Fondato nel 1995 con l’intento di promuovere il libro antico in rete, Maremagnum.com è, ad oggi, il più importante sito italiano per la ricerca di libri antichi, usati, introvabili e fuori catalogo. Il nostro obiettivo è farti trovare quello che pensi sia introvabile! Su Maremagnum.com hai la possibilità di effettuare una ricerca tra oltre 10 milioni di libri, stampe, fumetti, periodici, autografi e tanto altro ancora. Amore per il libro e sete di conoscenza sono gli ingredienti con i quali lavoriamo tutti i giorni.

La genialità segue delle regole?

«Questa bibbia del modernismo» è stata pubblicata il 2 febbraio 1922, giorno del quarantesimo compleanno del suo autore. In Italia, per averne una copia completa e tradotta da Giulio de Angelis, dobbiamo attendere l’ottobre del 1960. Arnoldo Mondadori gli affida il numero 441 della collana “Medusa”. Un posto importante, tra i libri che sono le fondamenta della letteratura internazionale. 1032 pagine, rilegate a filo refe, protette da una copertina cartonata e una sovraccoperta, di un turchese acceso, su cui si stagliano prepotentemente le lettere dorate, incise, che ci forniscono le generalità del testo. Impatto totalmente diverso quello suscitato dall’edizione promossa a partire dal 1971, sempre dalla casa editrice Mondadori: un volto enigmatico, propostoci in bianco e nero, domina lo spazio della copertina. È Joyce. I dati del testo sono relegati in alto. Emerge, per la dimensione più grande di carattere, il cognome dell’autore rispetto al titolo dell’opera. La collana cambia, sono “I Meridiani” questa volta ad ospitare il flusso di coscienza, i pensieri di Ulisse e degli altri protagonisti, cristallizzati in quella giornata dublinese che è divenuta la più celebre della storia. (Chiara Aldeghi)

Risultati immagini per ulysses joyce first edition

Ulisse risulta essere il più alto esempio di sfruttamento della cripticità e dell’espressività linguistica. Ne emerge l’estrema mobilità e duttilità. La non fissità della lingua di Joyce è il nodo attorno al quale si muove tutta l’opera dei critici, dei traduttori, dei semiologi impegnati nel tentativo di schematizzare e rendere, attraverso la normale convenzione linguistica, quello che in realtà non può essere relegato a semplici norme stilistiche. L’inconscio non può avere una struttura entro cui incastrarsi perfettamente. È un flusso, e come tale deve conservare la sua caratteristica prima: il movimento. L’idea del “panta rei”, complesso da rendere verbalmente, ancor più da tradurre. E di questo Joyce era più che convinto, dichiarando in una lettera diretta ad Harriet Weaver del 1921: «Ci ho infilato talmente tanti puzzle ed enigmi che il mio romanzo terrà i critici impegnati per secoli a discutere quale ne sia il vero significato. Questo è il solo modo per assicurarsi l’immortalità». Amava rompere gli schemi linguistici e continuare ad andare oltre i limiti grammaticali e di senso.

L’idea del narratore multiplo inaffidabile, del monologo interiore, dello sviluppo sinfonico applicato alla prosa narrativa, del simbolismo fece inorridire gran parte degli editori. Un timido tentativo di approdare al grande pubblico fu affrontato da Joyce con l’invio del dattiloscritto dell’opera a due riviste, l’americana “The Little Review” e l’inglese “The Egoist”.

Risultato? Alcuni numeri delle riviste furono ritirati dal mercato per oscenità e i responsabili finirono in tribunale, cavandosela con una sostanziosa multa. Non è difficile immaginare il seguito. Nessun editore anglosassone fu più disposto a pubblicare il romanzo. Ma ecco che una coraggiosa donna, Sylvia Beach, entra in scena. È americana e ha una libreria a Parigi. Fonda, appositamente per pubblicare Ulysse, una società editoriale, la Shakespeare and Company e affida la conversione del manoscritto a una tipografia di Digione, dove pochi conoscevano l’inglese. Ora, posto anche che Joyce, in quanto scrittore eversivo, avesse messo in conto qualche lapsus verbale, il deformarsi di qualche parola nella trascrizione del suo criptico manoscritto, è certo però che l’edizione che la Beach iniziò a vendere dal 2 febbraio del ’22 andava oltre ogni aspettativa, anche del più avanguardista. Una bellezza straordinaria nella forma, tipi eleganti uniti a una legatura impeccabile, ma il contenuto non risulta così curato: cinquemila errori in tutto, sette per pagina. Un’edizione scorretta che innescò una serie innumerabile di errori, anche nelle edizioni successive, nel tentativo di correggere sbagli iniziali, aggiungendone però di nuovi.

Sarà colpa forse dei dilettanti tipografi francesi cui venne affidata un’opera eccessivamente complessa scritta con una calligrafia pressoché illeggibile, visto il glaucoma da cui era affetto l’autore? O all’arte dello stesso, rifiutata in quanto ritenuta eccessiva anche dal suo più fedele discepolo Beckett? E se invece l’edizione del ’22 seguisse appieno quella volontà dell’autore di trasformare la lingua da mezzo di scambio convenzionalizzato a entità vitale, esplosiva, incontrollabile?

Risultati immagini per ulysses joyce first edition

Sicuramente non è così per Hans Walter Gabler, professore dell’Università di Monaco, che nel ’74 formò un’équipe di studiosi per riportare alla luce il vero Ulisse, senza refusi. Studiò e mise a confronto tutti i manoscritti a disposizione e nel 1986 presentò al mondo la sua opera. La data di edizione fu uno splendido tributo a Joyce: il libro venne pubblicato il 16 giugno, nel cosiddetto Bloomsday, giorno in cui l’autore fece svolgere l’intero romanzo e la storia di Leopold Bloom.

Continua la lettura su Non è un caso che sia successo. Storie editoriali di best seller.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *