Tradurre poesia, se non è esercizio letterale, è tentativo di trasportare linguaggio e contenuto di un mondo, quello del poeta straniero, in un mondo nuovo, quello del traduttore. Ora, niente è più personale, esclusivo direi, del linguaggio di un poeta.
Non si potrà perciò gustare poesia tradotta ? Quasi mai, vorrei rispondere. Il ‘quasi’ rappresenta le eccezioni. Rarissime. Giorgio Caproni fu una di queste.

Marsilio editore ha pubblicato recentemente Les Fleurs du Mal di Baudelaire tradotti da Caproni. E’ un dono veramente fuori del comune. Ovviamente per l’originale, ma non meno per la felicità che ebbe Caproni a ricreare le sonorità, il dolore, la sensualità, la disperazione e l’esaltazione del romantico Baudelaire.

"I Fiori del Male sono lo specchio lucido fino alla crudeltà, dei contrasti fra un moralismo tutto di comodo e la disperata aspirazione a una morale assoluta". Caproni stesso lo dice.
Un libro di centocinquanta anni fa, un miracolo che non smette di rinnovare l’ essenza d’ umanità che è la poesia.

Charles Baudelaire
I Fiori del Male
Marsilio