Tanti anni fa, al ritorno da un giro sull’ Appennino, caccia, calanchi e boschi, mi fermai a Parma per una sosta. In una piccola libreria antiquaria vidi un libretto grigio, edizione BUR di allora, che nel titolo richiamava i giorni trascorsi : Memorie di un cacciatore.

Non conoscevo l’opera di Turgheniev e non sapevo della maestria di traduttore di Silvio Polledro.

 I 24 racconti, perchè è un libro di racconti, sono capaci di trasportare il lettore, con un comodissimo viaggio nel tempo, nella Russia del 1870, nel cuore centro occidentale del paese, a Oriòl e Kaluga per la precisione. Qui sono persone, ambienti, boschi e animali, visti e narrati da un cacciatore molto particolare. Lo si direbbe piuttosto un notatore di uomini e sentimenti, che, sì, porta il fucile e si sposta in calesse attraverso il magnifico territorio, ma che ha la straordinaria capacità di interpretare vita e natura, e poi tradurla in questo suo dono di memoria. Da gran signore, ce lo regala con un titolo  Memorie di un cacciatore, che è un understatement tanto delicato quanto attraente.

Ivan Turgheniev
Memorie di un cacciatore
Milano,Rizzoli