Premio Strega.

Una storia di libri e dei loro lettori.

Come molti di voi sapranno, il 12 marzo scorso, sono stati resi pubblici i 12 titoli destinati a concorrere per entrare a far parte della cinquina finalista alla 74esima edizione del prestigioso premio dedicato alla letteratura italiana: il Premio Strega.

È da diversi anni che sento forte il desiderio di dedicarmi con più attenzione alla lettura e allo studio dei romanzi concorrenti che, dal 2014, non sono più legati esclusivamente al panorama librario italiano grazie all’istituzione del Premio Strega Europeo che permette anche a romanzi provenienti da tutte le parti del mondo di entrare in questa grande famiglia che oggi, nel 2020, festeggia i suoi 73 anni.

A tal proposito, un po’ per celebrarne il compleanno e un po’ per invogliarvi a leggere tutti i romanzi entrati nella dozzina 2020, ho pensato che potesse essere una buona idea dedicare questo breve intervento al premio stesso e a una piccola parte della sua storia.

Esso infatti ha saputo condizionare lo sviluppo di un intero paese e, per meglio riuscire a trasmettervi tutto il fascino che si nasconde dietro a questa Istituzione, ho voluto sfruttare le parole della sua ideatrice, Maria Bellonci, la quale racconta questa magica avventura in un breve libro intitolato Come un racconto. Gli anni del Premio Strega.

«Le tazzine erano nove: bianche e celesti, di ceramica inglese, non tanto grandi; e avevamo due teiere. Parallelo ad un’esile libreria e incastrato tra il mio solido scrittoio e la porta della camera da letto c’era un tavolino a rotelle a due ripiani: sopra, le nove tazzine, la zuccheriera (semivuota) e le teiere; sotto, le torte.»

Era sempre tutto molto ordinato nel piccolo appartamento di Viale Liegi a Roma ma non era di certo la ricchezza degli arredi o l’abbondanza di spazio a fare dell’abitazione di Maria e Goffredo Bellonci il luogo d’incontro di un piccolo gruppo di intellettuali; un forte desiderio di condivisione e di incertezza verso il futuro fungevano da collante per quei pochi amici rimasti a Roma durante gli oscuri anni della seconda guerra mondiale.

Era l’inverno del 1944 e il braccio di ferro delle truppe naziste in territorio italiano era ancora molto forte nonostante gli alleati, insieme alle truppe partigiane nazionali, stessero facendo del loro meglio ma la battaglia non accennò ad allentare la presa fino al mese di giugno di quello stesso anno quando arrivò finalmente la tanto agognata liberazione.

Poco alla volta e con gli scarsi mezzi a disposizione, tutto il popolo romano tentò di tornare alla normalità della propria vita e delle proprie mansioni ma riadattarsi, in un Paese distrutto dalla guerra, non era cosa facile e le amicizie strette durante quel periodo di paura e incertezze sopravvissero inalterate al conflitto.

Così, gli incontri che prima si svolgevano in clandestinità poterono essere organizzati alla luce del sole in quello stesso appartamento–libreria di Viale Liegi riscaldato da una stufa che andava tenuta sotto stretto controllo per evitare che zampilli incandescenti riuscissero a raggiungere i libri posizionati nelle immediate vicinanze.

Erano finalmente liberi ma nulla avrebbe mai potuto fermare quel gruppo di amici tanto affiatato e unito dal forte amore per la lettura, nemmeno la ridotta disponibilità di luce e gas a cui tutta la città di Roma fu soggetta per un lungo periodo di tempo dopo la liberazione del suolo romano dalle truppe nazifasciste.

1949: Amici della domenica (Maria Bellonci, Alba De Céspedes, Aldo Palazzeschi, Anna Proclemer, Ennio Flaiano) riuniti a casa Bellonci.

La prima riunione “libera” ebbe luogo il giorno 11 del mese di giugno 1944 e a questa ne seguirono numerose altre, facendo diventare il trasloco di sedie dall’appartamento della madre di Maria – sito di fronte a quello della figlia – un vero e proprio rito del sabato pomeriggio.

Nonostante lo spazio offerto dall’appartamento in Viale Liegi fosse così ristretto, Maria riuscì sempre a trovare spazio sufficiente a ospitare i tanti amici che lei stessa accoglieva, vestita con un elegante abito nero, sulla soglia dell’appartamento più frequentato di tutto il Viale.

Amici della domenica: è così che decisero di identificarsi questo folto gruppo di intellettuali che andava via via crescendo e che, a mano a mano che l’Italia veniva liberata, non faceva altro che accogliere sempre più amici che iniziarono a fare ritorno dal Sud e dal Nord del paese.

Alla fine dell’anno 1946 Maria registrò sul suo taccuino un numero di nominativi pari a 155 tra italiani e qualche amico straniero, americano o inglese, che si trovava ancora di istanza in territorio italiano.

Questa attività frenetica che si svolgeva proprio sotto i suoi occhi e tra le sue stanze, fece germogliare nella mente di Maria l’idea per organizzare un premio letterario innovativo, mai visto prima, creato allo scopo di dare la possibilità agli autori del dopoguerra di farsi notare dal pubblico di lettori italiani.

