Wuz n. 6, luglio-agosto 2002

Giorgio Maffei

 

Life and Work di Piero Manzoni

 

 

“Non ci si stacca dalla terra correndo o saltando; occorrono le ali; le modificazioni non bastano: la trasformazione dev’essere integrale”. Questa dichiarazione di Piero Manzoni, pubblicata nel 1960, nel n. 2 della sua rivista “Azimuth”, non ammette mediazioni. L’esigenza di cambiamento dei codici istituzionali su cui si reggono le pratiche artistiche nonché i comportamenti sociali, è pressante. Per riscrivere queste regole è necessario ripartire dalla condizione primaria, dall’azzeramento definitivo di ogni immagine simbolica.

Dall’inizio degli anni Sessanta le opere dell’artista volgono sempre più verso l’abbandono dell’oggetto artistico, il processo di dematerializzazione dell’arte ricerca materiali e modalità sempre nuovi e funzionali allo sgretolamento dei tradizionali mezzi artistici. Gli Achromes, quadri dipinti interamente di bianco, sono l’estremo atto di “pittura” di un artista che per primo giunge al completo superamento della fisicità dell’opera a favore di operazioni che coinvolgono sempre più il solo uso delle capacità mentali e organiche del corpo. L’artista usa il fiato realizzando i “corpi d’aria”, inscatola 90 confezioni di “merda d’artista” venduta al grammo secondo la quotazione dell’oro, progetta opere con fiale di sangue, realizza “linee” dipinte su rotoli di carta di diversa lunghezza che racchiude in scatole sigillate. Una di queste ha lunghezza infinita e il processo mentale prende il sopravvento. Tra i progetti, l’idea di tracciare una linea bianca lungo tutta la circonferenza terrestre del meridiano di Greenwich.

Costruisce la prima Base magica dove qualunque persona od oggetto, finché restano sulla base, sono da considerarsi opere d’arte. La Base del mondo è un parallelepipedo di ferro che posto capovolto in un prato di Herning sostiene l’intero mondo e lo trasforma in opera d’arte.

Tutto questo in soli sette anni, dal 1956 al 1963, data della sua morte, perché tanto è durata la presenza di Manzoni sullo scenario artistico italiano, immediatamente riverberata in tutta Europa.

“La problematica artistica che si avvale della composizione, della forma perde qui ogni valore: nello spazio totale forma, colore, dimensioni non hanno senso; l’artista ha conquistato la sua integrale libertà: la materia pura diventa pura energia; gli ostacoli dello spazio, le schiavitù del vizio soggettivo sono rotti: tutta la problematica artistica è superata”.

La storia artistica di Manzoni comincia a Soncino, sua città natale, a soli ventitré anni, per continuare in una Milano artisticamente febbrile, dominata dalla presenza spregiudicata e geniale di Lucio Fontana. La sua partecipazione al clima creativo del momento si manifesta non solo con le opere, ma con un attivo lavoro teorico, espresso sulla rivista “Azimuth”, fondata nel 1959 con Enrico Castellani. Qui vi compaiono testi dei protagonisti del rinnovamento artistico e letterario degli anni Sessanta; sono pubblicate le opere di Yves Klein, Jasper Johns, Robert Rauschenberg, e i componimenti poetici dei giovani Pagliarani, Balestrini e Sanguineti. Con quest’ultimo progetta un libro, mai realizzato, di cui esiste un menabò con le riproduzioni dei cliché. Il 4 dicembre 1960 apre, sempre con Castellani, una galleria a Milano che si chiama “Azimut” (si differenzia dal nome della rivista per la mancanza dell’h finale).

La fama e lo scandalo accompagnano il suo lavoro oltre i confini nazionali. Durante alcuni soggiorni tra Danimarca, Olanda e Germania conosce Jes Petersen, a Glücksburg. In casa sua, nel 1961, firma il corpo di ragazze nude che diventano “sculture viventi”e vi aggiunge un certificato di autenticità: “Si certifica che il sig… è stato firmato per mia mano e pertanto è da considerarsi opera d’arte autentica”.

L’intervento dell’artista si limita sempre più ad un meccanismo mentale di scelta e di progetto dell’opera da realizzare con un disinteresse, sempre più manifesto, per le forme tradizionali. Questo processo è particolarmente evidente nella storia del libro di cui parliamo.

