Siamo in compagnia di uno dei più grandi esperti di libri di montagna, Andrea Donati dello Studio Bibliografico Il Piacere e il Dovere, al quale chiediamo. Perché bisognerebbe appassionarsi ai libri di montagna?

È una conseguenza quasi automatica per chi è appassionato, perché questa è una passione pervasiva, totale! Chi ama la montagna, finisce quasi inesorabilmente per avvicinarsi anche al libro di montagna… magari in epoca tarda, quando non può più tanto fare scalate, passeggiate ad alte quota ecc.

Il libro di montagna costituisce un’eccezione nel mondo del collezionismo. Perché? Le guide alpinistiche d’epoca, per esempio, vengono ricercate non solo per il loro valore collezionistico, ma anche, e a volte soprattutto, perché è intenzione del possessore del libro ripetere quelle salite esattamente come erano state fatte dai primi salitori. Parliamo sia, senza andar troppo indietro nel tempo, di salite di 20-30 anni fa, ma anche di quelle classiche. In questi casi gli interessati alle guide sono anche clienti molto giovani, che vogliono emulare e riscalare, per esempio il Monte Bianco, seguendo le tracce dei primi scalatori. È un filone nato recentemente, direi 10-15 anni fa.

Il libro di montagna, sempre per quanto riguarda il campo delle guide, nasce in Inghilterra agli inizi dell’Ottocento, con le prime salite del Monte Bianco; si stava delineando la moda, tra gli scalatori, di autopubblicarsi il loro libretto in 50-100 copie da regalare agli amici, oggi particolarmente preziosi e costosi.

Sempre per le guide alpinistiche, l’Italia ha un primato, direi, assoluto. A inizio Novecento, nel 1908, viene data alle stampe la prima edizione della guida di Antonio Berti Le Dolomiti del Cadore. Elogiata da tutti, in particolare dai tedeschi. Il bello di questa guida è che fino a 25 anni fa eravamo convinti che la prima edizione del 1908 non esistesse, è un’edizione rarissima!

Andrea Donati

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