Nella quantità di pubblicazioni in uscita è raro trovare opere che ti afferrano subito, non ti lasciano sino alla fine, giustificando il tentativo di rallentare la lettura per far durare il godimento.
E’ il caso di L’onesto porco di Roberto Finzi. L’autore, studioso di economia, dimostra la sua capacità di trattare da storico l’animale porco, raccontandone la lunga vita in parallelo agli uomini e la più lunga ingiustizia subita da parte dell’umanità stessa.
Che piacere deve essere scrivere così bene e regalare ai lettori un gusto come quello che questo libro offre !
Delizioso il capitolo Ulisse sconfitto dove si tratta di Circe, Ulisse e di un porco che, dal suono del nome greco, è chiamato Grillo (Plutarco “Grylli cum Ulysse dialogum”).
L’omonimia è accattivante, ma la conclusione del dialogo dovrebbe esser gradita al capo popolo: “Preferisco essere piuttosto un maiale grosso e grasso, contento della mia sporcizia, che un uomo debole, vanaglorioso, leggero, maligno, ipocrita, ingiusto“.

Roberto Finzi
L’onesto porco
Bompiani