Wuz, n.3, maggio-giugno 2005

 

Beppe Manzitti

 

Les Fleurs du mal

di Charles Baudelaire

 

 

"Ces fleurs maladives" come li chiamava Baudelaire nella dedica a stampa a Théophile Gautier "Au poète impeccable / au parfait magicien ès langue francaise / à  mon très cher et très vénéré / maitre et ami", furono messi in vendita il 25 giugno 1857. Il volume ha una copertina color giallo chiaro sulla quale sono impressi il titolo, i nomi degli editori Poulet-Malassis et De Broise, e il marchio editoriale, un caduceo racchiuso in un ovale con la scritta ‘concordiae fructus’.

La ‘concordia’ era quella che univa tra loro Auguste Poulet-Malassis e suo cognato Eugène De Broise. Con Auguste, la famiglia Poulet-Malassis, di sentimenti repubblicani e anticlericali, era giunta alla terza generazione di librai-editori. La produzione editoriale di Auguste, continuata anche dopo lo scioglimento della società , voluto dal cognato nel 1861, (era stata costituita nel 1855), fa di lui, con Michel Lévy e Alphonse Lemerre, uno dei grandi editori dell’ Ottocento francese : circa trecento titoli, molti consacrati dalla posterità . Tra questi un altro grande libro di Baudelaire Les paradis artificiels, uscito nel 1860, le Odes funambulesques e le Poésies di Théodore de Banville, entrambi del 1857, e le Poésies barbares di Leconte de Lisle, nel 1862.
Le posizioni coraggiose e antigovernative procureranno ad Auguste, nello svolgimento dell’ attività  editoriale, ben cinque chiamate in giudizio ed altrettante condanne. Scontò anche un mese di carcere nel castello, trasformato in prigione, dei duchi di Alencon, sua città  natale.

Il contratto tra gli editori e il poeta, firmato il 30 dicembre 1856, prevedeva una tiratura di 1.000 esemplari e fissava il compenso per l’ autore in 25 centesimi per ogni volume stampato, anche se invenduto. Cifra assai modesta, in realtà , ma a Baudelaire interessava che le sue poesie uscissero in una veste editoriale elegante e impeccabile. Il carteggio tra Baudelaire e Poulet-Malassis evidenzia l’ attenzione del poeta per i minimi particolari e l’ infinita pazienza dell’ editore. Le correzioni, i ripensamenti, le richieste reiterate di nuove bozze per molte delle poesie, saranno così numerose, e Baudelaire si mostrerà  così esigente, che il lavoro da terminare in quattro-cinque settimane, richiederà  cinque mesi. Il manoscritto delle poesie infatti, era già  stato trasmesso agli editori ai primi di febbraio del 1857. Poulet-Malassis conserverà  la bozza a stampa completa di Les fleurs du mal coperta da fitte e puntigliose annotazioni e varianti a mano di Baudelaire : "On trouvera dans ma bibliothèque un exemplaire d’ épreuves des Fleurs du mal qui fera connaitre le désir de perfection et les scrupules de l’ auteur et donnera une bonne idée de la patience de l’ imprimeur".

Il numero di mille esemplari non venne rispettato; in una nota scritta a mano sulla sua copia, il poeta indicava la tiratura di milletrecento volumi, ma probabilmente se ne stamparono solo millecento su vélin d’ Angouleme, oltre a venti su carta vergata d’ Olanda.
Le copie su Olanda vennero donate dall’ autore subito dopo l’ uscita della raccolta, a persone a lui vicine. Dodici portano sue dediche autografe : a Charles Asselineau, Caroline Aupick (madre del poeta), Eugène Delacroix, Dumas padre, Achille Fould (il ministro di stato che intervenne a favore di Baudelaire durante il processo seguito all’ edizione), Théophile Gautier, all’ editore Michel Lévy, Prosper Mérimée, René Pincebourde (un collaboratore di Poulet-Malassis), a madame Sabatie, a Paul de Saint-Victor, e Edouard Thierry. Due o tre copie, delle venti su ‘grand papier’, cedute dai destinatari a librai antiquari, furono rivendute a 20, 30 e perfino a 40 franchi.

