Ad apertura di libro : così si leggono le lettere di Machiavelli, saltando da una all’ altra, interessati al contenuto, ma soprattutto deliziati dalla lingua. Un esempio ? Lettera a Piero Soderini, fine 1512 "Una vostra lettera mi si presentò in pappafico" cioè truccata, d’altra mano, d’altra firma perchè il Soderini era confinato e non poteva palesarsi. Sentite il gusto della lingua viva, fitta di espressioni che per essere di cinquecento anni fa non hanno perso nulla della loro invenzione ? Sì, invenzione è la parola esatta. Machiavelli inventa linguaggio e immagini ogni volta che scrive.

Delle duecento lettere e più, forse una sola è nota, quella a Francesco Vettori, dove scrive della sua vita in villa, del suo ingaglioffirsi in osteria a giocare a ‘tric trac’, e la sera, entrato nello scrittoio, rivestire "panni reali e curiali" per interrogare gli antichi "dove io non mi vergogno parlare con loro e quelli per loro umanità mi rispondono".
Ma quante e quante riservano sorprese e meritano ricordo.
Davvero Benigni dovrebbe smettere di trafficare con Dante Alighieri e passare a leggere le lettere di Machiavelli. Goduria grande sua e nostra sarebbe. Per intanto vi invito a leggerle per vostro conto.

 

Niccolò Machiavelli
Lettere

Milano, Feltrinelli