Wuz n.4, luglio-agosto 2007

 

Mattia Di Taranto

 

Lungarno Series e Pino Orioli

 

 

Nell’ autunno del 1927, amareggiato dal rifiuto dell’ editore Secker e deciso a pubblicare privatamente il testo integrale del suo romanzo Lady Chatterley’s Lover, lo scrittore David Herbert Lawrence si rivolse ad un libraio antiquario che aveva incidentalmente incontrato dieci anni prima in Cornovaglia e con il quale, da quando si era trasferito a villa Mirenda nei pressi di Firenze, manteneva rapporti di cordiale amicizia. Il suo nome era Giuseppe Orioli, semplicemente Pino per gli amici e i clienti più affezionati che frequentavano la sua libreria sui lungarni, molti dei quali scrittori e intellettuali inglesi stabilitisi in gran numero nella Firenze del dopo guerra; una Firenze intellettualmente vivace e provocatoria che, mutuata l’ esperienza dell’ europeismo barettiano, dalla redazione di "Solaria" e dai tavoli del caffè Giubbe Rosse ricambiava, guardando con sempre vivo interesse alle esperienze letterarie e artistiche d’ oltremanica.

Orioli, pur non essendosi mai dedicato prima di allora all’ attività  editoriale, dimostrò fin dal principio professionalità  e impegno, facendosi carico della quasi totalità  dell’ onere finanziario e seguendo personalmente per mesi il progredire dei lavori presso la Tipografia Giuntina.
Nonostante le prevedibili difficoltà , dovute all’ impianto ancora artigianale dell’ impresa (allora diretta da L.Franceschini) e dalla totale ignoranza dei lavoranti in materia di lingua inglese, nell’ estate del 1928 si riuscì a portare a termine la stampa di una "unexpectedly handsome edition of Lady C." di cui lo stesso Lawrence si dichiarò a tal punto entusiasta da dedicare all’ amico italiano una poesia, intitolata To Pino. Nell’ autobiografia Adventures of a bookseller (1) Orioli avrebbe in seguito espresso un giudizio assai negativo sulla figura di Lawrence, certamente influenzato dalle opinioni di un altro autore inglese, Norman Douglas. Celebre infatti fu allora il dissidio che oppose i due scrittori, causa una non troppo chiara e mai sopita questione relativa al giornalista e impresario Maurice Magnus, che Douglas aveva presentato a Lawrence nel 1919 e che si era suicidato l’ anno successivo. A seguito del tragico evento Douglas scrisse un feroce opuscolo intitolato D.H. Lawrence and Maurice Magnus : a Plea for better manners in cui accusava Lawrence di scorrettezza nei riguardi di Magnus e al quale Lawrence replicò con una lettera apparsa su "New Statesman". (2)

Quel che tuttavia appare provato è che, se è pur vero che Orioli non ebbe a trarre il guadagno sperato da Lady Chatterley, il ruolo che egli indubbiamente ricoprì nella diffusione di un’ opera tanto controversa e discussa finì per assicurargli una certa fama di editore capace e anticonformista. Questa reputazione fu confermata dalla stampa del racconto Nerinda di Douglas che, pur tirato in sole 475 copie, si rivelò un buon affare.
Nei più noti e influenti salotti letterari europei del tempo iniziò così a crescere, prima la curiosità  poi l’ interesse, su chi fosse questo Carneade dell’ editoria che, con il suo bizzarro e inconfondibile inglese dall’ inflessione romagnola e la sua esuberante personalità , era divenuto il perno intorno a cui ruotavano, più o meno stabilmente, tutti i membri di quella élite letteraria anglofona che, alla ricerca di una alternativa al modernismo allora imperante in Inghilterra, aveva stabilito il proprio quartier generale nel dorato esilio della campagna toscana.

Settimo di nove figli, Giuseppe Orioli, nacque l’11 febbraio 1884 ad Alfonsine di Romagna. Qui, nel negozio di salumi del padre o scorazzando per le viuzze del borgo in compagnia dell’ amico del cuore Bastianello, trascorse l’ infanzia serena e spensierata di un bambino di paese.
La situazione mutò bruscamente con la prematura morte della madre -già  in precedenza ricoverata per infermità  mentale presso il manicomio di Imola – e il fallimento dell’ attività  paterna. Il giovane Pino fu costretto ad abbandonare gli studi e a raggiungere, appena quattordicenne, il fratello maggiore Antonio a Firenze. Trascorsi cinque anni, lasciò anche Firenze per cercare miglior sorte all’ estero. Dopo una breve e deludente tappa a Parigi, nel 1904 si stabilì a Londra. Padrone solo di basilari rudimenti della lingua inglese e pressochè privo di denaro, il giovane e volenteroso Orioli si armò di coraggio e intraprendenza accettando ogni tipo di impiego (cantante di canzoni napoletane, claqueur all’ Alhambra, insegnante privato di italiano) finchè con il passare degli anni non riuscì ad introdursi nell’ ambiente mondano ed esclusivo dei circoli culturali della capitale.

