Una Befana dei tempi moderni

La freccia azzurra di Gianni Rodari

 

Lo so, lo so, siamo in pieno clima natalizio e io sono già qui a guastarvi le feste parlandovi della Befana, la quale viene comunemente associata alla fine delle vacanze e dei regali, le ultime ore di svago e gli ultimi dolciumi.
Dovrete però perdonarmi perché, se faccio tutto questo, non è per privarvi di gioia e felicità, bensì per farvi conoscere l’interessante vicenda di una Befana davvero molto speciale e che saprà sicuramente catturare la vostra attenzione.
Comunemente siamo abituati a pensare alla Befana come a una signora anziana, vestita di stracci, con i capelli bianchi e spettinati, naso adunco e piedi enormi impegnata a sorvolare i tetti delle case e a depositare dolci e balocchi nelle calze dei bambini.

In realtà, la tradizione della Befana arriva da un tempo molto distante rispetto alla nostra contemporaneità. Infatti, l’origine di questa anziana signora intenta ad aleggiare sopra i campi gelati dal freddo inverno per propiziarne la fertilità con l’inizio del nuovo ciclo naturale – che tradizionalmente inizia con l’arrivo della primavera – risale all’antica cultura pagana celtica in cui ella – festeggiata nei 12 giorni successivi al Natale e, in particolare, nella notte dell’Epifania tra il 5 e il 6 gennaio – diventa la personificazione femminile della stagione invernale.

Ma la Befana che veste i panni del personaggio antagonista nel racconto di Rodari è molto, molto diversa da quella vecchia spettinata di cui sopra: ella è una signora distinta, quasi una baronessa, e che ha ben altro da fare che consegnare solamente i giocattoli ai bambini!
Questa Befana è una donna intraprendente, imprenditrice senza scrupoli – che promette aumenti di stipendio ai propri dipendenti senza poi attuarli effettivamente – nonché capace proprietaria di un fornitissimo negozio di giocattoli.


Tuttavia, come ogni buon commerciante che si rispetti, la vecchia baronessa – vi raccomando di riferirvi a lei sempre in questi termini altrimenti potreste farla molto arrabbiare – deve far quadrare i conti delle proprie vendite alla fine di ogni Epifania, non può certo fare la carità ai più poveri.
Ecco, come potete vedere c’è ben di più di una semplice e banale consegna di casa in casa che compete alla nostra instancabile vecchietta.

È il 6 gennaio e la Befana, assistita dalla fedele e timida Teresa, è da poco rientrata dall’annuale consegna dei regali. La vetrina della bottega è sguarnita e mancano solo 365 giorni alla nuova Epifania, perciò sarà meglio sbrigarsi ed esporre i nuovissimi e bellissimi giocattoli così che i genitori dei bambini possano recarsi alla bottega per ordinare i regali dei figli per l’anno successivo.
Non c’è tempo da perdere: la Befana e Teresa iniziano ad andare su e giù dalle scale con le braccia colme di meravigliosi giocattoli.
La Befana sembra instancabile e in poco tempo la vetrina è di nuovo al massimo splendore: al centro, in bella vista, ella ha esposto il meraviglioso trenino elettrico, la Freccia Azzurra.

Passa il tempo e un bimbo, con il ciuffo di capelli tutto arruffato che gli scende sulla fronte, si ferma a osservare estasiato tutti quei bei giocattoli. Poi si fa coraggio ed entra nella bottega per domandare alla Befana se, per caso, avesse perso il suo indirizzo dato che, quell’anno non gli è stato recapitato alcun dono.

Assolutamente no!

La Befana non dimentica gli indirizzi di nessuno, non è passata a lasciare alcun dono di proposito; i genitori del piccolo, infatti, non hanno ancora potuto ripagare tutti i giocattoli dell’anno precedente e dunque, nessun balocco fino a quando il debito non sarà estinto.
Non c’è nulla da fare, la Befana non sembra voler sentire giustificazioni così Francesco, il piccolo bambino trasandato, esce dalla bottega, indugia ancora qualche minuto di fronte alla vetrina e se ne va tutto triste.
Dopo aver assistito a questa ingiustizia, i giocattoli esposti in vetrina decidono di fuggire dalla prepotente padrona per andare a trovare Francesco e donarsi a lui.

«Tutti in carrozza!» urla il capotreno della Freccia Azzurra poco prima di lanciarsi in una esilarante avventura nella città innevata sulle tracce del giovane amico guidato dal fiuto di Spicciola, il pupazzo di pezza, che tenta di seguirne le tracce.
Nel frattempo la Befana, sconcertata di fronte alla scomparsa di tutti quei giocattoli e dovendo terminare ancora le consegne, decide di procurarsi dei regali di seconda mano – diremmo noi oggi – e salire nuovamente a bordo della sua scopa, sempre in compagnia della placida Teresa.
La Freccia Azzurra corre e corre sullo spesso strato di neve posatosi sulle strade della città mentre la Befana vola nel cielo fino a quando, un rocambolesco incontro tra i pestiferi giocattoli e l’arrabiatissima Befana, non lascia ricoperta di neve e di vergogna la povera assistente che giustifica così l’irascibile padrona:

«E che cosa credono, che forse la mia padrona sia davvero così avara come sembra? Non può regalare nulla, perché deve campare anche lei. Se fosse ricca come la Befana delle fiabe ne avrebbe per tutti, e anche senza quattrini. Ma lei non è la Befana delle fiabe; è la Befana vera. E la Befana vera deve servire i clienti che pagano.»

