Wuz n. 7, settembre 2003


Pasquale di Palmo

 

Prime edizioni di Antonin

Artaud

 


 

 

Artaud osserva i vascelli delle nuvole e balbetta,

 mentre mi recita le sue primepoesie.

Anaà¯s Nin, Diario I (1931-1934)

 

Scrivere un servizio sulle edizioni originali di Antonin Artaud non è un‘impresa semplice, in quanto l‘autore marsigliese aveva l‘abitudine di disperdere i suoi scritti in plaquettese riviste di difficile reperimento, spesso edite in bassa tiratura. Si dovranno perciò tralasciare parecchie pubblicazioni “spurie”, e concentrarsi quasi esclusivamente sui titoli che l‘autore pubblicò a proprio nome nell‘arco della sua breve esistenza. D‘altronde non è un caso che, a distanza di oltremezzo secolo dalla morte, parecchi suoi testi risultino ancora inediti o non figurino nell‘imponente – e a tutt‘oggi incompleto – progetto editoriale delle Å’uvres complètes, intrapreso da Gallimard nel 1956 e approdato, con la pubblicazione del XXVI volume, al 1994. La stessa curatrice in forma anonima dell‘opera, Paule Thévenin, amica e confidente del poeta, è scomparsa nel 1993, dopo un lavoro di decifrazione dei manoscritti originali particolarmente complesso e delicato, qualora si consideri che soprattutto negli ultimi anni di vita la scrittura artaudiana si era orientata verso una particolare forma di espressione: la glossolalia, sorta di idioma inventato che si pone tra il linguaggio onomatopeico degli alienati e quello religioso che rimanda a un cattolicesimo “primitivo” e profetico che da San Paolo arriva fino all‘esperienza degli gnostici.

Dopo qualche pubblicazioneapparsa in riviste poco conosciute, la prima plaquette pubblicata da Artaud è del 1923. Si tratta di Tric Trac du ciel, edita dalla Galerie Simon di Parigi in 112 esemplari e arricchita da una xilografia di à‰lie Lascaux, assolutamente introvabile sul mercato antiquario internazionale. àˆ un‘esile raccolta contenente 8 poesie e un‘epigrafe di mano dello stessoArtaud, in cui sono già  presenti i temi che contrassegneranno i suoi futuri orientamenti poetici, tra visionarietà  allucinata e spiccata tendenza alla provocazione.

Nello stesso anno l‘autore dà  vita a una piccola rivista, “Bilboquet”, di cui vedranno la luce soltanto due numeri, contenenti esclusivamente suoi testi di taglio composito. Il n° 1 è costituito da un foglio doppio di carta grigia, del formato di 10,8 x 13,6 cm (lo scritto introduttivo è firmato Eno Dailor, uno pseudonimo); lo stampatore risulta essere Levacher di Parigi. Nel secondo fascicolo non figura nessuna indicazione relativa al nome dello stampatore, al luogo di stampa, alla data e al numero della rivista.

Nel 1925 esce, nelle à‰ditions de la Nouvelle Revue Franà§aise di Parigi, la splendida raccolta intitolata L‘Ombilic des Limbes che alterna prosa, teatro e poesia, in una sorta di scrittura “globale” che risente dell‘adesione dell‘autore al movimento surrealista. L‘opera, stampata nella collana “Une Å“uvre, un portrait” e impreziosita da un ritratto dell‘autore eseguito da André Masson, si avvale di 70 pagine e ha una tiratura di 809 esemplari.

Una delle opere più rare di Antonin Artaud è senz‘altro la prima edizione della raccolta di prose Le Pèse-Nerfs, pubblicata in sole 65copie nella collana “Pour vos beaux yeux”, diretta da Louis Aragon, senza indicazione di data (in realtà  finita di stampare a Parigi il 1° agosto 1925). La copertina è di André Masson e le pagine del libro non sono numerate. La stessa raccolta sarà  ristampata con numerosi inediti, con il titolo di Le Pèse-Nerfs suivi des Fragments d‘un Journal d‘Enfer nel 1927 nelle edizioni marsigliesi Les Cahiers du Sud, n°5 della “Collection critique”. Il volumetto, che misura cm 14,2 x 19,5 e che consta di 88 pagine, vede la luce con una tiratura di 553 esemplari; nel contro frontespizio figura un disegno surrealista sempre di Masson. Il nostro esemplare è arricchito da una dedica autografa dell‘autore all‘occhietto indirizzata a Jacques Baron, figura di secondo piano del surrealismo, che recita “à  J. Baron – Bouche sans question”, con la firma per esteso, sottolineata come d‘abitudine.

