Visse novant’anni la moglie di Thomas Mann. Non scrisse nulla nella vita, ma negli ultimi anni le dovettero a tal punto rompere le scatole che fu costretta a licenziare un libro, Meine ungerschrieben memorien, che Mondadori si occupò di pubblicare nello stesso anno, 1975, alla ricerca di chissà quale caso letterario, con il titolo Memorie non scritte.

La poverina, in una breve nota, forse la sua unica reale volontà, le sue uniche righe di propria mano, professa di non aver mai voluto scrivere nulla nella vita, di non voler stare alla ribalta, che in famiglia doveva pur esseri qualcuno che non scriveva. “Che poi abbia ceduto, accettando questa sorta di intervista, è da ascriversi esclusivamente alla mia debolezza e alla mia bontà”. Un grido d’aiuto più che una nota dell’autore.

Curiosa la copertina, che in prima riporta un ritratto della Katia ragazza, di Franz von Lenbach, e nel retro – egualmente contenuta in un riquadro tondo – una foto di lei novantenne. Pace all’anima sua.

@Massimiliano Varnai

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