Maledetto, visionario, ubriacone, attaccabrighe… Charles Bukowski ha molte definizioni, e una penna davvero unica.

Esce per Guanda, la raccolta di inediti Mentre Buddha Sorride, ventisette componimenti che raccontano l’America dannata dei vinti, quella in cui è andata smarrita per sempre la metafora della ricerca della vita, della libertà e della ricerca della felicità.

E dunque nei suoi versi spadroneggiano gatti macilenti, bottiglie di vino e corse ai cavalli, il nichilismo come dimensione dell’esistenza.

Il realismo sporco, corrente cui Bukowski appartiene, irriguardoso oltre la decenza, volgare e ironico, piace anche in forma di poema, riecheggiando nella forma, nella costruzione sintattica – frasi secche – e grammaticale – mancanza di avverbi e aggettivazioni gli scritti che l’hanno reso più famoso, Compagni di Sbronze e Scene di Ordinaria Follia, pubblicati nel 1972.

Una poesia viva, vitale, ossessiva e ossessionante.

 “Il modo in cui il vecchio cane camminava/con pelo consunto, a macchie/lungo il vicolo di nessuno/essendo il cane di nessuno…/oltre le bottiglie vuote di vodka/oltre i barattoli di burro d’arachidi/con cavi pieni di elettricità/e gli uccelli addormentati da qualche parte/lungo il vicolo se ne andava/il cane di nessuno/in mezzo a tutto quello/coraggioso quanto un esercito”

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