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Emma Bovary «è tornata tra noi»

 

La prima edizione italiana di Madame Bovary esce a Milano nel 1881 con la traduzione di Oreste Cenacchi presso la casa editrice Fratelli Treves, che pubblica i più famosi autori del tempo, tra i quali Pirandello, Verga, De Amicis, D’Annunzio. Al centro della trama dell’opera Emma Bovary, piccola borghese annoiata dalla vita di provincia nella sonnacchiosa Yonville e insoddisfatta per il matrimonio con un mediocre medico di campagna. Di indole inquieta e nutrita di letture romantiche, sogna l’amore e l’eleganza, ma neppure l’adulterio e le spese folli mitigano la sua frustrazione sentimentale e sociale. Abbandonata dagli amanti e oberata dai debiti, si dà la morte con l’arsenico. Gustave Flaubert (1821-1880), romantico in gioventù, diviene caposcuola dei realisti e ottiene la fama e la consacrazione con il suo primo romanzo Madame Bovary. L’opera, alla quale lavora accanitamente per cinque anni, è considerata il suo capolavoro. Un successo che ha scatenato polemiche alla sua uscita, fino a essere proibito nella Spagna franchista come osceno e immorale e che, dopo la prima edizione, ha trovato in Italia vari e noti traduttori, come Oreste Del Buono per la Garzanti, Natalia Ginzburg per l’Einaudi e Maria Luisa Spaziani per la Mondadori. (Margherita Agatensi)

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Quando il romanzo viene pubblicato per la prima volta a puntate sulla “Revue de Paris” nel 1865 suscita grande scalpore. Le reazioni indignate dei benpensanti – ma anche il sotterraneo commercio di copie tra ragazze di costumi per così dire disinvolti – portano all’accusa di oltraggio contro la morale pubblica e religiosa e contro il buoncostume per l’autore, il direttore e lo stampatore della rivista. L’aula giudiziaria è gremita di letterati, giornalisti, bel mondo. Flaubert viene assolto, ma ormai l’attenzione del pubblico è catturata per sempre. L’anno dopo Madame Bovary esce in volume e le vendite sono eccellenti.

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La sorte del romanzo in Italia non è differente: non appena la prima edizione vede la luce, nel 1881, si scatenano le polemiche, destinate a non essere mitigate dal passare degli anni. Sulle colonne del “Giornale d’Italia” si legge «la scarsa moralità del romanzo è innegabile» e ancora «Emma Bovary è una poco di buono». Siamo nel 1957, ma il romanzo continua a scandalizzare i lettori più conservatori. La notizia dell’inserimento di Madame Bovary nella lista delle pubblicazioni proibite nella Spagna franchista, perché considerate oscene e immorali, ha una grande eco in Italia e, riportata da numerosi quotidiani, provoca indignazione, ma la censura è una pubblicità stuzzicante più che un valido deterrente.

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La fortuna editoriale lo conferma. I temi pruriginosi attirano i lettori. I curatori delle stampe non tardano ad accorgersene e le copertine si popolano di giovani donne, spesso ritratte da impressionisti, (poco) vestite con eleganza. Lo stile e il linguaggio facilitano la lettura e rendono l’opera fruibile a un pubblico più ampio. Gli ingredienti ci sono tutti: amore, adulterio, inganno, tradimento, morte.

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