Le cento poesie (cinquantadue sono inedite) della prima edizione di Les fleurs du mal sono divise dall’ autore in cinque sezioni, precedute da un avviso in versi, Au lecteur. Anche se risulta che Baudelaire aveva già  scritto non meno di quattordici liriche prima del 1843, cioè prima di compiere 22 anni, il poeta inizierà  a pubblicare i suoi versi solo nel 1845. Nel corso di quell’ anno affida tre composizioni a ‘L’ Artiste’ e comincia ad accarezzare l’ idea di pubblicare una raccolta in volume. Tra il 1845 e il 1851, in svariate occasioni viene annunciata l’ uscita dell’ opera. Il poeta pensa a due titoli, mystérieux et pétard, misteriosi e che facciano rumore come un petardo : il primo noto è Les lesbiennes, poi abbandonato per Les limbes. Nel 1848, la notizia della pubblicazione di Les limbes presso l’ editore Michel Lévy, è data come certa per il 24 febbraio dell’ anno dopo. Nel 1851, ad aprile, il ‘Messager de l’ Assemblée’ pubblica undici nuove poesie, indicandole estratte dal libro di Charles Baudelaire Les limbes, opera ‘destinata a ripercorrere la storia dei tumulti spirituali dei giovani d’ oggi’.
Nelle more dell’ uscita del libro, un altro autore si appropria del titolo. Su suggerimento dello scrittore Hippolyte Babou (1824-1878), Baudelaire adotta quello definitivo : Les fleurs du mal. Un titolo, scriverà  due anni dopo il poeta alla madre, che dice tutto del libro, ‘di una bellezza sinistra e fredda’ (lettera del 9 luglio 1857). Esso apparirà  per la prima volta in occasione dell’ uscita di diciotto liriche sulla prestigiosa ‘Revue des Deux-Mondes’ del 1 giugno 1855.
La direzione della rivista cancella, per prudenza, la quinta strofa della composizione di testa, Au lecteur, e redige una misurata e abile nota di accompagnamento per giustificare ai lettori la decisione di pubblicare le poesie di Baudelaire : "La rivista ha il dovere di far conoscere, senza prendere posizione, le espressioni artistiche del tempo, anche se portatrici di debolezze e di dolori morali". In chiusura una sorta di invito al poeta : "La pubblicazione delle proprie opere dovrebbe incoraggiare un vero talento à  se degager, à  se fortifier, en élargissant ses voies, en étendant ses horizons".
Questo splendido insieme di versi è l’ anticipazione del capolavoro che vedrà  la luce due anni dopo : Les fleurs du mal sono l’ opera di una vita.

La raccolta, scrive il poeta alla madre, è stata composta con ‘furore e pazienza’ (lettera del 9 luglio 1857). Baudelaire infatti pubblica le sue poesie, scritte con furore, solo all’ età  di trentasei anni, dopo un lungo periodo di maturazione. Il suo epistolario lo dimostra, in modo particolare la corrispondenza con il suo editore Poulet-Malassis, e le tante versioni delle sue poesie,  perfino dieci redazioni in certi casi. E’ pur vero che nel corso di quegli anni Baudelaire non si era dedicato soltanto alla creazione poetica, ma anche alla critica artistica e letteraria e alla diffusione in Francia dell’ opera di Poe, da
lui scoperto nel 1846 : Le Histoires extraordinaires dello scrittore americano escono nel 1856 e le Nouvelles histoires extraordinaires addirittura tre mesi prima di Les fleur du mal.
La pubblicazione delle diciotto poesie sulla ‘Revue des Deux-Mondes’ provoca una prima reazione scandalizzata da parte del ‘Figaro’, che si mostrerà  sempre ostile a Baudelaire. Le liriche vengono definite scrofoleuses et écoerantes, il giornale parla di : "vampiri…gente con la testa da morto capeggiata da Baudelaire, personaggio freddo e calcolatore che usa le scempiaggini del mistero e dell’ orrore per stupire il pubblico".
All’ uscita del volume, due anni dopo, la stampa più conservatrice rincara la dose, grida allo scandalo e si erge a difesa della morale. Si distingue ancora ‘Le Figaro’, dove a firma di Gustave Bourdin esce un pezzo che apprezza la veste editoriale del libro (cet éditeur a su trouver toutes les coquetteries de la vieille typographie : les titres et les initiales en rouge, le papier blanc et collé, le caractère net, l’ ancre noir et limpide) ma usa la mano pesante contro il poeta (Il y a des moments où l’ on doute de l’ état mental de M. Baudelaire; il y en a où l’ on en doute plus…Ce livre est un hopital ouvert à  toutes les démences de l’ esprit, à  toutes les putritudes du coeur; encore si c’ était pour les guérir, mais elles sont incurables).
Entra in campo anche la stampa belga. Un articolo anonimo, siglato Z.Z.Z, molto violento, esce sul ‘Journal de Bruxelles’ del 15 luglio : "Madame Bovary, il laido (hideux) romanzo di Flaubert -sostiene il giornalista- è un’ opera di devozione a confronto delle poesie di Baudelaire".
Si levano autorevoli voci in difesa del poeta. Edouard Thierry non conosce Baudelaire, ma con il solo intento di difendere la dignità  dell’ arte, sul ‘Moniteur Universel’ del 14 luglio mette enfaticamente il poeta e i suoi versi sotto l’ austère caution de Dante. Altri articoli in sua difesa vengono invece bloccati : il ministro dell’ Interno vieta la pubblicazione dell’ articolo di Barbey d’ Aurevilly destinato a ‘Le Pays’ e quello di Charles Asselineau per la ‘Revue francaise’.

