Più che un imperativo è un’esortazione quella che Nabokov fa a se stesso per aprire il flusso della memoria: Speak, Memory (Parla, Ricordo).
Come se, a un certo punto della sua vita, tra i 40 e i 50 anni, residendo in America, si fosse presentata la necessità di ricordare. Infanzia, San Pietroburgo, la madre, il padre, la natura (funghi, farfalle) sono fatti riaffiorare, preservati ed esposti: è la ricostruzione della sua identità, oltre che il racconto della sua vita di bambino e di giovane adulto.

Il titolo della pubblicazione originale (Harper & Bros. New York, 1951) era Conclusive Evidence (Prova conclusiva), la "prova d’essere esistito", diceva Nabokov.
In seguito gli fu fatto rilevare che l’espressione era più adatta a un ‘giallo’ che a una ‘memoria’, e per la seconda edizione (Gollanz, 1951), fu cambiata in Speak, Memory.
Presento qui l’edizione inglese nei Penguin Modern Classics. A parte il vantaggio della lettura nella lingua in cui il libro fu scritto, magnifica lingua per deliziosa lettura ("Inimitable English of the twentieth century’s supreme stylist"), la versione italiana Parla, Ricordo (traduzione di Bruno Oddera, Mondadori, 1962) è esaurita e richiede qualche persistente ricerca.
Non è male cominciare a proporre originali in lingua. Sono mondi nuovi che entrano e allargano il nostro.
(Troverete la pubblicazione su Maremagnum, testi inglesi).

Vladimir Nabokov
Speak, Memory
Penguin