ROMANO BILENCHI, Vita di Pisto, Torino, Il Selvaggio, 1931.

Romanzo biografico pubblicato per le edizioni del periodico strapaesano diretto da Mino Maccari, che aveva visto la luce a Colle Val d’Elsa, paese natale di Bilenchi, ma che nel frattempo aveva spostato la sua sede a Torino. Lo scrittore aveva esordito sul periodico proprio con questo testo che era stato pubblicato, in nove puntate, sulla rivista, tra marzo e settembre del 1931 e poi riproposto in volume con una tiratura (pare) di 200 copie non numerate. Il tema in questo caso e la biografia del nonno garibaldino dell’autore, Giuseppe Bordi detto Pisto (di cui nel libro viene proposto un ritratto fotografico), pubblicata non senza timori, viste le tendenze socialiste di nonno e nipote (che tre anni dopo pubblicherà anche una storia dei socialisti di Colle Val d’Elsa). E probabilmente fu proprio per timore di interventi censori, nonché per il gusto della provocazione, che l’irriverente Maccari si inventò uno tra i più noti e citati apparati paratestuali di tutto il Novecento, una fascetta azzurra (che mitiga il rosso acceso della copertina) con la scritta: “Questo libro è andato a / ruba nel Massachussets: / trenta edizioni in poche set- / timane, crisi di gabinetto e / sommosse. Costa lire sei.” Come molti esordi del secolo breve, anche questo libro fu in seguito rifiutato dal suo autore, che provvide anche a distruggerne tutte le copie che gli passarono tra le mani. Anche a questi elementi si deve in gran parte il pregio del libro, quasi mai ricordato nelle storie della letteratura, ma meritevole di essere inserito in questo elenco, oltre che per la sua quotazione, anche per la sua capacità di sintetizzare il gusto e le contraddizioni di un’epoca. Certo che, anche se non ho osservato grandi differenze, la presenza o meno della fascetta editoriale, dovrebbe avere conseguenze sulla sua quotazione.

Lucio Gambetti

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