Nel 1953 Jerome David Salinger pubblicò il suo secondo libro: For Esmé, with love and squalor.
Questo il titolo dell’edizione originale inglese. Quello americano era Nine stories, da cui la versione italiana.
Salinger era già molto noto per il suo The Catcher in the Rye (Il giovane Holden) del 1951, ed era considerato un sensibilissimo interprete del mondo e del linguaggio dei giovani.

In Esmé (io continuo a preferire il nome proprio, bellissimo, al più anonimo Nove racconti) il legame tra adulti e bambini è quasi continuo.
I rapporti con i più piccoli, e soprattutto le conversazioni con loro, possono essere insieme paradossali e poetiche. I giovani interlocutori seguono volentieri le fantasie di chi costruisce storie in cui si incontrano i due mondi: immaginario quello degli adulti, spontaneo quello infantile.
Sia Esmé che A perfect Day for Bananafish sono capolavori in questo senso.
Il tono dei racconti però, certamente non è puerile. Perchè l’accostarsi di Salinger alla seduzione infantile era una necessità, lo strumento per dar tregua alla nevrosi che lo condizionò tutta la vita.
La sua sensibilità e la sua asprezza si risolvevano nel cercare rifugio nell’ infanzia. Un rifugio che è dell’autore, ma che anche a noi dà conforto e immedesimazione.

J.D. Saliger
Nove racconti
Einaudi