"Scrivo come parlo, senza maniere, dannandomi a rendere scritto il ‘parlato’, perchè la pagina trattiene male le parole.
Nessun ‘tic’, nessun genere nuovo. Condenso più che posso, ecco.
Trovo in questo modo la sola possibilità d’esprimere emozioni.
Non voglio narrare, voglio far sentire".
Così Celine in una lettera a André Rousseaux il 24 maggio 1936.
In luglio dello stesso anno, da Denoël, usciva  Morte a credito.

Il titolo del libro è spiegato dall’autore : "Da ragazzi, si era autorizzati a morire solo quando si aveva una buona storia da raccontare".
Giorgio Caproni, grandissimo traduttore dell’opera, scriveva : "Morte a credito è il racconto terribile e a tratti tenerissimo di una infanzia e adolescenza in cui valgono lo squallore, la rivolta e il sogno".
Leggere Celine è mettere a dura prova se stessi. Si trova crudeltà, vizio e disperazione, ma poi emozione e verità : la vita.

Celine
Morte a credito
Garzanti