Maupassant è considerato narratore realista. Certamente nei raconti (e anche nei romanzi) lo è.
La società francese del 1880, contestata e vista negativamente, è protagonista e presa di mira. In particolare la media, piccola borghesia gretta, risparmiatrice, senza ideali se non per cibo e sesso.
Si è ormai lontani dal mondo pieno di passione di Balzac, si afferma il verismo, Zola è l’altro grande raccontatore dell’epoca.

Eppure, uno scrittore italiano geniale, Alberto Savinio, ha scritto un piccolo libro affascinante su Maupassant (Maupassant e l’altro), che va oltre l’opinione corrente. La tesi sostenuta è che dietro al realista si celava, anzi volutamente si nascondeva, l’altro: un doppio, che vedeva il fondo delle passioni e non si limitava alla descrizione della realtà, ma proponeva la sua interpretazione psicologica.
E’ un Maupassant nascosto, che lascia solo intravedere le motivazioni delle desolanti esistenze che presenta. Il cinismo del suo approccio (" Il matrimonio è uno scambio di cattivi umori di giorno, e di cattivi odori la notte") è solo difesa, difesa dalla paura di guardare troppo da vicino la vita: la sua oltre a quella dei suoi personaggi.