La guerra civile greca (1946-1949) è una pagina di storia poco conosciuta in Italia. Proprio quando la pace sembrò regnare finalmente in Europa, la conferenza di Yalta assegnò la Grecia a tavolino all’Occidente. L’occupazione italo-bulgaro-tedesca del Paese durante la Seconda Guerra Mondiale finì con l’innescare il conflitto tra le forze sostenute dal blocco occidentale, l’Esercito Nazionale di Atene, e i partigiani del Partito comunista greco, il cui braccio armato era l’Esercito Democratico della Grecia (DSE). La popolazione greca era, infatti, in buona parte non solo legata da simpatie socialiste all’Unione Sovietica, ma anche da forti legami religiosi, dovuti alla comune fede greco-ortodossa. Del resto, Mosca, i Balcani, la Jugoslavia erano culture molto più vicine alla Grecia di Londra, Parigi o Washington.

Sotiris Kanellopoulos era un soldato dell’Esercito Democratico della Grecia, e il suo diario ci restituisce tre mesi dell’ultimo anno di guerra. Queste pagine drammatiche sono state riscoperte e tradotte dalla giornalista Silvia Calamati.

Braccati dall’esercito governativo, il partigiano e le sua unità si trovano costretti a una fuga in condizioni estreme, di anfratto in anfratto, sul massiccio del Taigeto, tormentati dalla fame, dalla sete e dal freddo. Gli agguati nemici logorano le loro forze e uccidono uno alla volta i compagni di lotta, in un lento stillicidio. Il diario, intenso e doloroso, inizia il 1° marzo 1949 e si conclude con una notazione scritta all’alba del 17 maggio dello stesso anno, in cui il partigiano cita Athanasios Diakos, patriota greco della guerra d’Indipendenza contro gli ottomani:

Guarda che tempo ha scelto per prendermi la morte, ora che il ramo è in fiore, che l’erba cresce forte

Anche Diakos si trovò messo all’angolo dai suoi nemici: in una battaglia presso le Termopili nel 1821, le altre due unità al suo fianco vennero messe in fuga. Rimasto con soli 48 uomini, Diakos decise di resistere e venne infine catturato e giustiziato. In una tragica consonanza, i suoi versi evocano il destino di Kanellopoulos: quella stessa mattina, un’unità dell’Esercito Nazionale scovò lui e un compagno nel loro nascondiglio e li uccise.

Il diario è arricchito da foto di Kanellopoulos e di quelle scattate sul Taigeto anni dopo, durante le ricerche svolte dal figlio del partigiano, Nikos, per trovare il luogo della morte del padre. L’appendice storica è a sua volta ricca di foto dei protagonisti della guerra civile greca.

Il contesto storico del diario è completato da un ricco corredo storiografico. L’analisi del periodo 1936-1949 in Grecia è affidata a Richard Clogg, considerato uno dei più importanti studiosi di storia greca a livello internazionale. Un saggio di Polymeris Voglis, studioso del Dipartimento di Storia dell’Università della Tessaglia, aiuta invece il lettore a conoscere e comprendere il ruolo svolto dal DSE durante la guerra civile.

@Redazione

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