Baudelaire sulle prime non crede alla possibilità  di una chiamata in giudizio per offesa alla morale o per oltraggio alla religione. Sarebbe stato il primo processo a un poeta dopo quelli intentati, negli anni Venti, a Béranger (1780-1857) per le sue Chansons. Qualora fosse stato processato, Baudelaire confidava comunque di uscirne vincitore come Flaubert, assolto il 7 febbraio nel processo intentato a Madame Bovary, processo che, tra l’altro, aveva contribuito ad amplificare la notorietà  del romanzo presso il pubblico. e trova motivo di tranquillità  da una lettera scrittagli proprio da Flaubert. Il romanzo, questa è la tesi dell’ autore di Madame Bovary, è pubblicato in feuilleton su quotidiano, è pertanto accessibilie a molti, la poesia invece viene letta solo dai poeti e da pochi altri sofisticati lettori : "Ceci est du nouveau -gli manda a dire- pursuivre un livre de vers ! Jusqu’à  présent la magistrature laissait fort tranquille la poésie". Ma con l’aumentare dei segnali di pericolo Baudelaire si allarma. Il giorno 11 del mese di luglio scrive a Poulet- Malassis : "Vite, cachez, mais cashez bien toute l’édition…". Gli eventi però precipitano e il 16 luglio nella tipografia di Alencon vengono sequestrati 270 esemplari del libro. Il 27 il poeta compare davanti al giudice d’istruzione e il suo interrogatorio dura tre ore. La difesa viene affidata a un giovane alle prime armi, maitre Gustave Chaix d’Est-Ange e il caso vuole che l’accusa venga sostenuta dal sostituto procuratore Ernest Pinard, lo stesso del processo a Madame Bovary, dal quale era uscito perdente.

Temendo un nuovo insuccesso, Pinard cambia strategia e pronuncia una requisitoria dai toni moderati. Lascia cadere l’imputazione di oltraggio alla religione e dipinge l’autore come un essere tormentato, inquieto e privo d’equilibrio che ha voluto fare, sono le sue parole : "de l’ étrange plus que du blasphème". Inoltre, forse consapevole di non poter proibire l’ intera raccolta, ma eventualmente solo una delle sue parti ("des pièces détachées") chiede e ottiene, il 20 agosto, la condanna per  oltraggio alla morale pubblica e al buon costume di alcune poesie. Aveva chiuso la sua arringa con queste parole : "Mais donnez, en condamnant au moins certaines pièces du livre, un avertissement devenu nécessaire". "Una ridicola operazione chirurgica" la definirà  invece Baudelaire, interessante sei poesie. Vengono anche comminate delle ammende : ai due cognati editori 100 franchi ciascuno, all’autore 300 franchi.

