Wuz n. 6, luglio-agosto 2002

Daniele Bresciani

 

 

Ugo Foscolo e le prime edizioni delle

Ultime Lettere

 

 

Nel 1802 Ugo Foscolo ha 24 anni. Ma il paragone con il ventiquattrenne medio dei nostri giorni risulterebbe impietoso per quest’ultimo. Il pur giovane Foscolo del 1802 è, in realtà, un uomo sotto ogni punto di vista. Un uomo che ha sofferto perdite dolorose, come quella del padre Andrea, nel 1788, e del fratello Gian Dionigi, suicida l’8 dicembre 1801; un uomo che ha amato – non sempre ricambiato – donne che segneranno tutta la sua esistenza, come Isabella Teotochi Albrizzi, Teresa Pikler Monti e Antonietta Fagnani Arese; un uomo che ha preso parte a campagne militari sfortunate, uscendone spesso ferito, come successe prima combattendo gli austriaci e poi nell’assedio di Genova; è un uomo che ha già iniziato il proprio cammino di letterato, pubblicando, tra l’altro la tragedia Tieste (1797) e l’ode Bonaparte liberatore. Non c’è da stupirsi, quindi, che già nei primissimi anni del secolo veda la luce una parte importante dell’opera poetica di questo autore.

Il 1802 è l’anno della prima edizione integrale delle Ultime lettere di Jacopo Ortis. Il Foscolo aveva già dato alle stampe nel 1798, presso Marsigli di Bologna, la Vera storia di due amanti infelici ossia ultime lettere di Jacopo Ortis, che poi ebbe due tirature nel 1799, e nel 1801 riprese il romanzo pubblicando un volume per poi interrompersi di nuovo. Ma è nell’ottobre 1802 che dai torchi del Genio Tipografico esce l’editio princeps dell’Ortis: ne vengono tirati oltre 1.600 esemplari, che riescono a essere rapidamente smerciati con grande soddisfazione del Foscolo, che aveva assunto in prima persona la direzione editoriale dell’opera. Il volume è abbellito da un elegante ritratto ovale del Foscolo inciso su rame, opera di Giovanni Boggi, e viene messo in vendita con il prezzo di 4,10 lire milanesi. Sempre dagli stessi torchi esce un’edizione di lusso “in carta bella” Fabriano, posta in vendita a oltre il doppio del prezzo (9 lire milanesi). Le due edizioni, assolutamente identiche nel numero di pagine (4 carte non numerate, 246 pagine numerate e una carta non numerata in fine) e recante entrambi il ritratto scolpito dal Boggi, si differenziano, oltre che per le misure (192 x 131 l’esemplare a pieni margini quella comune, mentre Gianfranco Acchiappati cita nella sua collezione un esemplare in carta grande “lievemente smarginato” delle dimensioni di 201 x 127) e per la carta (più forte, ovviamente, in quella più costosa), per due piccoli particolari nel frontespizio: nella tiratura di lusso, infatti, scompaiono il punto alla fine della quarta riga (JACOPO ORTIS) e quello al termine dell’ottava che riporta l’anno (MDCCCII).

Che l’Ortis sia stato immediatamente un “successo editoriale” è dimostrato dalle innumerevoli ristampe – non sempre accurate per la verità e spesso senza il consenso dell’autore – che furono realizzate nell’anno della prima. L’Edizione nazionale, nel volume dedicato appunto all’Ortis curato da Giovanni Gambarin, ne cita ben undici diverse, ma è certo che ve ne siano state altre. Tra queste merita un cenno a parte la cosiddetta ristampa “mantovana”. Si tratta di una buona contraffazione (il numero di pagine è appena inferiore, 244), ma è facilmente distinguibile dall’originale perché il ritratto è di qualità scadente e non è firmato. Sarà lo stesso Foscolo a dire: “[…] il ritratto disegnato per la prima volta dal celebre artefice Longhi, ed inciso lodevolmente dal Boggi, fu per la ristampa mantovana meschinamente rifatto”. Parole apparse su un’altra importantissima edizione dell’opera, quella di Zurigo del 1816, uscita con la falsa indicazione tipografica “Londra 1814”. In questo volume il Foscolo rielabora, modifica e, soprattutto, aggiunge: per esempio, qui appare per la prima volta la celebre lettera del 17 marzo violentemente antinapoleonica. Al termine dell’Ortis, nell’edizione zurighese viene pubblicata la famosa Notizia bibliografica, in cui il Foscolo parla di un’edizione veneziana datata Italia MDCCCII: “[…] Questa è l’Edizione Prima… Consiste in un volumetto di pagine 274; in carta tenuissima, a caratteri minuti e quasi illeggibili, con quattro rami: l’uno è il ritratto dell’Ortis; l’altro è un profilo di giovane donna, per vignetta del frontespizio, il terzo è un paesetto sul principio delle lettere; l’ultimo sta in fine al libro, ed è un monumento sepolcrale con l’iscrizione: SOMNO”. È noto ormai che questa edizione veneziana non è mai esistita: si tratta in realtà di un espediente foscoliano per giustificare i propri ripensamenti politici, mentre i rami di cui si parla sono esattamente quelli dell’edizione di Zurigo.