Così accadde che, in occasione dei festeggiamenti per il recente premio letterario istituito dal Corriere lombardo e assegnato agli amici Alberto Moravia e a Gianna Manzini, Maria ebbe modo di dare piena forma a questo suo progetto prima di presentarne il prototipo al marito Goffredo – presenza fondamentale per lei per poter agire e realizzare un sogno tanto ambizioso.

Come credo sia abbastanza facile intuire, a Goffredo l’idea piacque al punto che fu lui stesso a parlarne all’imprenditore Guido Alberti il quale frequentò per diverso tempo il tanto chiacchierato salotto di casa Bellonci prima di proporre a Maria un accordo: lei avrebbe avuto per le mani l’intera organizzazione e il coordinamento del Premio mentre la famiglia Alberti – produttrice del famoso liquore Strega – si sarebbe impegnata ad assegnare la somma pari a duecentomila lire – una cifra considerevole per l’epoca! – a colui o colei che si fosse aggiudicato/a la maggior parte dei favori alla votazione finale.

Il 16 febbraio 1947 fu ufficialmente istituito il I Premio Strega e Maria Bellonci diede la lettura delle regole che si sarebbero dovute rispettare nella presentazione dei volumi e nella votazione degli stessi (di seguito, vi riporto solo alcune delle regole che fanno parte di un documento ben più ampio e che potete facilmente consultare a questo link à Regolamento):

  • La giuria elettiva era composta da 400 membri, uomini e donne, di estrema cultura
  • I romanzi in gara dovevano essere stati pubblicati tra il 1° maggio dell’anno precedente e il 30 aprile dell’anno in corso
  • Chiunque poteva presentare i propri romanzi ma, per entrare a concorrere, questi avrebbero dovuto avere l’appoggio di almeno due membri della giuria
  • A marzo la nomina della dozzina
  • A giugno la nomina cinquina
  • Il primo giovedì di luglio la votazione finale per decretare il vincitore del Premio Strega
Regolamento Premio Strega per l’anno 1951

Come potete vedere e come, credo, possiate immaginare, il regolamento e l’intera organizzazione del Premio portava con sé una mole di lavoro piuttosto ampia e non deve essere stato facile per Maria riuscire ad adattare la propria carriera a seconda delle esigenze, sempre crescenti, di un progetto che la sua mente aveva partorito e che dunque ella non avrebbe mai potuto abbandonare in altre mani.

«Ma era nata da me, da me a paragone con gli altri, dalla nuova coscienza sorta nei tempi tanto incisivi della Resistenza durante i quali avevo imparato che gli uomini esistono gli uni per gli altri e che gli scrittori non fanno eccezione.»

Non importa quanto sia difficile, lo “spettacolo deve continuare” direbbero i Queen.

Così eccoci giunti alla votazione finale il 5 luglio 1947: il vincitore della prima edizione del Premio Strega fu Ennio Flaiano con Il tempo di uccidere, premiato e immediatamente travolto da una violenta polemica mediatica fomentata dai giornali e scatenata da parte di coloro che sostenevano che il romanzo di Flaiano fosse riuscito a vincere il Premio perché sostenuto «dai liberali e dalla destra artistica e letteraria».

Malgrado la polemica, il polverone sollevato da questo acceso dibattito portò al neonato Premio Strega una forza e una visibilità nazionale insperata.

E questo avvenimento non fu che l’inizio di una serie di successi e di una popolarità a cui Maria si dovette adattare poco alla volta mantenendo le redini di tutta l’organizzazione.

Fortunatamente, la forza e la visibilità guadagnata furono un ottimo pretesto per organizzare un secondo Premio, sempre legato allo Strega, dedicato però ai giovani autori che faticavano a farsi notare nell’ostile panorama librario dell’epoca: fu così che nacque il Premio Strega Giovani, un’organizzazione i cui fondi sarebbero stati stanziati dai membri degli Amici della domenica a loro discrezione e la di cui assemblea sarebbe stata selezionata direttamente dai membri già operanti.

Dopo la prima proclamazione del Premio Strega a casa Bellonci, la giuria e l’intero gruppo di Amici fu costretto a trovare un luogo più grande in cui riunirsi e in cui eseguire tutte le procedure di voto.

A questo punto vorrei che vi fermaste qualche secondo ad ammirare una fotografia davanti a cui mi sono incantata per diversi minuti nel tentativo di coglierne tutto il pathos: il Ninfeo di Villa Giulia, a Roma, nel 1953 – giù in fondo, verso le colonne, si trovava il famoso cartellone delle votazioni che avremo modo di vedere più da vicino nelle prossime immagini.

Nel 1949 racconta Bellonci, il Premio Strega fu motivo di rinascita per alcuni premi letterari già esistenti, come il Premio Bagutta e il Premio Viareggio, oltre che rappresentare un buon esempio per tante altre iniziative che iniziarono a muovere i primi timidi passi in un panorama librario piuttosto ostile e ancora molto legato alle vecchie tradizioni.