Mette il suo autorevole suggello alla vicenda processuale Victor Hugo scrivendo, subito dopo la condanna, una lettera di solidarietà  al poeta, con espressioni caustiche verso il regime di Napoleone III e la sua giustizia : "Une des rares décorations que le régime actuel peut accorder, vous venez de la recevoir. Ce qu’ il appelle sa justice vous a condamné au nom de ce qu’ il appelle sa morale; c’ est là  une couronne de plus".
L’ intervento censorio della giustizia ebbe delle conseguenze ‘materiali’ sulla tiratura della prima edizione, che oggi fanno la gioia dei collezionisti.
Dopo la condanna delle sei poesie, 270 esemplari, come è già  stato detto, furono sequestrati. La maggior parte dell’ edizione su carta normale, oltre ai venti numeri su carta Olanda donati dal poeta, era già  stata venduta. Questi esemplari sono pertanto integri e comprendono tutte le poesie. Duecento, forse ancora in fogli sciolti, erano rimasti in deposito e l’ editore eseguì il disposto del tribunale, non distruggendoli ma tagliando le pagine recanti le poesie condannate. Pertanto tra le copie a noi pervenute, esistono queste due sostanziali differenze. Come è ovvio i volumi completi sono più ricercati e più valutati di quelli mutili. Va anche detto che la carta di buona qualità  scelta dall’ editore, si è mantenuta fresca e priva di macchie in quasi tutti gli esemplari giunti fino a noi, ovviamente se ben conservati.
Esistono poi altre varianti, minori, ma comunque non trascurate dal collezionista più attento.
Alcuni esemplari, alla pagina del titolo, portano come data il 1858; essi sono, ovviamente, meno apprezzati.
La quarta di copertina si può trovare in quattro stati :
° con il prezzo di 5 fr. sul dorso e con cinque errori di stampa (il più macroscopico riguarda le date di un volume nel catalogo dell’ editore riportato sulla copertina, Jean de Schelandre, 1385-1636 anziché 1585-1636). Inutile dire che questi esemplari sono rarissimi.
° restano gli errori, ma il prezzo è giusto, 3 fr.
° gli errori sono stati corretti
° in quarta di copertina, nel catalogo, sono inseriti i Fleurs du mal.
Infine gli esemplari di prima tiratura portano erroneamente Les feurs du mal, sulle pagine di testo 31 e 108, in alto.

Barbey d’ Aurevilly ha parlato di architettura segreta dei Fleurs du mal. E con ragione. Il capolavoro di Baudelaire, come sottolinea uno dei maggiori studiosi del poeta, Jacques Crépet, "non è una raccolta, ma un libro che ha un inizio, un momento centrale e un termine". L’ architettura disegnata dal poeta non termina con l’ edizione 1857. Non solo sotto il profilo bibliografico, ma anche sotto quello letterario il ca
ntiere dei Fleurs resta aperto ben oltre l’ anno che vide la pubblicazione della prima edizione e il processo che la amputò di sei poesie. Già  all’ inizio del 1858 lo scrittore prende in considerazione la pubblicazione integrale della raccolta in Belgio, al riparo dalla giustizia napoleonica. Il progetto viene abbandonato per il timore che l’ opera, se contrabbandata in Francia, potesse pregiudicare una nuova edizione francese. Nuova edizione alla quale il poeta si andava preparando componendo altre poesie, affidate nel frattempo alla pubblicazione su periodici.
Infatti il 1 gennaio 1860 Baudelaire firma un contratto con Poulet-Malassis e De Broise comprendente, insieme ad altre opere tra cui Opium et haschisch, anche la seconda edizione dei Fleurs (uscita nel febbraio 1861). Il ritardo è in parte dovuto al desiderio del poeta di collocare in antiporta un disegno allegorico. L’ incarico era stato affidato al graveur Félix Bracquemond che aveva già  lavorato per l’ editore. Secondo il desiderio del poeta l’ immagine doveva rappresentare uno scheletro arboreo radicato in terra e circondato da ‘fiori del male’. Nessuna delle prove eseguite dall’ artista incontra l’ approvazione di Baudelaire, il progetto viene abbandonato e il disegno sostituito con un ritratto dell’ autore.
Il sottotitolo della seconda edizione annuncia 35 nuove liriche e comprende tutte quelle pubblicate dopo il 1857, salvo Hymne e Rancon. Una sola è inedita La fin de la journée, mancano le sei condannate, tutte quelle del 1857 presentano delle varianti e il poeta dispone in ordine diverso le cinque sezioni in cui era divisa la prima edizione, aggiungendone una sesta Tableaux parisiens. L’ edizione fu stampata in 1500 copie, pochissime su carta di lusso.

