Ecco un libro “saggiamente caotico”, come lo definisce lo stesso Borges. Di sicuro, sfuggente alle classificazioni. Si tratta di un Atlante di suggestioni – suoni, idiomi, crepuscoli e città, com’è scritto nel Prologo. Suggestioni che il binomio (qui non scindibile) fra testo e fotografia illustrano, spiegano, propongono, donano.

Le foto sono di Marìa Kodama, i testi di Borges. Il libro è un Mondadori relativamente recente, del 1985, ma ovviamente da tempo già sparito dai circuiti di vendita; intenzionalmente elegante, con titoli in oro e altre ricercatezze di fattura e impaginazione, coordina immagini e testo nel susseguirsi di una trentina di capitoletti, quali, ad esempio, La brioche, La mia ultima tigre, Nota dettata in un hotel del Quartiere latino.

Ci conforta, almeno in parte, che Borges – a proposito di ricerca e suggestione – si prenda qui il rischio di affermare che “non c’è un solo uomo che non sia uno scopritore”. Così, anche se alla fine della serie delle scoperte – è sempre Borges che lo afferma – l’uomo troverà la sua ignoranza, ci sentiamo comunque sollevati a pensarla in questo modo.

@Massimiliano Varnai

 

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