Riccardo Bacchelli, Il filo meraviglioso di Lodovico Clò, Bologna, Tipografia Paolo Cuppini, 1911.

Quando Bacchelli ventenne si mette in testa di pubblicare il suo primo romanzo ha probabilmente un’idea molto personale sulla mediazione editoriale e sulla necessità di stabilire una relazione diretta tra lo scrittore e il suo lettore. Così decide di pubblicare la sua opera direttamente, contatta un tipografo bolognese e programma un’edizione del romanzo in dodici dispense da vendere dietro abbonamento annuale. Il risultato è una serie di fascicoli con copertina in “autentica paglia da fornai” che riporta, riquadrati in rosso, l’anno di edizione e un motto di Marziale: “Non mendax stùpor est / nec fingitur arte dolosa” (Non è falsa stupidità / né finge un’arte ingannatrice), tratto da un epigramma riferito allo sciocco, ma che Bacchelli usa per dare la sua definizione del rapporto tra artista e lettore. A gennaio del 1911 il primo fascicolo viene inviato a chi aveva sottoscritto l’abbonamento annuale di 10 lire e tutto prosegue regolarmente fino a luglio, quando Bacchelli, nel sesto e ultimo numero, manifesta la sua insoddisfazione per i fascicoli pubblicati, da lui definiti “sbagliati tecnicamente… non risponde[nti] alla mia idea allargatasi”. Il romanzo si chiude anticipatamente e, qualche anno dopo, Bacchelli risarcirà i sottoscrittori con l’abbonamento gratuito al periodico “La Patria”, al quale aveva preso a collaborare. Nonostante la distribuzione singolare, il romanzo non passò del tutto inosservato, nel bene e nel male, poiché raccolse l’apprezzamento di Benedetto Croce, ma anche il fastidio di alcuni sottoscrittori, che, attratti dal titolo fiabesco, si resero poi conto che non si trattava certo di un’opera per bambini. Contrariamente a molti altri casi analoghi, tuttavia, Bacchelli non rinnegò mai questo esordio, ripubblicandolo nel 1948, nella collana “Opera Prima” di Garzanti e nel primo volume delle Opere pubblicata da Mondadori nel 1961.

Lucio Gambetti

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