Wuz n. 5, maggio 2003

Santo Alligo

 

Le visioni di Alvim Corrêa

sulla guerra di Wells

 

La moderna fantascienza nasce nel 1897 con il libro The War of the Worlds, e ha una precisa paternità nell’inglese Helbert George Wells; anzi, lo stesso scrittore situa il primo contatto tra marziani e umani proprio nel giardino dietro casa sua, nella cittadina di Woking vicino a Londra.

Ma uno scontro tra due mondi era già stato descritto secoli prima, esattamente diciotto, dal greco Luciano di Samosata. Quel primo scontro, certo, non aveva nulla di fantascientifico e men che meno di scientifico: in Storia vera, Luciano immagina una guerra mossa dalla Luna contro il Sole, divertendosi a creare nel libro le più grosse invenzioni che gli saltano in mente. Un gruppo di greci, spintisi su una nave oltre le colonne d’Ercole, nell’oceano occidentale, vengono sollevati in alto, fin sulla Luna. Il re dei Lunari, Endimione, informa i terrestri che, per aver impedito Fetonte, re dei Solani, la colonizzazione di Espero, sta portando guerra al Sole. Per l’invasione, ragni grandi come le Cicladi stendono tra Luna e Sole le loro tele. I due schieramenti mettono in campo Ippogrifi, Cavalformiche, Aglipugnanti, Pulciarcieri, Erbalati, Torsifunghi, Aeroriddanti, Canipinchi e quant’altro, tutti di dimensioni colossali e a milioni, armati di spade e scudi, per darsele di santa ragione. Luciano, nell’introduzione, avvisa il lettore che nel libro dirà una sola verità: che il suo racconto è una bugia.

Millecinquecento anni dopo Luciano, François-Marie Arouet de Voltaire (1694-1778) descrive nel racconto Micromégas, pubblicato nel 1752, la prima discesa pacifica sulla Terra di abitanti di altri pianeti; Micromega, di proporzioni ipergigantesche, proveniente dal pianeta Sirio in compagnia di un abitante di Saturno, un nano al suo confronto. Ma la loro non è un’invasione; il racconto di Voltaire ha solo intenti satirico-filosofici. I due visitatori spaziali riusciranno a vedere e a parlare con alcuni uomini, scoprendone lo smisurato orgoglio nonostante la statura lillipuziana, solo attraverso un microscopio ottenuto da un grosso diamante.

Ma è solo verso la metà dell’Ottocento, con l’avvento della società industriale, che in alcuni racconti di viaggi spaziali, soprattutto verso la Luna, si comincia a far uso di nozioni parascientifiche. Nel 1875 viene pubblicato in Italia (dalla Tipografia Editrice Lombarda di Milano) un libro dello scrittore Enrique de Parville, già apparso in Francia, intitolato Viaggio straordinario di un abitante del pianeta Marte, che può entrare di diritto in questo articolo. Nel libro, scandito in quattordici lettere, si narra di una spedizione geologica sulla Cordigliera delle Ande, nel paese degli Arrapahys, e della scoperta di un gigantesco aerolito di forma ovoidale sotto strati di roccia. Al suo interno i geologi trovano un marziano mummificato che Riou, illustratore di molti romanzi di Jules Verne, disegna con la fisionomia degli extraterrestri cui ci hanno abituato le presunte fotografie, i disegni e i film di questi ultimi decenni, come Incontri ravvicinati del terzo tipo di Spielberg. Questo di Parville potrebbe essere il primo vero racconto di fantascienza, racconto che tra l’altro ha dato spunto ad un altro film americano del 1951: La Cosa da un altro mondo, di Christian Nyby. Ma il libro non è che una curiosità, molto interessante, ma solo una curiosità; non per niente l’edizione fa parte della collana “Biblioteca di un curioso” dell’Editrice Lombarda.

