La quarta di copertina lo presenta così: "la storia di un manager milanese, realizzato nella famiglia e nella professione, che, con la banale offerta di un posto di lavoro a un vecchio amico male in arnese, da l’innesco a una imprevedibile reazione a catena, che lo proietta in un mondo lontano dal suo pacato orizzonte borghese, in mezzo a trafficanti di droga e a torbide figure legate ai servizi segreti".
È un thriller emozionante, che tiene col fiato sospeso. La vicenda ci porta nell’Italia di fine anni Settanta e presto precipita il protagonista, l’ingegnere appunto, in un vortice che è ben distante dall’ambiente borghese in cui vive: trafficanti di driga e figure ambigue legate ai servizi segreti, terrorismo e mafia… Un’occasione, sia detto per inciso, per rileggere anche pagine non certo gloriose nel nostro Paese, quelle degli “anni di piombo”.
I colpi di scena si susseguono, ben presto ci scappa il morto — non vorrei svelare troppo della trama, il che toglierebbe un po’ del piacere della lettura — l’ingegnere che all’inizio è frastornato e palesemente fuori da ogni contesto a cui sia abituato pian piano scopre in sé un lato ribaldo e la voluttà del rischio. Al centro della narrazione, un plico di carte che alcuni imprenditori chiacchierati vogliono riprendersi a ogni costo. Fa capolino la polizia (e il personaggio del commissario D’Alessio è davvero a tutto tondo); l’ingegnere da Milano si precipita a Roma per provare a riprendere in pugno la situazione; conosce Valeria, bella e spregiudicata, e con lei, recuperate le carte, precipita in un nuovo vortice di avventure.
La scrittura è pulita, il ritmo della narrazione scorre con agilità, la descrizione è puntuale, mai eccessiva. Consigliatissimo.
Ah, post scriptum. L’autore del thriller — Giancarlo Spagnolini — merita una menzione speciale. È un giovane scrittore esordiente… classe 1937! Ingegnere lui stesso, dirigente in Italia e all’estero, poi amministratore delegato e presidente di un’importante società chimica. Giunto all’età pensionabile, anziché sprofondarsi in una poltrona, si è messo davanti a una tastiera. Davvero, speriamo che non smetta qui.

Luca – Rho