Wuz n.5, maggio 2003

Giorgio Maffei

Scritto sul muro

di Gastone Novelli

“Queste pagine saranno scritte nel segno dell’anti-nozione, non si potranno né guardare né leggere per abitudine, le parole che vi saranno segnate nascono da sole e così le macchie e i graffi che vi si andranno raggrumando. Scritto con un alfabeto ancora da inventare”.

Nel gennaio del 1958 Gastone Novelli pubblica, per le edizioni dell’Esperienza Moderna, Scritto sul muro, un libro con ventisei tavole litografiche, dedicate alle ventisei lettere dell’alfabeto, precedute da un testo visualmente ricco e chiarificatore delle sue intenzioni.

Usa segni, lettere, segmenti, crittografie, geroglifici e punteggiature, atomi linguistici così come si trovano sulle pareti degli edifici degradati che portano le tracce del trascorrere del tempo e della storia, grandi lavagne che accolgono nella realtà urbana gli sfoghi dell’umanità.

E il libro diventa una possibile assimilazione dello spazio della tela a un frammento di muro, con graffiti e incrostazioni come memorie delle preesistenze vitali e sovrapponendo la scrittura alla pittura ritrova la radice del linguaggio, quella sintesi che Klee così descriveva: “Nei tempi antichissimi, quando scrittura e disegno coincidevano, la linea era l’elemento primo”.

La creazione di un nuovo alfabeto. È questo l’obbiettivo che Gastone Novelli sviluppa lungo tutto l’arco della sua breve stagione creativa. Alla base di questa esigenza di utilizzazione visiva del linguaggio verbale c’è tutta l’attenzione che l’artista dedica al mondo della poesia e della letteratura, rafforzata dalla personale frequentazione degli scrittori e dei poeti d’avanguardia che alla fine degli anni Cinquanta scrivono sulla rivista di Anceschi “Il Verri”, che si riconosceranno poi nel gruppo dei Novissimi e ancora più tardi daranno vita al Gruppo 63, il cui testo fondamentale (Gruppo 63, Milano, Feltrinelli, collana “Le Comete” n. 31, 1964) ha la copertina disegnata proprio da Novelli, una specie di acrostico con le iniziali dei nomi dei poeti.

Gli strumenti operativi usati nella pittura attraverso la frantumazione dei segni linguistici e il loro diverso arbitrario montaggio, sono gli equivalenti metodi sperimentati dalla neoavanguardia italiana. La dichiarazione di Alfredo Giuliani che sintetizza il programma di questi scrittori si adatta e chiarisce le intenzioni metodologiche anche del pittore: “Mimesi critica della schizofrenia, rispecchiamento e contestazione di uno stato sociale e immaginativo disgregato”.

In Scritto sul muro le parole non sono solo frammenti di una composizione pittorica dal significato ermetico, ma veri e propri brani di poesia innestati nello spazio visuale.

“Il mio rapporto con certi testi letterari è un rapporto di intervento. Quindi non di rappresentazione”.

La scrittura occupa gran parte della pagina incisa, le scritte si riducono a frammenti di immagine o di testo, si perde la concatenazione dei significati, cresce il livello di ambiguità tra gli aspetti verbali e visivi.

È evidente la ricerca di nuove strutture grammaticali, e non a caso Grammatica è il titolo di una rivista che sarà fondata nel 1964 da Novelli con l’amico pittore Achille Perilli e gli scrittori Alfredo Giuliani e Giorgio Manganelli.

Scrive Giuliani: “Grammatica è un catalogo quasi impeccabile delle punte che esploravano in quel momento i segni eseguibili: poesia, racconto, forma musicale, azione scenica, fumetto, riflessione estetica…” e Novelli ribatte: “A me il dialogo tra letteratura, pittura, musica, sembra necessario (“Marcatre”, n. 8/10, 1964).

Novelli dà inizio a una riflessione sulla comunicazione dell’arte come linguaggio. I gesti-segni che, fin dai suoi esordi, si offrono come parole scritte, diventano con il tempo quasi una narrazione aiutata da un’intercalare di immagini, dove ogni singolo carattere tende a comporsi in figure. “… un segno può alludere all’organico (curve sessuali, grovigli, vegetali) oppure all’inorganico (segmenti, angoli acuti ecc.)… la calligrafia può quindi fornire alle parole più larghi e precisi significati. La S di serpente e quella di seno non possono essere rappresentate dallo stesso segno senza limitare il senso della parola…”.

Il rapporto con il mondo letterario aveva già prodotto, prima della pubblicazione di Scritto sul muro, alcuni esercizi importanti. Con la Galleria La Salita Novelli realizza nel 1957 un album litografico accompagnato dai versi di Dacia Maraini e, sempre nello stesso anno, pubblica con un “monumento” della ricerca letteraria di quegli anni, Emilio Villa, Un eden precox, in trentasette esemplari, accompagnati da tre monotipi e da un disegno originale.

