Piccoli “grandi” Libri – Dal Medioevo al primo Novecento

I libri di piccolo formato – al di là della divisione in ventiquattresimo, in trentaduesimo, fino a 10-15cm – hanno subito nel corso dei secoli tutta una serie di variazioni, partendo dall’utilità del libro di piccolo formato, che sta nella maneggevolezza, fino a poi a diventare addirittura, all’inizio del Novecento, come dire, un esperimento di molti tipografi, un terreno su cui cimentarsi e misurarsi con la propria bravura tipografica. Vedremo alcuni esempi.

Ho portato qui alcuni esempi, a partire da un salterio, che sta in una mano, un libretto di 9 centimetri. È datato Francia, 1270 ca., miniato con iniziali miniate in oro e con motivi zoomorfi e fitomorfi all’interno, scritto interamente su pergamena. È un libro che evidentemente aveva un uso, come dire, prettamente personale. Si tratta di un libro a uso ecclesiastico, così come questo manoscritto risalente alla fine del Quattrocento, scritto in latino e in parte in Altdeutsch, quindi prima della riforma linguistica luterana; anche questo sta in una mano con la sua chiusura metallica.

A un certo punto i libri d’ore, nel Trecento, ma soprattutto nella seconda metà del Quattrocento, diventeranno libri di devozione privata per la preghiera, e si avranno prodotti come il famoso libro d’ore Torriani che esce dalla bottega della bottega dei de Predis – che collaborarono anche con Leonardo – probabilmente scritto e miniato per una dama della corte del Moro. Si tratta di un libro con 30 miniature, di cui una decina a piena pagina che misura 8,5 cm per 6,5. Una cosa, quindi, davvero minuscola, direi ben oltre il 32esimo. Mi viene sempre in mente il buon Don Abbondio che, come ricorda Manzoni, all’incontro con i Bravi aveva il suo bel breviario in mano e infila un dito tra le pagine come segnalibro.

Cinquecento

Nel Cinquecento assistiamo alla rivoluzione di Aldo Manuzio, il quale comincia a stampare – non certo in piccolissimo formato, però in un formato tascabile – i classici della letteratura latina e greca. Vedremo poi che nel Cinquecento, alcuni editori svilupperanno il formato del libro di piccolo formato, soprattutto all’estero, come in Francia e in Germania. In particolare in Francia, dove Lione e Parigi la fanno da padrone. Ho portato due esempi, uno rilegato con una legatura in pelle di scrofa, misura 12 cm, un libro famosissimo con non so quante decine di edizioni, di Simone Verrepeo. È un libro del 1587, anche questo sta in una mano, che ebbe largo successo. Abbiamo qui un altro rarissimo libro, datato Lione 1570.

I primi che riescono “forzatamente” a capire l’importanza delle piccole edizioni – non solo perché era in corso la Guerra degli 80 anni nei Paesi Bassi, con la conseguenza di una diminuzione della fornitura della carta dalla Francia – è la dinastia di tipografi degli Elzeviri, i quali iniziano a pensare ai libri in piccolo formato. Al figlio Bonaventura e al nipote Abraham viene affidata la stamperia di Leida, fondata nel 1575, accanto all’importante Università, il rifugio di tutto il protestantesimo, soprattutto calvinista. Nel 1626 viene iniziata la serie delle Petites Républiques, una sorta di miniguide indirizzate a chi voleva visitare un Paese estero. Erano libri stampati in piccolo formato, con un inchiostro particolarmente buono e un tipo di torchio molto valido: abbiamo così il Turcici imperii status e tutta una serie di pubblicazioni fino addirittura al Regno del Giappone in piccolo formato, di circa 11-12 cm. Questa è una piccola parte della collezione degli elzeviri che spaziano da una parte all’altra del mondo.

Dal Settecento fino all’inizio del Novecento

Nel Settecento cominciano quelle edizioni di piccolo formato con cui i tipografi si misurano sulla propria bravura tipografica. Famose rimangano le edizioni Casèn, un personaggio che nella Francia dell’ultimo quarto del Diciottesimo secolo continuava entrava e usciva dalle galere, perché gli trovavano sempre dei libri porno in casa o nella propria stamperia, salvo poi venire ucciso nel 1795 da questo colpo durante una repressione napoleonica a Parigi. Stampava delle piccole edizioni ancora oggi molto ricercate dai bibliofili.

In Italia, a Firenze, nel 1856, Gaspero Barbera fonda la casa editrice e inizia una collezione detta dei Diamanti. La collezione della Barbera è chiamata “Barberini” e si tratta di edizioni di piccolo formato della letteratura dei classici. La direzione editoriale in gran parte è affidata a Giosuè Carducci e iniziano a uscire tutti i volumetti sulla letteratura italiana, sui Classici, rilegati poi in molte volte in legature, una diversa e più bella dell’altra che continuano fino all’inizio del Novecento, dove, per esempio, questi Fioretti di San Francesco sono addirittura commentati e curato dal grande scrittore milanese Tommaso Gallarati Scotti.

A un certo punto la specializzazione sul microformato è addirittura incredibile, come l’occhio di mosca. L’edizione qui proposta de “I promessi sposi”, Salmin, 1902, è stampata con un carattere tipografico occhio di mosca, illeggibile se non con una lente di ingrandimento!

 

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