Ma torniamo all’inizio del secolo. L’anno dopo la pubblicazione dell’Ortis, nel 1803, il Foscolo dà alle stampe le odi e i sonetti nella redazione definitiva. Ma già nel 1802, sul tomo IV del Nuovo giornale dei letterati (Pisa, Dalla Tipografia della società letteraria), da pagina 116 a 124, erano apparsi otto sonetti e la ristampa (ma con moltissime modifiche) dell’ode A Luigia Pallavicini caduta da cavallo, pubblicata per la prima volta a Genova nel 1800. Gli otto sonetti (1 – Non son chi fui; perì di noi gran parte. 2 – Che stai? Già il secol l’orma ultima lascia. 3 – Tenudrice alle Muse, ospite, e Dea. 4 – E tu ne’ carmi avrai perenne vita. 5 – Perché taccia il rumor di mia catena. 6 – Così gl’interi giorni in lungo incerto. 7 – Meritamente, però ch’io potei. 8 – Solcata ho la fronte, occhi incavati intenti) e l’ode, vengono poi ristampati, nell’identico ordine, su quella che viene considerata la prima edizione a sé con il titolo Poesie di Ugo Foscolo, vale a dire quella di Pisa, Tipografia della società letteraria del 1803: 16 pagine, piccolo formato (160 x 110), senza copertina o comunque con copertina muta in brossura. A proposito di questa edizione, è certo, perché sono state poste in commercio in cataloghi antiquari in anni recenti, che alcune copie delle Poesie, con numerazione propria, fossero state inserite dalla tipografia pisana al termine del volume XXIV del Parnaso degli Italiani Viventi, quello dedicato alle poesie di Giuseppe Parini, scomparso quattro anni prima, nl 1799. E forse non è azzardato supporre che il focoso Foscolo, magari indispettito dal fatto di essere finito “in coda” a un altro autore, abbia poi deciso, trattandosi di un sedicesimo a sé stante, di farlo rimuovere e di mettere il proprio libretto in commercio.

Nell’aprile del 1803, a Milano, dai torchi di Giuseppe De Stefanis, vede la luce la seconda edizione delle Poesie del Foscolo. Un opuscolo di 30 pagine, dedicato all’amico fiorentino Giovanni Battista Niccolini, tirato in 260 esemplari numerati a mano dallo stesso autore, nel quale compaiono 11 sonetti e due odi. Rispetto agli otto pisani, qui vengono aggiunti al primo posto il celebre sonetto Alla sera (Forse perché della fatal quïete); al nono A Zacinto (Né mai più toccheròle sacre sponde), dedicato all’isola di Zante, dove il 6 febbraio 1778 era nato quel Niccolò Foscolo che nel 1795 avrebbe preso il nome di Ugo; al decimo Alla musa (Pur tu copia versavi alma di canto). Oltre all’ode A Luigia Pallavicini (che ha comunque varianti e aggiunte rispetto alla stampa di Pisa) qui compare per la prima volta All’amica risanata, dedicata alla contessa Antonietta Fagnani.

Ed è infine tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno che vede la luce la terza edizione delle Poesie, che sul frontespizio reca la scritta “Seconda edizione accresciuta”. Il libretto, che consta di 30 pagine, viene stampato dai torchi milanesi di Agnello Nobile e, oltre alle due odi, riporta dodici sonetti: rispetto alla pubblicazione del De Stefanis, qui viene aggiunto lo struggente sonetto In morte del fratello Giovanni (Un dì, s’io non andrò sempre fuggendo).

Sempre nel 1803, Foscolo stampa a Milano (dal Genio Tipografico) la propria versione commentata della Chioma di Berenice di Catullo (dall’originale di Callimaco). A dimostrazione di quanto il 1802 e il 1803 siano stati anni di straordinaria produzione e ispirazione per il Foscolo. E bisognerà attendere il 1807 per trovare l’ultima grande composizione poetica terminata, accettata e stampata dall’autore, vale a dire i Sepolcri.

 

 

Riferimenti bibliografici:

Edizione nazionale delle opere di Ugo Foscolo, Vol. I – Poesie e Carmi, a cura di Francesco Pagliai, Gianfranco Folena, Mario Scotti – Firenze, Felice Le Monnier, 1985

Edizione nazionale delle opere di Ugo Foscolo, Vol. IV – Ultime lettere di Jacopo Ortis, a cura di Giovanni Gambarin – Firenze, Felice Le Monnier 1955

– Mario Fubini, Ugo Foscolo. Saggi, studi, note, Firenze, La Nuova Italia, 1978

– Ugo Foscolo, Poesie, introduzione e note di Guido Bezzola, Milano, Rizzoli, 1976

– Ugo Foscolo, Ultime lettere di Jacopo Ortis, a cura di Guido Bezzola, Milano, Rizzoli, 1975

Raccolta foscoliana Acchiappati – Edizioni originali e ristampe, Scritti su riviste letterarie e giornali, Milano, Edizioni Il Polifilo 1988 – Volume I (1796-1813) e volume II (1814-1841)