Agli inizi del 1862 Baudelaire ritira la sua contestata candidatura alla Accadémie Francaise, ma Les fleurs du mal raccolgono sempre più ampi consensi negli ambienti letterari. Swinburne pubblica un articolo elogiativo su ‘The Spectator’ del 6 settembre di quell’ anno e, tre anni dopo, nel 1865, escono articoli entusiastici di due giovanissimi scrittori, ancora poco conosciuti, ma che presto diventeranno celebri : Stéphane Mallarmé e Paul Verlaine.
L’ evoluzione di Les fleurs du mal non si chiude con l’ edizione del 1861. Baudelaire prosegue il suo percorso poetico insieme a quello di saggista e di traduttore di Poe.
Nel 1866 Poulet-Malassis, che nel frattempo era fallito, pubblica a Bruxelles al riparo dalla censura francese, le sei poesie proibite insieme ad altre diciassette già  uscite su giornali e riviste. Al volume viene dato il titolo, chiaramente allusivo, Les épaves (i relitti). La copertina è muta e il libro risulta stampato ad Amsterdam ‘ à  l’ enseigne du coq’. Ne vengono stampate in tutto 260 copie numerate. Autore ed editore si tolgono un sassolino dalle scarpe indicando che le 260 copie corrispondono al presumibile numero di lettori, da quando ‘le bestie hanno tolto la parola agli uomini’. E il poeta ne manda una copia in omaggio al procuratore Pinard. In antiporta un disegno allegorico dell’ artista simbolista belga Félicien Rops realizza finalmente il desiderio di Baudelaire. L’ acquaforte di Rops si ispira alle rappresentazioni delle Danses macabres di Alfred Rethel. L’ immaginario satanico grondante di simboli viene chiosato da una nota stampata su un foglietto volante inserito nel libro. Sopra lo scheletro, albero della conoscenza ‘del Bene e del Male’ si libra un cammeo con il volto del poeta circondato da angeli e cherubini.Sempre nel 1866 un fascicolo speciale del ‘Parnasse contemporain’, edito da Lemerre, pubblica un insieme di 21 liriche, 15 delle quali inedite, con il titolo Nouvelles fleurs du mal.
Qualche giorno dopo l’ uscita di Les épaves, Baudelaire, che si trova in Belgio, viene colpito da una emiplegia che lo paralizza sul lato destro e lo priva della parola. Quando rientra a Parigi accompagnato dalla madre, porta con sé numerose poesie nuove che saranno inserite dai curatori secondo un loro personale criterio (si ignora se conforme alla volontà  di Baudelaire) nella terza edizione postuma di Les fleurs du mal.

Dal 1868 al 1870 l’editore Michel Lévy pubblica in sette volumi l’opera completa di Baudelaire. Il primo di questi che uscirà  un anno dopo la scomparsa del poeta, a cura di Théodore de Banville e di Charles Asselinau, costituisce per l’appunto la terza edizione definitiva, in parte originale di Les fleurs du mal. Il volume rispetta la ripartizione in capitoli della seconda edizione e aggiunge venticinque liriche nuove, intercalandole in capitoli diversi. L’indice registra 151 poesie precedute da un ritratto del poeta, da una nota di Théophile Gautier, dalla dedica e dal Préface (nuovo titolo di Au lecteur). Chiude il volume un insieme di articoli e di lettere.
L’edizione postuma completa e definisce il disegno del capolavoro di Baudelaire. Questi nel frattempo era mancato a Parigi il 31 agosto del 1857. Dall’ impianto finale restano escluse le sei poesie condannate dal tribunale, pubblicate, come s’ è detto, soltanto in Les épaves.
Dopo la morte del poeta i diritti relativi alle sue opere verranno messi all’ incanto con base d’ asta fissata a 1.000 franchi. Ad aggiudicarseli, a 1.750 franchi, sarà  Michel Lévy unico partecipante all’ asta, già  proprietario delle traduzioni da Poe. Lévy potrà  così realizzare, come abbiamo visto, la pubblicazione di tutte le opere di Baudelaire.
Alcune copie di Les épaves, introdotte in Francia, vengono intanto sequestrate e sul fedele Poulet-Malassis si abbatterà , due anni dopo la loro pubblicazione, una condanna del tribunale di Lille a un anno di carcere e 500 franchi di multa.