Nel 1927 esce, sempre per le à‰ditions de la Nouvelle Revue Franà§aise, nella collana “Une Å“uvre, un portrait”, uno dei testi fondamentali di Artaud: quella Correspondance avec Jacques Rivière che, stampata in forma anonima con il titolo Une correspondance nel n° 132 del settembre 1924 della rivista da cui quelle edizioni prendono il nome, entusiasmerà  Breton e i surrealisti. Il volumetto, di cm 13,2 x 18,6, si segnala per una grafica sobria, elegante, e per il ritratto dell‘autore eseguito da Jean de Bosschère, inciso su legno da G. Aubert. Il libriccino ha 68 pagine; la tiratura è di 620 esemplari (di cui 120 fuori commercio, numerati da I a CXX, e 500 numerati da 1 a 500). Esistono inoltre 16 copie su carta speciale, di cui 15 contrassegnate dalla A alla O e un esemplare fuori commercio stampato con il nome dell‘autore, accompagnato dall‘incisione numerata e firmata dall‘artista. Com‘è noto la corrispondenza con Jacques Rivière, direttore della celebre “N.R.F.”, scaturì dal diniego che quest‘ultimo oppose alla richiesta avanzata da Artaud di pubblicare sulla stessa rivista alcune sue poesie. Ne nacque un intenso carteggio, tra i più significativi del Novecento nonostante la sua esiguità , che documenta la “spaventevole malattia dello spirito” del giovane autore contrapposta alle argomentazioni estremamente equilibrate di Rivière che decise di pubblicare l‘epistolario al posto delle poesie dapprima in un fascicolo della “N.R.F.” e in un secondo tempo di ricavarne, appunto, questo indimenticabile libretto.

Sempre nello stesso anno, Artaud pubblicherà  a proprie spese una plaquette a tiratura limitatissima intitolata à€ la grande nuit, ou le bluff surréaliste, con la quale lo scrittore risponde a tono ai violenti attacchi comparsi in un altro opuscolo, Au grand jour, a firma di Aragon, Breton, à‰luard, Péret e Unik, che viene a suggellare la sua espulsione dal gruppo surrealista di cui era diventato una delle figure più rappresentative. A questo riguardo vale la pena menzionare sop
rattutto il fatto che nel 1925 Artaud diresse il Bureau de recherches surréalistes e che gli fu affidata la stesura del 3° numero della rivista “La Révolution surréaliste”, che uscirà  nell‘aprile dello stesso anno con numerosi contributi anonimi, ma composti dallo stesso Artaud, intorno al tema trattato in quel fascicolo: “1925: fin de l‘ère chrétienne” (cfr. “Wuz”, n° 9,novembre 2002).

La raccolta di prose dal carattere visionario L‘Art et la Mortesce nel 1929, per à€ l‘Einseigne des Trois Magots dell‘editore Robert Denoà«l di Parigi, in una tiratura di 800 esemplari numerati. àˆ uno dei rari volumi di Artaud ad avere un formato in -8° grande (cm 19,1 x 28,3); a fianco del frontespizio appare una felice illustrazione di Jean de Bosschère. Si tratta sicuramente di uno dei più bei libri di Artaud, anche dal punto di vista grafico. Sulla copertina bianca campeggia il titolo a caratteri di fuoco molto grandi, sotto il nome dell‘autore in stampatello e sopra i dati relativi alla pubblicazione. Il volume ha 96 pagine; sul colophon compare la seguente indicazione: “Achevé / d‘imprimer / le17 avril 1929 / pour le compte des à‰ditions / ‘LES TROIS MAGOTS‘ / sur les presses de / La Typographie Franà§ois Bernouard / 10, rue Lebel, 10 / Vincennes”.

Nel 1931 esce Le Moine de Monk G.Lewis raconté par Antonin Artaud. Non si tratta di una traduzione “canonica”, ma di una riscrittura dell‘opera di Lewis. Artaud si immedesimò talmente nella figura del monaco Ambrogio che, durante la stesura del rifacimento del romanzo,allestì una serie di tableaux vivants insieme ad alcuni amici – tra cui lo stesso editore, Robert Denoà«l – ispirati allo stesso soggetto (naturalmente lo scrittore figura nei panni del protagonista), con i quali sperava di ricavarne una riduzione cinematografica. Soltanto sei di queste fotografie sono state ritrovate; una di queste campeggia in una delle tre diverse copertine allestite per l‘edizione originale che si compone di 180 copie pubblicate da Denoà«l et Steele di Parigi. L‘opera fu salutata da André Gide al suo apparire come un autentico capolavoro.