Gli anni Cinquanta segnarono invece la vittoria di Cesare Pavese che presentò alla giuria del Premio il romanzo La bella estate.

So che fino a questo momento non mi sono mai soffermata su nessuno degli autori citati ma su Pavese, mi perdonerete, devo fare una breve pausa, giusto il tempo di raccontarvi che, in quello stesso anno, egli decise di togliersi la vita, un gesto che ha profondamente segnato l’animo di Maria, lontana dall’amico, e incredula di fronte al fatto compiuto:

«Aveva questa particolarità così rara negli uomini e soprattutto negli uomini d’ingegno: parlava con le donne senza mutarsi di un filo da quello che era quando parlava con gli uomini. Ogni tipo di compiacenza formale gli era estraneo; caso mai le sue compiacenze erano oscure, contraddittorie, drammatiche e riguardavano lui solo. Roma lo distendeva; diceva che a Roma si sentiva libero in più aperti orizzonti. Perfino certi resoconti di ostilità non riuscivano a scuoterlo.»

Cesare Pavese e Maria Bellonci alla premiazione nel luglio del 1950

L’anno successivo alla morte di Pavese, il 1951, portò con sé alcune seccature per la famiglia Bellonci che si trovò sfrattata dall’appartamento di Viale Liegi, accampata in un’abitazione di fortuna per un breve periodo e poi, all’inizio della primavera, stabilmente sistemata in un piccolo appartamento – ma dotato di due grandi balconi – in Via Fratelli Ruspoli.

Quando finalmente esplodono gli anni Sessanta, Maria inizia a rendersi conto di quanto il Premio Strega sia stato, e continui a essere, un supporto molto importante per l’editoria italiana che, in quel periodo, viveva un momento di forte crescita; dalla prima edizione, tanti autori e tante autrici italiane hanno calcato le scene di Villa Giulia rendendo quel luogo il simbolo stesso di un premio tanto ambito e che sopravvive ancora oggi seppur con qualche modifica.

Riuscire a raccontarvi nel dettaglio gli aneddoti ed elencarvi tutti gli autori legati a questo meraviglioso Premio è un’impresa davvero impossibile ma vorrei citarvi ancora il nome di colei che fu la prima scrittrice donna ad aggiudicarsi un bicchiere di quel buon liquore stregato: questa fotografia, a mio avviso davvero splendida, ritrae Elsa Morante in compagnia di Maria Bellonci di fronte alla storica lavagna in occasione della vittoria del Premio Strega nel 1957 con il romanzo L’isola di Arturo proposto dai giurati Sandro Pertini e Carlo Levi.

Il Premio Strega è stato davvero un’invenzione unica nel suo genere che ha permesso la diffusione della letteratura italiana nelle case della gente comune cambiando radicalmente la vita e le abitudini di tanti italiani.

Con questo breve scritto spero di non avervi annoiato ma, anzi, il mio intento era quello di farvi appassionare – nel caso in cui già non lo siate – alla letteratura che ha fatto grande il nostro paese grazie all’amore e alla devozione di un’incredibile donna che è riuscita a realizzare un sogno che ci ha regalato gran parte della letteratura italiana contemporanea.

Io sono solo all’inizio di questa avventura e ho ancora tanto da imparare e da esplorare ma, nel frattempo, vorrei lasciarvi con una breve citazione di Maria Bellonci tratta dal libro Come un racconto. Gli anni del Premio Strega:

Maria e Goffredo Bellonci nella loro casa in Via Fratelli Ruspoli

«Il nostro gruppo degli antichi “Amici della domenica” ha compiuto questo piccolo ma rarissimo miracolo: la costituzione di una libera comunità di gente di cultura che sostiene un’opera di cultura.»

Alcuni link utili per approfondire

Pagina ufficiale Premio Strega

Se l’argomento stuzzica la vostra curiosità, vi consiglio caldamente di recuperare il breve saggio Come un racconto. Gli anni del Premio Strega

Premio Strega anno per anno: i romanzi vincitori

Galleria di immagini dedicate al Premio Strega

Consultate il sito Maremagnum.com per trovare i vostri libri stregati


Chi è Noemi?

Mi chiamo Noemi e sono una bibliofila in erba.
Credo che siano proprio questi i due termini che più mi definiscono; il mio nome e la mia passione per i libri che, da qualche tempo, si sta raffinando dandomi la possibilità di arricchire la mia libreria di belle e preziose edizioni d’epoca – ho una collezione molto modesta ma ho l’intenzione di farla
crescere poco a poco acquisendo sempre più abilità per saper acquistare con coscienza di causa e un sano spirito critico.
Ho conseguito la laurea in Studi Filosofici nel 2015 e, da quel momento fino alla fine di questa estate 2019 ho svolto un lavoro impiegatizio potendo dedicare ai libri e alla scritturai il poco tempo libero.
Oggi tento, “pericolosamente”, di dedicarmi interamente ai libri tentando di realizzare il sogno di una vita.
Amo la cultura, venero la lettura, lo studio mi regala nuova vita mentre la scrittura mi aiuta nell’arduo compito di divulgare tutto ciò che so, che imparo e continuo a imparare.

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