preferisco charlot
Essere contemporanei a qualcosa di non ancora storicizzato è fonte di un bel po’ di errori e fraintendimenti. Guardare indietro le cose finite è più facile. Questo libretto Aragno 2011 (casa editrice per la quale lavorò anche Raffaele Crovi, per diversi anni, e di cui ricordiamo un grande impegno nella diffusione della poesia contemporanea), Antonello Gerbi, Preferiso Charlot. Scritti di cinema 1926-1933, mette in luce come il giovanissimo Gerbi, letterato e acculturato, non snobbò il cinema, come fecero molti suoi pari, ma ne scrisse con acume. Fu così fra i primi a porre le basi di un’estetica di qualcosa che allora estetica non aveva, ma della cui estetica ancora si parla e si discute e si parlerà e discuterà.
Quando “cinematografico” voleva dire essere banale e sbrigativo, per classi poco colte, divertimento, passatempo.
I suoi testi vengono qui raccolti insieme a un bel saggio di Gian Piero Brunetta, Antonello Gerbi, primo cavaliere cinematografico di fede crociana.
@Massimiliano Varnai