Oggi il lettore ha a sua disposizione, in numerose edizioni critiche, il corpus integrale di Les fleurs du mal, che, come abbiamo cercato di illustrare, si è andato costituendo e ampliando in diverse successive edizioni.
Il collezionista-bibliofilo farà  il possibile per avere la prima edizione originale non mutila, del 1857, uno dei libri più ricercati della letteratura francese di tutti i tempi. I’ assoluto valore letterario si accompagna alla sua singolare vicenda editoriale che lo rende ancora più affascinante. Con molta minor soddisfazione può acquistare una delle copie prive delle sei liriche condannate, scelta vivamente sconsigliata dai puristi. Meglio puntare, e ne diremo le ragioni più avanti, alla seconda edizione ampliata, del 1861. In entrambi i casi mancherebbero comunque le sei pietre angolari asportate dal tribunale all’ architettura di Les fleurs du mal. Una copia di Les épaves, peraltro non facilmente reperibile sul mercato antiquario, colmerebbe il vuoto. Ma il piano dell’ opera non sarà  ancora completo senza le nuove poesie inserite nell’ edizione postuma del 1868 (sempre priva delle sei liriche incriminate).
Il motivo per cui è consigliabile l’ edizione del 1861 è anche di natura filologica. Infatti le edizioni critiche dell’ opera poetica di Baudelaire (una per tutte l’ ultima edizione della Pléiade) impostano il piano del loro lavoro prendendo come testo di riferimento la vulgata del 1861. Questo perchè l’ autore, mentre era  ancora in vita, apportò notevoli varianti rispetto ai testi che appaiono nella prima edizione, e inserì nuovi componimenti all’ insieme, modifiche apparse nell’ edizione postuma del 1861.
Il collezionista amante di Les fleurs du mal, ricostruirà , con lo schema che abbiamo descritto, la genesi e il compimento del capolavoro di Baudelaire, attraverso la sequenza delle edizio
ni originali. Si dovrà  aspettare il 1949 perchè le sei pietre dello scandalo vengano ufficialmente e definitivamente liberate dall’ interdetto, da un processo di revisione in cassazione.

In realtà , con il passare del tempo e con il mutare della rilevanza giuridica del concetto di offesa alla morale, le sei poesie erano state pubblicate in diverse occasioni, anche prima del 1949, senza conseguenze giudiziarie. Si trovano ad esempio nella prima edizione di Baudelaire nella Pléiade, curata dal Le Dantec in due volumi, il primo dei quali inaugura nel 1931 la prestigiosa collana.
Ma neppure il 1949 metterà  fine alla saga giudiziaria delle ‘poésies condamnées’. Dopo la sentenza della Cassazione numerosi altri editori si affrettarono a pubblicare le sei liriche. Ebbene, un erede degli editori originali intenta causa, dieci anni dopo, nel 1959, chiedendo nuovamente, ironia della sorte, il ‘sequestro di tutte le edizioni comprendenti le sei poesie’, sulle quali rivendica i relativi diritti d’ autore, nel presupposto, errato, che i testi rientrassero nella proprietà  dei firmatari del contratto del 1856. Per fortuna l’ erede perderà  la causa : i diritti infatti, erano stati aggiudicati post mortem in asta a Michel Lévy. Si arriverà  a sentenza soltanto nel 1967. Una coda giudiziaria che avrà  certamente divertito, nei Campi Elisi, Baudelaire, il devoto Poulet-Malassis e forse anche il procuratore Picard.

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