Fra le disparate professioni in cui, nei primi anni, fu obbligato a cimentarsi vi fu anche quella di venditore di libri, arte sottile alla quale venne iniziato da un tale Voynich, ebreo polacco proprietario di una piccola libreria antiquaria in Shaftesbury Avenue. Impratichitosi del mestiere e contagiato nella collecting mania, Orioli divenne prima socio di un tal Barbieri, ex-anarchico e proprietario della Polyglot Library in Charing Cross; quindi, insieme all’ ex-allievo e amico Davis, fece ritorno in Italia e i due aprirono a Firenze, in via de’ Vecchietti, una propria attività  che riscontrò subito notevole successo, in special modo fra i numerosi inglesi allora residenti in città . Tuttavia, a causa di una delicata questione sentimentale, nel 1913 Orioli decise di lasciare ancora una volta Firenze per far ritorno a Londra.

Il soggiorno londinese fu particolarmente significativo : aperta una libreria al 24 di Museum Street e autorevolmente inseritosi nel chiuso mondo dell’ antiquariato metropolitano, ebbe occasione di conoscere personalità  di primo piano della scena letteraria e artistica britannica fra cui Harold e Laura Knight, il pittore Murnings e il già  menzionato D.H. Lawrence.
Ciononostante, al termine della guerra, Orioli decise di concludere la pur fruttuosa e determinante esperienza inglese. Di bel nuovo tornò a Firenze e vi si stabilì definitivamente aprendo per la seconda volta una propria libreria antiquaria, sul lungarno Acciaioli.

Furono questi, senza alcun dubbio, gli anni più felici della sua vita, improntati a una filosofia esistenziale sinceramente scanzonata e anticonformista. Animato da una energica volontà  di affinare la sua cultura di autodidatta e mosso da un inesausto amore per i libri antichi e rari, particolarmente di argomento bizzarro o semplicemente curioso, sfogliando le pagine della sua avvincente biografia, lo possiamo seguire nei suoi viaggi per città  e paesini, spesso a piedi (celebri le sue lunghissime "passeggiate") mentre visita musei e chiese o fiuta le tracce di qualche irreperibile in-folio.

A questi anni risalgono il curioso episodio dell’ i
ncontro con D’Annunzio nella Fiume occupata, la conoscenza del fondatore del dadaismo Tristan Tzara, le cene in trattoria con Eugenio Montale, le gite a Siena con Aldous Huxley per assistere al Palio, nonchè l’ evento determinante della sua esistenza, ovvero l’ amicizia con lo scrittore Norman Douglas. I due inseparabili compagni, conosciutisi nel giugno 1922 a casa di una tale miss Wilkins -una delle numerose signorine britanniche, attempate e puritane, stabilitesi in quegli anni nel capoluogo toscano – e fin dal principio irresistibilmente attratti l’ uno dall’ altro (probabile, sebbene non accertata, una relazione omosessuale tra i due), formarono in breve un solido nucleo intorno al quale si andò negli anni riunendo un gruppo sempre più numeroso e composito di intellettuali inglesi residenti a Firenze o semplicemente di passaggio in Toscana. Oltre ai già  menzionati Lawrence e Huxley v’ erano Reginald Turner, sir Harold Acton, Richard Aldington, Charles Prentice, Somerset Maugham e Compton MacKenzie.

Grazie alle testimonianze epistolari possiamo, con buona approssimazione, far risalire alla primavera del 1928 la genesi del progetto della serie del Lungarno, strumento editoriale che Orioli volle offrire alla sua cerchia di amici per dar loro : "A chance of saying what they wanted to say, and of seeing their writings produced in an appetizing form". (3)
Quando Orioli espresse il desiderio di dare privatamente alle stampe gli scritti dei suoi amici inglesi, Lawrence si mostrò immediatamente entusiasta dell’ idea e – probabilmente su suggerimento di Aldington, già  autorevolmente impegnatosi in passato come traduttore – propose di dare alla collana un’ impronta elitaria ed erudita pubblicando una serie di novelle rinascimentali italiane con traduzione e introduzione dei vari esponenti del gruppo, ai quali sarebbe spettato il dieci per cento del ricavato dalle vendite.

