tre impostori
Ecco un libro di cui si va da sempre in cerca, da data imprecisata: il Trattato dei tre impostori. Lo cercava persino la regina Cristina di Svezia, quando nel Seicento girava ancora in forma di manoscritto o forse solo di idea libertina a diffusione orale – quella secondo cui le religioni sono invenzioni umane e Cristo, Mosè e Maometto, per l’appunto, degli impostori – ma nonostante avesse promesso ingenti somme di denaro, non ne trovò neanche una copia (internet non c’era allora, e neanche paypal).
Pubblicato per la prima volta nel 1719 da anonimo col titolo Traité des trois imposteurs o Esprit de Benoit de Spinosa – ma per la storia precisa dei tre impostori, vi invito a consultare fonti adeguate, io ho riassunto in maniera scriteriata, per farvela breve – attualmente è acquistabile on line in una versione con prefazione di Odifreddi, ma la cosa bizzarra è che della bellissima versione dell’Einaudi NUE 216 del 1994 non v’è traccia, a parte la scansione che metto in apertura del pezzo. Cosa che ovviamene solletica e non poco il cercatore di libri, il collezionista di NUE, il libertino, l’antirelgioso, lo spnoziano (spesso queste categorie sono rappresentate tutte in un unico uomo, può capitare) e forse anche lo spirito irrequieto della regina Cristina.
Si dice nel risvolto che questo libro è “una prima enciclopedia del libero pensiero anticristiano e antiassolutistico, autentico testo-simbolo dell’illuminismo radicale”. Se volete, prendete pure questa citazione come un indizio del fatto che io ne possegga una copia perfetta nella mia biblioteca.

@Massimiliano Varnai