Nello stesso anno dà vita, con Achille Perilli, a una rivista, luogo eletto per la riflessione teorica sul proprio lavoro e per la comprensione delle nuove espressioni artistiche delle avanguardie artistiche e letterarie del dopoguerra. Nasce “L’Esperienza Moderna” che esce in cinque numeri, di cui uno doppio, tra il 1957 e il 1959. Nei diversi fascicoli, insieme allo studio delle avanguardie storiche, dadaismo e surrealismo, si delinea la poetica che, con l’etichetta di “Nuova figurazione”, tenta il superamento della pittura informale. Alla posizione “sperimentale” della rivista si sovrappone un atteggiamento di grande libertà con connessioni e interferenze tra i diversi codici di linguaggio. Alla redazione della rivista si accompagna la pubblicazione di quattro libri-opera. Oltre a Scritto sul muro, Achille Perilli pubblica Time-Capsule 6958, Ugo Sterpini Gli dei ci guardano e Édouard Jaguér Le mur derrière le mur. Tutti sono stampati con povertà di mezzi ma con grande sapienza tipografica.

Scritto sul muro è presentato a Roma, alla libreria Il Ferro di Cavallo nell’ottobre 1958 ove, proprio in quel momento, si rafforzano i rapporti con i pittori americani. Vi si stabilisce Cy Twombly, De Kooning vi trascorre l’inverno del 1958 ospite di Afro, espongono Rauschenberg e Jackson Pollock.

Novelli, che già aveva conosciuto questi artisti fin dai suoi soggiorni americani all’inizio degli anni Cinquanta, respira e assimila nuovi stimoli.

Il critico Cesare Vivaldi, amico fraterno di Novelli, scrive: “La prospettiva non è più l’astratto-concreto, non è più l’informel non è più nemmeno l’action painting. L’uomo sta faticosamente recuperando quanto di sé ha potuto salvare da innumerevoli naufragi. Memorie, coscienze, sogni…”.

Il suo rapporto con il libro diventa ricco ed esuberante e non può essere altrimenti per un pittore che ha scelto di “scrivere la pittura e di disegnare il linguaggio”.

Nel 1962 con Vanni Scheiwiller pubblica un piccolo e prezioso volumetto intitolato Antologia del possibile che contiene, insieme agli scritti di Sanguineti, Pagliarani, Giuliani, Paz anche opere di Vedova, Consagra, Dorazio, Perilli, Twombly e Pomodoro. Troppo facile pensare all’assonanza di intenti tra artista ed editore, entrambi affascinati dalla convergenza stimolante di arte e scrittura.

Nel gennaio dello stesso anno Novelli esegue trentaquattro disegni che accompagnano il testo di Histoire de l’œil di Bataille, pubblicati in un unico esemplare. Nel 1964 disegna le tavole che illustrano il testo di Pelle d’asino di Alfredo Giuliani e Elio Pagliarani. Lavora per il Das Bad der Diana di Pierre Klossowsky, stampa tavole litografiche per il Vita Vita Vita di Frassineti e nel 1966 pubblica il resoconto di un suo soggiorno in Grecia, Viaggio in Grecia, una sorta di diario, iniziato nel 1962, che viene stampato in quarantacinque esemplari. Realizza opere grafiche con gli amici poeti con i quali sperimenta, sulle pagine della rivista “Grammatica”, una successione di strips da fumetto sui testi estrapolati dalla fraseologia dei fotoromanzi e dei film. L’esperienza lo porterà a realizzare un vero e proprio libro a fumetti, Viaggi di Brek, con l’editore veneziano Alfieri. Presenterà questo libro alla libreria Feltrinelli di Roma con un cappello cinese in testa sotto un grande ritratto di Mao. È il 1967 e l’impegno politico di Novelli, sempre presente in tutta la sua opera, diventa il tema centrale della sua vita e quindi della sua pittura.

“… un artista non è un uomo differente dagli altri, incomprensibile e sospetto. Un pittore è solamente un intermediario, un individuo che attinge qualche cosa dalla verità più nascosta, più valida, al di fuori di se stesso e nel più intimo del proprio io e ne fissa l’essere e il divenire in un’immagine che è da guardare. In questi due atti, del fissare e del guardare, è il rapporto fra colui che crea e colui che gode della creazione, fra l’artista e la società in cui vive.”

L’anno successivo è invitato a esporre, con una sala personale, alla Biennale di Venezia. Il giorno dell’inaugurazione decide, come molti altri artisti, di chiudere la sala in segno di protesta contro la presenza della polizia nei Giardini della Biennale. Scrive sul retro di una tela (tutte le opere sono voltate verso il muro): “La Biennale è fascista”.

Poco dopo si trasferisce a Milano nello studio di Via Orti 19 e inizia a insegnare a Brera. Ai primi di dicembre del 1968 viene ricoverato per un’operazione e muore in seguito ad un collasso postoperatorio, pochi giorni prima di Natale.

Lascia incompiute molte delle sue intuizioni, lascia irrisolto il suo rapporto con una società in trasformazione, lascia sogni ambiziosi e irrealizzati.

“Facciamo un catalogo di cose perdute. Ognuno ne ritrova un pezzo e lo appiccica al muro costruendo un mondo che forse è possibile”.