“Ovunque, proteggici”, di Elisa Ruotolo travolge il lettore in una calda sensazione di meraviglia, da subito. Uno stile magistrale, che scuote emotivamente. Fatto di linguaggio che intesse seta e terra, ricama nuvole e calce. Un fiume di sinestesie che avvolgono, dissetano, immergono in una girandola vorticosa di colori, suoni e profumi ma che nel contempo lasciano viaggiare i sensi con passo deciso e sicuro in un lessico-mondo cristallino, lucente e tenace come un diamante. La ‘parola’ che, come un ciocco ardente, non si accontenta di regalare luce e calore, ma crepita vivace per donare anche l’incanto del suono.

La storia promette subito magie e mantiene le promesse, lacerando longitudinalmente una linea tempo lunga un secolo facendosi ora fiaba, ora leggenda, ora realtà.
L’atmosfera che permea le vicende della famiglia Girosa è Caposseliana. Personaggi finiti sulla carta con tutta la debolezza di chi ha l’anima gracile e il corpo sgretolato dalla sventura, nati per esser protetti ma che finiscono per proteggere il lettore con la spessa cifra della loro umanità. Personaggi partoriti nella malasorte, e che ritornano più volte in grembo, nel fango, tra raggiri e miserie fino a forgiarsi di ceramica e acciaio.
E’ un viaggio metafora della vita prodigio, che si aggrappa a tutto per non soccombere, nonostante un destino di radici fragili, che si fa scherno della misericordia ma che misericordia insegue sempre.
Il perdono è quel cane, prima rabbioso, che liberato dal guinzaglio è educato a non mordere più.

Recensione a cura di: Vincenzo Zoda

Titolo:Ovunque Proteggici

Autore: Elisa Ruotolo

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