Decisivo è l’incontro con l’editore Petersen che gli offre l’occasione di realizzare l’opera e che riceve l’incarico non solo di pubblicare, ma anche di firmare il libro. Manzoni fa porre il nome di Petersen, al posto del suo, nella consueta posizione del nome dell’autore sulla copertina del libro, delegando così ad altra persona l’atto creativo, stravolgendo gli ordinamenti costituiti del sistema dell’arte.

L’opera “è” di Manzoni, e di questo fanno fede gli scritti anche qui riprodotti, ma è firmata da un autore diverso. L’autore diventa soggetto, il realizzatore/editore diventa autore. Questo balletto che incrocia i ruoli tradizionali troverà ampia enfasi in gran parte dell’arte concettuale, che proprio da Manzoni prende avvio, lungo i due decenni successivi.

 

Le fasi progettuali e realizzative del libro sono complesse e meritano un riassunto.

Il primo atto è basato su testimonianze e congetture che rimbalzano, con prudenti indefinizioni, in molti testi critici e cataloghi di mostre dell’artista. Si parla di un’opera che sembra in realtà non esistere o forse non esistere più, di cui non si tramandano immagini.

Piero Manzoni: the life and the works è (forse) un libro composto di sole pagine di carta bianca non stampata, solo una copertina con il titolo. Il bianco è il colore eletto da Manzoni a rappresentare la sua concezione dell’arte: “La questione per me è dare una superficie integralmente bianca (anzi integralmente incolore, neutra) al di fuori di ogni fenomeno pittorico, di ogni intervento estraneo al valore di superficie: un bianco che non è paesaggio polare, una materia evocatrice o una bella materia, una sensazione o un simbolo o altro ancora: una superficie bianca che è una superficie bianca e basta…”.

Nel gennaio 1962, dal suo nuovo studio in Via Fiori Chiari n.16, a Milano, Manzoni manda a Jes Petersen il progetto per l’edizione di un lib
ro di cui gli aveva parlato durante un recente viaggio in Germania. Fornisce le dimensioni, il numero delle pagine e lo schizzo della copertina. Questa nuova opera sostituisce il bianco della carta con la trasparenza di pagine di plastica completamente intonse.

L’uso del materiale trasparente ha l’evidente significato per Germano Celant di “eliminare la materialità e l’opacità della pagina […] spostandone la tensione verso la carica essenziale di supporto assente, ma lapidario nella sua essenza. Il libro elimina ogni filosofia della parola […] serve per annullare la mistica personale e la carica esistenziale della parola […] il libro si pone come opera d’arte, con i suoi fogli e la sua forma, il numero delle pagine e le dimensioni […]”.

Il libro ha un primo progetto grafico, realizzato da Petersen nello stesso anno sulla base delle indicazioni scritte dall’artista, ma la difficoltà di stampare sulla plastica costringe l’editore a sospendere il lavoro. Il progetto, giunto ad una fase avanzata, vista anche la realizzazione di un cartoncino promozionale, sarà ripreso l’anno successivo e finalmente l’edizione viene realizzata dalla Verlag Petersen Presse, in 60 esemplari, con un titolo leggermente modificato: Piero Manzoni life and works.

Nel 1969 una seconda e ultima edizione è stampata a Berlino: sono passati sei anni dalla morte di Manzoni e quest’opera vede una nuova tiratura, appena più consistente, di 100 esemplari. Chissà perché il titolo è di nuovo impercettibilmente cambiato, ora è: Piero Manzoni life and work. I fogli sono rilegati con un semplice dorso bianco, ogni piacevolezza e raffinatezza editoriale è bandita. Alcune copie, però, portano la firma autografa di Petersen e questo dettaglio è sorprendente: l’autore vero ha rinunciato alla paternità dell’opera, dopo averla resa il più possibile matericamente inconsistente, ma il suo editore non rinuncia ad impreziosirla con un’edizione limitata e firmata da sé, visto che l’artista non c’è più.

Le poche copie esistenti di questo libro sono naturalmente rare e costosissime. Il limite che ci ostiniamo a frapporre tra libro d’artista e opera d’arte (ma ci dovremo decidere ad abbattere questa distinzione tipologica) impedisce di riconoscerne il reale valore, anche quello commerciale. Una copia di questo libro è stata venduta in Italia all’equivalente di 3.000 euro, ma sono passati tre anni e sappiamo quanto velocemente evolva il valore di mercato per opere così rare.

