Non c’è nulla di vecchio nei ricordi di Leonetta Cecchi Pieraccini.
Benchè si rifacciano a un periodo di cent’anni fa, dal 1911 al 1929, vecchie sono solo le date.
Sembrano confidenze di sempre tanto vivace è il modo di raccontare e spontaneo il linguaggio; anche se i fatti e i personaggi sono spariti, le osservazioni, le descrizioni, i parlati sono senza tempo.

Miracolo d’esprimersi  in una lingua tanto perfetta, mai ridondante, sempre stupefacente.
Sono serviti secoli a filtrare questa parlata, pura e precisa ma pure poetica e sensibile. In Vecchie agendine è riproposta per iscritto con  meravigliosa naturalezza e i disegni che accompagnano i racconti sono il paio delle parole: scrivere e disegnare la vita è come riviverla.

Leonetta Cecchi Pieraccini
Vecchie agendine
Sansoni