Wuz n. 8, ottobre 2002

Raimondo DiMaio

 

Uno, due, tanti Totò

Un solo libro ha firmato veramente Totò: l’indimenticabile ’A livella. Poesie napoletane. Il titolo fu scelto dal tanatofobico e tragicomico poemetto che apriva la raccolta. Totò non aveva la vocazione della scrittura e mai ha scritto testi per il teatro o il cinema, anche se, una volta in scena, improvvisava su canovacci altrui battute memorabili e inventava situazioni divenute poi celebri. Sua geniale invenzione fu la battuta cinematografica: “Assurdina mia” rivolta alla sordomuta interpretata da Silvana Mangano nell’episodio cinematografico La terra vista dalla luna, 1963, che nell’intenzione del regista-sceneggiatore Pier Paolo Pasolini si sarebbe chiamata solo “Assuntina mia”.

Il libro, pubblicato nel 1964 a Napoli dall’editore Fausto Fiorentino, ottenne un tale successo di vendita che in breve tempo andarono esaurite diverse tirature e, nel tempo trascorso tra una ristampa e l’altra, comparvero le prime migliaia di copie di un’edizione contraffatta, dando il via all’industria della riproduzione abusiva di bestseller. Mai prima di allora un libro aveva incontrato a Napoli tanto favore da parte del grandissimo pubblico e specialmente di quello popolare, che si sentiva rappresentato e finiva per identificarsi. Fu inciso anche un disco a trentatré giri con Totò che recitava il poemetto.

Ricordo ancora nella rivendita abusiva di povere merci, il “basso” della “Zarellara”, cuore allora di ogni vicolo napoletano, la credenza dal fondo a specchi, dove c’era una copia del libro, non so se falso o originale, rimasta esposta molti anni a far bella mostra di sé insieme ad una infinità di bicchieri, alcuni oggetti cari e qualche nostalgico ricordo del passato.

L’editore, per difendere la propria opera, propose più edizioni, inserendo di volta in volta significative varianti. L’edizione pirata, invece, ebbe grande fortuna, priva dei disegni di Ermanno Del Giudice, con il frontespizio a un solo colore, più piccolo nel formato di 2 cm d’altezza e 1 cm di larghezza e con una carta di qualità assai modesta e di grammatura più leggera.

Quando il vero editore si ritirò dalla lotta priva di risultati intrapresa contro i falsari, si ebbe un aumento sensibile delle edizioni pirata, cresciute parallelamente alla fortuna incontrata da Totò presso il grande pubblico nazionale, che, grazie al cinema e alla televisione, amava, capiva e si divertiva con l’italiano napoletanizzato del principe Antonio De Curtis in arte Totò.

Totò (Antonio De Curtis),’A livella. Poesie napoletane, prefazione di Carlo Nazzaro, nove disegni nel testo di Ermanno Del Giudice, (marca editoriale) Napoli, Fausto Fiorentino Editore, 1964.