Scrivere di sè come antidoto alla noia ? Lo pensava Stendhal, console francese a Civitavecchia nel 1832.
Poco impegnato, comprensibilmente angustiato dall’ambiente provinciale della cittadina laziale, si rifugiò nei ricordi e scrisse di getto le 130 pagine dei Ricordi di egotismo, racconto di dieci anni di vita, dal 1821 al 1830, dalla morte di Napoleone all’avvento di Luigi Filippo.

Paesi, ambienti, uomini, donne, nobili e borghesi, dame e prostitute fanno da cornice al monologo più affascinante della letteratura francese.
‘Io’, in questo caso, non significa egoismo o superiorità, ma introspezione e ricerca della propria natura.
Il libro,scritto con una vivacità e una velocità che afferrano e non abbandonano mai, suscita, nel fortunato che lo avvicina per la prima volta, la voglia di leggerlo d’un fiato e poi il dispiacere d’averlo finito.

 

Stendhal
Ricordi di egotismo
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