sugli zingari, a casa di un noto studioso di letteratura italiana. Era un suo vezzo, un suo argomento di lettura, non ne aveva mai scritto, viceversa gli piaceva leggerne. Sicuramente ci sarà stato anche questo Mille anni di storia degli zingari, di Francois de Vaux de Foletier, Jaca Book 1978. Il libro è molto ben documentato, ricco, e si trova a poco prezzo su MareMagnum, disponibile – attualmente – in più copie.

Mi sfugge, ma completando la lettura potrei trovare la spiegazione, perché in Francia sia Tsiganes il termine più in uso, simile al nostro zigani, e non esista un corrispettivo per zingari. Ma anche la terminologia – vaga e generalista e sempre a connotato negativo – è già di per sé indice di un’attitudine precisa della massa verso il diverso e l’occupante del proprio territorio.

A pagina 89 invece un inquietante passaggio ci racconta che solo nel XVI e nel XVII secolo, sono note una settantina di “gride” con gli zingari emanate nel milanese, un vero primato europeo. Sono dati loro 4 giorni per ripartire, pena la fustigazione. Sotto dominazione spagnola, si arriva a legiferare che si possa anche “ammazzarli impune”, oltre a venir trasferiti a chi li ammazza i loro beni, a simpatica ricompensa. Bandi simili, ma tutto sommato più morbidi, si annoverano nel Regno di Napoli, dove ci sono due mesi di tempo per abbandonare il Regno, altrimenti la galera; a Firenze invece occorreva andarsene entro un mese, entro dieci giorni a Venezia. Paese che vai, usanza che trovi.

@Massimiliano Varnai