Fu così che The Story of Doctor Manente, raffinata traduzione lawrenciana della X novella della Terza Cena del Lasca, inaugurò nel novembre 1929 la "Lungarno Series". Si tratta di un elegante volume, con sopraccoperta in carta color crema al centro della quale è raffigurato il giglio fiorentino, edito in tiratura limitata di 1.200 esemplari, dei quali 1000 su carta Lombardia e 200 su pregiata carta Binda – questi ultimi identificabili per le dimensioni leggermente ridotte e per il colore rosso anzichè nero del nome dell’ autore e del titolo – a cui vanno aggiunte due copie speciali in carta azzurra che, in numero di due o quattro, diverranno una peculiarità  della serie del Lungarno.

Di ancora maggiore interesse per il bibliofilo risulta poi il secondo volume della collana – copertina originale in cartoncino color vinaccia con impressa in oro la medaglia di Gian Gastone dei Medici, opera stampata in sole 365 copie su carta Binda e oggi praticamente introvabile – con il quale Orioli offrì nel 1930 l’ apprezzabile traduzione di sir Acton di un interessante manoscritto italiano inedito del XVIII secolo : Gian Gastone, the Last of the Medici.
Nella scelta di quest’ ultimo testo si può notare come Orioli fosse già  orientato a dare alla collana una configurazione diversa da quella originariamente prevista. Tuttavia sarà  solo con il successivo volume che la "Lungarno Series" si allontanerà  definitivamente dallo schema iniziale acquisendo una più spiccata vocazione saggistico-letteraria e una caratteristica impronta di originalità , nello stile come nei contenuti, che ne costituiranno da quel momento la cifra dominante.

Il terzo volume è opera di Norman Douglas : Capri, materials for a description of the island (1930). E’ la raccolta di monografie giovanili che l’ autore aveva composte e già  date singolarmente alle stampe tra il 1904 e il 1915, e rappresenta un tipico esempio di stile douglasiano nell’ intreccio di elegante dettato e gusto per l’ erudizione storico-etnografica.
L’ opera, in cui Douglas analizza i fenomeni naturali e antropologici con la medesima metodologia critica, rintracciando nella corporalità  l’ unica dimensione autenticamente umana, conquista anche per la bellezza dell’ edizione, specchio della cura e dell’ attenzione per i dettagli profuse da Orioli a soddisfare il sofisticato gusto estetico dei suoi scrittori.
Il volume, in 4° e riccamente illustrato (23 illustrazioni fuori testo su carta patinata) fu stampato in 625 copie di cui 100 facenti parte della tiratura di lusso, con esemplari arricchiti da una fotografia firmata dell’ autore e copertina in tela, il cui materiale era stato appositamente ordinato in Cecoslovacchia.Ciò nondimeno il successo di pubblico e di critica del libro fu ampiamente al di sotto delle aspettative.

Al contrario, ampio plauso suscitò nel giugno dello stesso anno The Virgin and the Gipsy di Lawrence, quarto testo della collana. Le 810 copie dell’ elegante libretto, rivestito di semplice cartoncino chiaro, risultarono esaurite già  dopo pochi mesi, al punto che Orioli tralasciò di inviare gli esemplari d’ obbligo alle varie biblioteche. The Virgin ancora oggi figura come il più raro volume dell’ intera serie. Se le ragioni di un simile successo possono naturalmente attribuirsi al valore intrinseco dell’ opera va sottolineato come Orioli seppe valutare al meglio i tempi di pubblicazione, avvantaggiandosi dell’ ondata di curiosità  e interesse che la recente scomparsa dell’ autore aveva scatenato sulla sua controversa e ancora misteriosa figura.

Il quinto volume, edito sempre nel 1930, fu senza dubbio l’ opera più curiosa e bizzarra della "Lungarno Series". Nato dall’ idea di presentare in traduzione inglese una curiosa pubblicazione casualmente trovata dall’ editore su una bancarella, La cucina dell’ amore, di Omero Rompini ( il libro sarebbe stato effettivamente pubblicato con il titolo Venus in the kitchen or Love’s cookery book solo nel 1952), la realizzazione ebbe nel frattempo esito diverso: l’ introduzione scritta da Douglas si era andata evolvendo in un vero e proprio saggio "scritto nella prosa ricercata dei pastiches settecenteschi" e il testo diventò opera originale. Venne edito nella "Lungarno Series" con il titolo di Paneros, nome della mitica pietra dai sorprendenti effetti afrodisiaci di cui Metrodoro, discepolo di Epicuro, aveva tramandato le miracolose virtù.

