È poesia, breve, brevissima, costruita a tagli e fatta di carne e di dolore. Perché è così che deve essere la poesia per l’autrice: ridotta all’osso. Solo nella sua essenzialità, nuda e priva di fronzoli può penetrare il lettore. Compito del poeta è questo, scavare fino a ferirsi, pulire la parola, spogliarla del superfluo e attraverso la parola colpire. I testi vanno letti e riletti, masticati. Pagina dopo pagina rimangono corpi sudati ed esausti. Rimangono vene spezzate dal desiderio. Sopravvive il dolore amato e odiato di cui, anche quando si è felici, si sente sempre la mancanza (tratto dalla scheda libro)

Cristina de Lauretis
Spine
Portaparole 2012

Elena, Genova