Non ha tutti i torti la vecchia Teresa, ma come fare allora per tentare di accontentare tutti i bambini, anche i più poveri?
Be’, si dà il caso che ella, durante le lunghe ore prestate ad assistere la Befana nella lettura e smistaggio della posta, sia riuscita a trascrivere su un quadernetto, che porta sempre con sé, indirizzi e nomi di quei bambini che sarebbero sicuramente entrati a far parte del quadernone dei poveri a cui non consegnare alcun regalo.
Ricevuta questa preziosa lista e avendo trovato la casa di Francesco completamente vuota, i giocattoli decidono di risalire in carrozza e ripartire per far visita a ciascuno di quei bambini.


Spicciola però rimane accovacciato all’ingresso della casa silenziosa ad aspettare il ritorno del suo piccolo amico.
E aspetta, aspetta, il cagnolino decide che sarebbe stato molto meglio suicidarsi, tanto Francesco non sarebbe di certo ritornato a casa dopo tutto quel tempo. Così, prima tenta di farsi investire da un tram, e poi spera di essere schiacciato sotto le ruote di una carrozza.

Ovviamente nulla di fatto.

Fa freddo e lui si trova appeso alla parte inferiore del mezzo dalle cui ruote avrebbe voluto trovare la morte. Perciò, non avendo nulla di meglio da fare, pensa di approfittare del passaggio involontariamente offertogli dall’ignaro cocchiere della carrozza e si arrampica fino a raggiungere la calda cabina.

Una volta entrato: meraviglia!
Ecco Francesco addormentato!
La gioia del piccolo pupazzo – che nel frattempo si è trasformato in un cane vero – e del bimbo è incontenibile.
Ma che cos’era capitato al giovane?

Ebbene, era stato arrestato dopo essere stato trovato nascosto all’interno della bottega della Befana in compagnia dei due criminali più pericolosi della città che lo avevano precedentemente assoldato con lo scopo di aiutarli a intrufolarsi nella cassaforte del negozio.
Ma lui non c’entrava nulla, anzi, aveva dato l’allarme alla guardia notturna.
Niente da fare, doveva rimanere in prigione.
Per fortuna, la Befana – informata dell’accaduto dalla stessa guardia che aveva assistito alla scena – aveva deciso di farsi carico del piccolo riuscendo a ricondurlo alla propria bottega stringendolo per mano come una buona nonnina. E poi, dopo avergli proposto di assumerlo come assistente alle sue dipendenze, aveva chiamato una carrozza per condurlo a casa, dalla propria famiglia.

Ecco come c’era finito, Francesco, su quella carrozza!
Allora vedete che anche questa Befana non è poi tanto cattiva ed egoista?!

La freccia azzurra, di Gianni Rodari, è un racconto fiabesco meraviglioso e sempre attuale, anzi, forse sempre più attuale nonostante sia stato pensato e scritto nel 1954 per l’editore fiorentino CDS (Centro Diffusione Stampa) con il titolo Il viaggio della Freccia azzurra e accompagnato dalle illustrazioni di Vinicio Berti.

Dopo 10 anni, nel 1964, è l’autore stesso che decide di rivedere il racconto in vista di una nuova edizione pubblicata per gli Editori Uniti di Roma con il titolo che tutti noi conosciamo – La Freccia Azzurra – e corredato dalle immagini di Maria Enrica Agostinelli.

Quando affronterete la lettura di questo volume – che dovete assolutamente recuperare per voi e per i vostri bambini – ricordatevi sempre che, qui, i veri protagonisti sono i giocattoli; eroi indiscussi in una società composta da rigide leggi consumistiche che loro tentano di distruggere e di sabotare in tutti i modi nella speranza di regalare, ai più piccoli come ai più grandi, un mondo migliore.

Negli anni successivi alla riedizione del ‘64, ne vengono proposti adattamenti musicali – l’aria per flauto dolce, violino e percussioni del 1980 per mano del compositore Franco Ballabeni –, riletture cinematografiche – ricordo, del 1996, la realizzazione del film di animazione da parte dello studio torinese Lanterna Magica – e ne vengono programmate numerose edizioni curate da diversi editori – come quella che vedete nell’immagine edita da Einaudi ragazzi nell’anno 2010.

La Befana dei tempi moderni è una lavoratrice che deve vivere del suo lavoro ma, in fondo, un atto di bontà non lo si può negare a nessuno.

Buon Natale e buona Epifania!

Note:

Le illustrazioni, come anche la trama riportata, sono state tratte da LA FRECCIA AZZURRA di Gianni Rodari, Einaudi Ragazzi, con illustrazioni di M.E. Agostinelli, 2010

Link esterni:

Per acquistare il libro – rigorosamente USATO – su Maremagnum.com

Un breve estratto dal Film di animazione del 1996

“La freccia azzurra” componimento musicale


Chi è Noemi?

bibliomemiMi chiamo Noemi e sono una bibliofila in erba.
Credo che siano proprio questi i due termini che più mi definiscono; il mio nome e la mia passione per i libri che, da qualche tempo, si sta raffinando dandomi la possibilità di arricchire la mia libreria di belle e preziose edizioni d’epoca – ho una collezione molto modesta ma ho l’intenzione di farla
crescere poco a poco acquisendo sempre più abilità per saper acquistare con coscienza di causa e un sano spirito critico.
Ho conseguito la laurea in Studi Filosofici nel 2015 e, da quel momento fino alla fine di questa estate 2019 ho svolto un lavoro impiegatizio potendo dedicare ai libri e alla scritturai il poco tempo libero.
Oggi tento, “pericolosamente”, di dedicarmi interamente ai libri tentando di realizzare il sogno di una vita.
Amo la cultura, venero la lettura, lo studio mi regala nuova vita mentre la scrittura mi aiuta nell’arduo compito di divulgare tutto ciò che so, che imparo e continuo a imparare.

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