Sempre per Denoà«l et Steele appare nel 1934 l‘Héliogabale ou l‘anarchiste couronné, singolare romanzo che presuppose un maniacale lavorodi ricerca delle fonti storiche da parte dell‘autore. Paule Thévenin precisa che “è il primo libro di Artaud ad essere stato concepito per un pubblico più vasto e ad aver avuto una tiratura che non fosse per così dire confidenziale: in effetti una tiratura ordinaria, con copertina bianca, che doveva contare millecinquecento esemplari almeno (dalle ricerche effettuate negli archivi degli editori Denoà«l non ci è stato permesso di ritrovare la cifra esatta), non era ancora esaurita allorché Antonin Artaud riacquistò la libertà “. A questi esemplari bisogna aggiungere le 105 copie numerate che costituiscono l‘edizione originale. Il volume, di 14,1 x 19,3 cm, consta di 194 pagine e presenta sei vignette di André Derain.

Nel 1937, dopo il viaggio in Messico presso la tribù dei Tarahumara e prima di quello irlandese, Artaud, che nel frattempo ha deciso di omettere il proprio nome dalle sue future pubblicazioni, licenzia un libriccino di 32 pagine intorno a cui si sa ben poco. Les Nouvelles Révélations de l‘àŠtre escono infatti in forma anonima con una copertina gialla su cui spicca soltanto il titolo a grandi caratteri alternati neri e rossi, in una tiratura non specificata. Il formato è minuscolo: 9,3 x 13,8 cm. Non c‘è nessuna indicazione relativa né all‘editore né al luogo di stampa, se non all‘interno del volumettodove si trovano le seguenti precisazioni: “Copyright by à‰ditions Denoà«l 1937″ e “Paris. Imprimerie CHANTENAY. – 28-7-37″. In quarta di copertina sotto una serie di astrusi calcoli esoterici il libretto è firmato da LE Rà‰Và‰Là‰. Camille Dumoulié nel suo Antonin Artaud (Genova-Milano,Costa & Nolan, 1998) sostiene che “Le Nouvelles Révélations de l‘àŠtre […] vorrebbero essere, in conformità  all‘etimologia, una nuova Apocalisse. Prendendo spunto dalla lettura dei tarocchi e dall‘astrologia, scrive un testo visionario che annuncia la distruzione del mondo ad opera del fuoco”.

Nell‘agosto dello stesso anno Artaud parte, con l‘intento di riportare nella sua sede naturale il presunto bastone di san Patrizio, per l‘Irlanda, da dove viene rimpatriato in camicia di forza a Le Havre. Da qui comincia il calvario dei vari internamenti che si protrarrà , con esiti spaventosi per il suo fisico, per circa un decennio. Artaud verrà  infatti trasferito da un manicomio all‘altro, trovando infine sistemazione, per l‘interessamento del poeta Robert Desnos, a Rodez dove sarà  costretto a subire ben 51 elettrochoc nel periodo che va dal 1943 al 1946.Durante l‘internamento Artaud pubblicherà  con il contagocce, e solo su insistenza degli amici.

Mentre Artaud è recluso vedel a luce uno dei suoi testi più importanti, LeThéà¢tre et son double, che cambierà  radicalmente la concezione stessa del teatro. Al suo interno infatti figurano i due manifesti sul “teatro della crudeltà “ che saranno destinati a costituire uno dei capisaldi per le successive sperimentazioni delle avanguardie, da Grotowski al Living Theatre.Il libro esce nel 1938 nella collana “Métamorphoses” di Gallimard in 400esemplari; una seconda edizione fu tirata nel 1944 in 1525 copie.

Solo nello stesso 1944 un altro titolo di Artaud verrà  a interrompere un prolungato silenzio editoriale,anche se si tratta di una plaquette pubblicata a Parigi a spese degli amici in soli 50 esemplari: Révolte contre le poésie. Paule Thévenin sostiene che queste indicazioni non siano corrette. Infatti il tipo di carta adoperato, estremamente lussuoso in un periodo di ristrettezze economiche quale appunto quello bellico, e il fatto che il volumetto sia stato inviato alla Bibliothèque Nationale soltanto nel 1954, farebbero slittare la data dipubblicazione al 1953. Nel colophon si legge, nell‘intento di far credere che l‘operetta fosse una pubblicazione clandestina che avesse qualche legame con la Resistenza: “CET OUVRAGE COMPOSà‰  / EN GARAMOND ITALIQUE / CORPS 30 A à‰Tà‰ MIS EN PAGE / ET IMPRIMà‰ AVEC AMOUR / à€PARIS DANS LA BRUME DE 1944 / POUR CEUX QUI SAVENT CHOISIR”.

