Non credo si possa scrivere oggi, né commercializzare, un libro come questo Storia del cinema sperimentale, di Jean Mitry, un volume Mazzotta del 1971. Sembra proporsi, con modi e categorie, linguaggio e puntiglio, come una contro-storia del cinema, realizzata per dare al lettore un criterio nuovo rispetto a quanto è abituato a utilizzare. Tutta l’operazione appare, ancor più che datata, databile, vale a dire da contestualizzare nell’indubbiamente ricco momento storico in cui fu scritto.

Tema centrale sembra essere il fatto che il cinema sperimentale è il cinema puro, che nella sua purezza può dialogare e attingere da altre arti, pittura in primis, letteratura e musica poi.

Il viaggio, che si sposino o no le tesi del Mitry, è affascinante, fra futurismo e scuola sovietica, cinema polacco e surrealismo, free cinema e avanguardie varie, fino ad arrivare a quello che proprio allora fu chiamato Underground

@Massimiliano Varnai

 

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