Manzoni alla fine della sua breve vita consegna alla storia, con questo libro, la sua biografia e la sua opera; il vuoto che ironicamente vi appare è da colmare con la complessità mentale della sua arte ancor prima che con i suoi tratti materiali. Piero Manzoni life and work, nel tentativo di perdere la sua corporalità attraverso l’eliminazione dei segni, delle parole e dei contenuti, diventa idea allo stato puro.

La sovrapposizione tra arte e vita raggiunge il suo completo sviluppo: mentre nega, provoca, demistifica, irride l’arte fatta di oggetti, Manzoni, a dispetto di una fuorviante mitologia sulla sua persona, prova, con tutti i disagi degli artisti geniali, a vivere una rigorosa e serissima esistenza di uomo del suo tempo.

Nella citata rivista “Azimuth” aveva già espresso, lapidariamente e definitivamente, il suo pensiero: “Non c’è nulla da dire: c’è solo da essere, c’è solo da vivere”.

 

 

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

 

Cronologia delle edizioni

 

  • Prima versione: Piero Manzoni: the life and the works. Glücksburg – Hamburg – Paris, Petersen Press, 1962. 18 x1 5,5, pp.100, n. 60 esemplari a fogli bianchi.

  • Seconda versione: Piero Manzoni life and works, Flensburg – Glücksburg, Verlag Petersen Presse, 1963. 17 x 12, pp.100, n. 60 esemplari a fogli trasparenti. Questa edizione segue un progetto grafico del 1962, probabilmente non realizzato.

  • Ristampa della seconda versione: Piero Manzoni life and work, Berlin, Verlag Petersen Press, 1969, 17,5 x 13,5, n. 100 esemplari a fogli trasparenti.

 

Libri e opere editoriali di Piero Manzoni

 

  • “Azimuth”, rivista a cura di Piero Manzoni e Enrico Castellani, n. 1, Milano, EPI, 1959.

n. 2, Milano, EPI, gennaio 1960

  • La lune en rodage I, Basel, Editions Panderma, 1960

  • 8 Tavole di Accertamento, testo di Vincenzo Agnetti. Milano, Edizioni di Vanni Scheiwiller, 1962

  • Alcune realizzazioni. Alcuni esperimenti. Alcuni progetti, Milano, M Comunicazioni, 1962

  • Piero Manzoni life and works, Jes Petersen. Flensburg – Glücksburg, Verlag Petersen Presse, 1963

  • Piero Manzoni, Mönchengladbach, Städtisches Museum, 1969

 

Bibliografia selettiva

 

  • Vincenzo Agnetti, Le linee. Piero Manzoni, 12 linee, Milano, Galleria Azimut, 1959

  • Vincenzo Agnetti – Franco Angeli – Nanni Balestrini – Elio Pagliarani, Piero Manzoni, Milano, Scheiwiller, 1967

  • Otto Hahn, Piero Manzoni, Paris, Galerie Mathias Fels, 1969

  • Udo Kultermann – Henk Peeters, Piero Manzoni. Amsterdam, Stedelijk, 1970

  • Palma Bucarelli, Piero Manzoni, Roma, Galleria d’Arte Moderna, 1971

  • Germano Celant, Piero Manzoni, New York – Paris, Sonnabend Press, 1974

  • Germano Celant, Piero Manzoni, Genova, Minetti Rebora, 1973

  • Germano Celant, Piero Manzoni, London, Tate Gallery, 1974

  • Germano Celant, Piero Manzoni. Catalogo generale, Milano, Prearo Editore, 1975

  • Roiss, Il bianco, la merda, Manzoni, Bologna, Other, 1979

  • Marco Men
    eguzzo, Azimuth & Azimut, Milano, Mondadori, 1984

  • Paolo Barrile, L’ultima linea di Piero Manzoni, Cinisello Balsamo, JCE, 1990

  • Freddy Battino – Luca Palazzoni. Piero Manzoni. Catalogue raisonné, Milano, Vanni Scheiwiller, 1991

  • Germano Celant, Piero Manzoni, Milano, Electa, 1992