La Lungarno proseguì con testi diversissimi per intenti e concezione, accomunati solo dalla vocazione all’ originalità  e all’ intrinseco valore letterario, a testimonianza dell’ intento sempre più scopertamente provocatorio e avanguardistico della collana : Apocalypse di Lawrence e Stepping Heavenward di Richard Aldington, apparsi entrambi nel 1931, rispettivamente in tiratura limitata di 750 esemplari su carta Binda e 800 in carta Pescia. Là  dove il primo è una travagliata e approfondita analisi del dettato giovanneo, alla ricerca del sostrato pagano e del vero messaggio del più misterioso e controverso testo del Testamento, il secondo è una spassosa parodia della biografia del poeta T.S.Eliot, allora all’ apice della fama di araldo del modernismo, che sapientemente deformando i dati reali della vita ne mette giocosamente in luce difetti e piccole manie.

Ancora in risposta al crescente interesse del pubblico per la figura di Lawrence
, come ottavo volume della collana venne pubblicata la prima edizione della miscellanea Young Lorenzo, early life of D.H.Lawrence. Il volume caratterizzato da copertina color crema con la tipica fenice lawrenciana stampata in rosso e sopraccopertina con riprodotta una fotografia dell’ autore, presenta oltre a un succinto profilo dello scrittore da giovane, lettere, brani in prosa, versi, saggi e riproduzione di acquarelli.

Di notevole interesse letterario è anche il racconto The Book-Bag di Somerset Maugham che Orioli decise di inserire, nono nella collana, dopo il clamoroso rifiuto opposto al testo da Ray Long, direttore della famosa rivista americana "Cosmopolitan". Long decise poi di includere comunque la short story nella raccolta in volume dei migliori venti racconti ospitati sulle pagine della sua rivista e l’ opera, appena un mese prima che la Tipografia Giuntina terminasse di stampare il volume, uscì in prima edizione nell’ aprile 1932 a New York.

Chiudono la serie del Lungarno, nell’ ordine : una raccolta delle ultime poesie di Lawrence Last Poems (1932); Norman Douglas (1933), appassionata apologia dello scrittore scozzese composta dal professor Richard MacGillivray Dawkins; e, infine, dopo un intervallo di quattro anni  Adventures of a bookseller  dello stesso Orioli, terminato di stampare nel febbraio 1937 e uscito, con copertina originale in cartoncino arancione, in sole 300 copie.

L’ ultimo capitolo della vita di Orioli si scrive nel segno del rapporto con Reginald Turner, wildiano della prima ora che aveva promesso di lasciare all’ editore il suo ingente patrimonio (circa 20.000 sterline) e di questo infelice sogno di ricchezza che portò alla rottura con Douglas il quale, sentitosi abbandonato e tradito dall’ amico, dopo varie reciproche incomprensioni finì per far perdere le sue tracce.
Orioli trascorse così gli ultimi anni della sua vita a Lisbona, nel Portogallo neutrale, in solitudine e povertà  (a più di un anno dalla morte di Turner non aveva ancora potuto recarsi a riscuotere l’ eredità ). Morì il 2 gennaio 1942, all’ età  di 58 anni, assistito unicamente dal fedele aiutante Carletto. Ci piace comunque pensare che neppure sul letto di morte abbia rinnegato le parole scritte anni prima a chiusura delle sue "avventure" :"E io ? Come ho passato i miei giorni ? Bene o male ? Domande difficili…. Non ebbi mai cinquantamila lire da dare ai miei parenti, questo è certo; quanto al resto…. Che importa agli altri ? Bene o male che io l’ abbia spesa, non mi dispiacerebbe rivivere questa mia vita". (4)

 

 

 

Note

(1) G.Orioli, Adventures of a bookseller, privately printed for subscribers by G.Orioli, Florence, 14 Lungarno delle Grazie, 1937. (London, Chatto&Windus, 1938; New York, McBride, !938). Trad. it. G. Orioli, Le avventure di un libraio, Milano, Modernissima, 1944.
(2) Il pamphlet di Douglas fu pubblicato privatamente nel 1924 e in seguito nella raccolta Experiments (London, Chapman, 1925, pp.223-263).
(3) Adventures of a Bookseller cit. p. 309.
(4) G. Orioli, Le avventure di un libraio, Milano, Modernissima,
1944, p.312.

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