LUIGI BARTOLINI, Ladri di biciclette, Roma, Polin, 1946.

Romanzo molto meno noto del film di Vittorio De Sica dal quale fu tratto. Quando lo pubblica, Bartolini è già un incisore e scrittore piuttosto affermato e decide di scrivere il libro dopo aver subito tre furti consecutivi della sua bicicletta. Ha già pubblicato diversi libri, anche con editori di rilievo (Vallecchi, Mondadori, Bompiani), ma, per questo, si rivolge a un neonato editore romano che ha al suo attivo appena cinque volumi, ma che, purtroppo per lui, fallisce mentre il libro è in tipografia. Le conseguenze sulla qualità dell’edizione sono ovviamente molto negative. Come dichiarò lo stesso Bartolini, le copie stampate furono meno di quelle previste, e solo perché l’autore riuscì a procurare la carta mancante alla tipografia, con il risultato che, anche all’interno di una stessa copia si possono osservare pagine che hanno tra loro diversi colori e grammature. Inoltre, le 15 copie su carta a mano con un’acquaforte originale di Bartolini, descritte al colophon, non furono mai stampate. Come se non bastasse, l’uscita del film di De Sica, nel 1948, fu all’origine di una lunga diatriba, anche legale, tra l’autore e Cesare Zavattini, sceneggiatore del film, che aveva ricevuto il volume in dono dall’autore. Nonostante avesse firmato un contratto che concedeva piena libertà d’intervento agli sceneggiatori, il fumantino Bartolini, irritato dal travisamento del film, scrisse due articoli avvelenati sul «Corriere di Brescia» e sul «Giornale del Popolo» che gli provocarono una querela per diffamazione da parte di Zavattini. A questa edizione seguiranno un’edizione Longanesi, contemporanea all’uscita del film, e un’edizione Vallecchi del 1954, alla quale Bartolini, non del tutto placato, ottiene che sia allegata una scheda da lui firmata, che evidenzia le distanze tra il libro e il film.

Lucio Gambetti

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