Underworld è il mondo sottostante. Ciò che sta sotto le cose. Ciò che unisce gli avvenimenti attraverso fili inscrutabili a priori, e, anche dopo verificati, difficilmente decifrabili.
Cercare le relazioni tra le infinite realtà di cui è composta la vita, scontando che realtà non sono, ma soggettività; esplorare i possibili significati, le terribili coincidenze e scriverne è la suprema abilità di Don De Lillo.
Un mondo di immagini il suo, proiettate verso di noi con un linguaggio tutto parlato, che usa le parole come strumenti di montaggio cinematografico.
Difficilissimo esercizio di concezione, figlio di una cultura e di un paese che non privilegia la ‘consecutio temporum’, ma inventa nuove regole e nuove espressioni.

Unico elemento apparentemente concreto, una palla da baseball che collega persone, situazioni ed epoche  fungendo da ‘segno’ del tempo, sempre presente, sempre sfuggente.

Supponendo che l’America sia sotto di noi (o noi sotto a lei ?), questo magnifico viaggio di De Lillo fa intravedere l’impossibilità di fermare in un significato l’esistenza, ma non impedisce di ricrearla, magicamente, attraverso le immagini scritte.
A esserne capaci.

Don De Lillo
Underworld
Einaudi