Arriviamo così al 1945, anno di pubblicazione di uno dei libretti più celebrati di Artaud, quel D‘un voyage au pays des Tarahumaras chedescrive le esperienze che lo scrittore ebbe in Messico, a contatto con la tribù primitiva dei Tarahumara e con i riti del peyotl, un fungo allucinogeno (cfr. “Wuz” n° 8, ottobre 2002). Il volumetto uscì nella collana “L‘Age d‘or”delle à‰ditions Fontaine di Parigi in 725 esemplari numerati, con un disegno incopertina di Mario Prassinos.

Nel 1946 appare per le edizioni G.L.M. di Parigi un altro libriccino che raccoglie cinque intense lettere inviate dallo scrittore dall‘Istituto Psichiatrico di Rodez ad Henri Parisot: Lettres de Rodez. Il  libretto, di cm 11,3 x 16,5, venne stampato in un‘edizioncina numerata di 666 esemplari a fianco di un‘altra tiratura di 25 copie contrassegnate dalla A alla Z e firmate dall‘editore Guy Lévis Mano. La plaquette ha 60 pagine numerate e si contraddistingue per una grafica estremamenteelegante e raffinata.

Tralasciando i numerosi contributi pubblicati su rivista o in libri firmati da suoi amici, ci soffermeremo sugli ultimi titoli stampati dopo la liberazione dal manicomio di Artaud che, nel frattempo, sembra recuperare il tempo perduto attraverso un‘attività  frenetica. In serrata sequenza appaiono nel 1947 Portraits et dessins (Pa
rigi, Galerie Pierre) in 274 esemplari, catalogo della mostra di disegni di Artaud; Artaud le Mà´mo (Parigi, Bordas) in 335copie, illustrato con 8 disegni originali dell‘autore; il celeberrimo Van Gogh le suicidé de la société (Parigi, K éditeur) stampato dapprima in 630 esemplari, poi in 5.000 copie, che vinse il Premio Sainte-Beuve; Ci-gà®t précédé de Laculture indienne (Parigi, K éditeur) uscito in soli 450 esemplari.

Nel 1948 sempre per i tipi di K, l‘autore pubblicherà  il testo della trasmissione radiofonica censurata nel 1947, dall‘emblematico titolo di Pour en finir avec le jugement de dieu. La tiratura è di 2.000 esemplari di cui 455 su grand papier. Il volume, di 112 pagine e dal particolare formato di cm 12,5 x 16,4, contiene una serie di apparati esaustivi sulla trasmissione, tra cui alcune lettere di Artaud, e una dettagliata rassegna stampa sullo stesso argomento. Il libro uscirà  postumo (“Achevé d‘imprimer le 30 avril 1948 sur les presses de l‘imprimerie Grou-Radenez”) in quanto l‘autore era scomparso da pochissimo, precisamente il 4 marzo nella sua cameretta di Ivry-sur-Seine.

Innumerevoli sono i libri di Artaud apparsi postumi. In questa sede ci limitiamo a segnalare i più rari e ricercati: Le Théà¢tre de Seraphin,stampato a spese degli amici nel 1948 nella fantomatica collana “L‘Air du Temps” in 250 esemplari; Lettre contre la Cabbale adressé à  Jacques Prevel (Parigi, Chez Jacques Haumont, 1949), in1.365 esemplari numerati; Supplement aux Lettres de Rodez suivi de Coleridge le Traà®tre (Parigi, G.L.M., 1949), in1.025 esemplari; Lettres à  Jean-Louis Barrault (Parigi, Bordas, 1952), in 200 esemplari; Vie et mort de Satan le Feu suivi de Textes Mexicains pour un Nouveau Mythe (Parigi, à‰ditions Arcanes, 1953); Galapagos.Les à®les du bout du monde (Parigi, Broder, 1955), in 135 esemplari con acqueforti originali di Max Ernst; Autre chose que de l‘enfant beau (Parigi, Broder, 1957), in 120 esemplari con una puntasecca originale di Picasso.

Bisogna inoltre ricordare i due numeri speciali delle riviste “84” (n° 5-6) e “K” (n°1-2), dedicati ad Artaud nel 1948 in occasione della sua scomparsa, con scritti ineditidell‘autore e numerose testimonianze di amici e conoscenti. Sembra che Artaud, prima di morire, avesse destinato parte dei suoi risparmi proprio alle spese di stampa del numero a lui consacrato di “84”.

 

Rivolgo un particolare ringraziamento a Béatrice Bablon, titolare della libreria antiquaria Le livre de A à  Z di Parigi, perla sua preziosa collaborazione.