Con Helbert George Wells, sul finire del XX secolo, ha inizio quel filone letterario che va sotto il nome di science-fiction. Wells nasce a Bromley, nel Kent, l’11 settembre del 1866 e muore a Londra il 13 agosto del 1946, dopo essere stato testimone di un vero attacco all’Inghilterra con razzi di nuova concezione lanciati da un vero nemico al di là della manica. Wells ha potuto realmente vedere i bombardamenti su Londra da lui descritti più di quarant’anni prima nel suo romanzo più famoso.

Wells si laurea in biologia nel 1888 al Royal College of Science di Londra; gli insegnamenti del professor Thomas H. Huxley lo portano a ragionare scientificamente. La sua natura democratica lo spinse a distanziarsi dalla società del suo tempo e ad abbracciare il socialismo; in effetti, i romanzi fantascientifici sono per Wells pretesto per una critica sociale. Insegnò scienze dal 1893 al 1896, fino a quando i proventi della sua attività letteraria non bastarono alle sue necessità. Nel 1895 esce The Time Machine che gli dà immediatamente grande notorietà. Seguirà The invisible man (1897) e dopo The War of the Worlds, nel 1901 The First Man in the Moon, che, illustrato da Martin van Maele intorno al 1905, esce a Parigi, presso Félix Juven, con il titolo francese Les premiers hommes dans la Lune. Dopo questo primo gruppo di romanzi fantascientifici, Wells si dedicò a lavori letterari di tutt’altro genere: autobiografici, pseudofilosofici e storici.

Angelo M. Sodini, nella prefazione all’edizione italiana di La guerra dei mondi, scrive che questi primi romanzi costituirono uno dei più grandi successi editoriali di quegli anni, e che Wells deve a questi primi romanzi la fortuna economica di cui godette. In poco tempo Wells si guadagna il nome di “Verne inglese”, che per la verità poco gli piaceva; e in effetti ad accomunare i due scrittori c’è ben poco.

The War of the Worlds viene edito nel 1898 a Londra da William Heinemann e a New York da Harper & Brothers. Ma una pre-edizione esce a puntate, dall’aprile a dicembre del 1897, sul Pearson’s Magazine Cosmopolitan, con le illustrazioni di Warwick Globe, utilizzate da Harper per l’edizione dell’anno successivo. Globe, illustratore di talento, ma più legato al mondo della fiaba destinata ai bambini, dà al racconto immagini di taglio moderno ma non visionarie come vorrebbe il testo.

Il libro viene subito tradotto in molti paesi: in Italia lo pubblica Francesco Vallardi di Milano intorno ai primissimi anni del 1900. La guerra dei Mondi è tradotto da Sodini con una lunghissima prefazione, già apparsa nell’ottobre del 1901 nella rivista illustrata “Natura ed Arte”.

Il libro ha in antiporta una bella fotografia in bianco e nero del giovane Wells dedicata al traduttore, e nel frontespizio una citazione da The Anatomy of Melancholy di Keplero: “Ma chi abiterà questi mondi, se essi un dì rimarranno deserti? …Siamo noi od altri i padroni del mondo?… E sono proprio tutte le cose fatte solo per l’uomo?”.

Ma è a Bruxelles che grazie ad un illustratore malato, e con pochi anni ancora da vivere, viene pubblicato il più splendido libro illustrato dell’invasione marziana: La Guerre des Mondes. Il volume è tradotto da Henry-D. Davray, che ne aveva già proposto la pubblicazione al figlio dell’editore parigino Hetzel; ma questi, giudicando il romanzo troppo violento e non in linea con lo spirito dei libri editi dalla sua casa editrice, lo aveva respinto senza esitare.

La Guerre des Mondes è stampato da L. Vandamme & Co, Jette-Bruxelles, il 10 maggio del 1906. Se ne tirano soli 500 esemplari tutti firmati dall’illustratore: il brasiliano Alvim Corrêa, su cui occorre spendere qualche riga.

È solo tramite Internet che sono riuscito a trovare notizie sul pittore Henrique Alvim Corrêa.; nessun altro repertorio consultato dà notizia della sua esistenza e le sue illustrazioni per La Guerre des Mondes, sono il suo unico apporto al libro illustrato.

Corrêa nasce il 30 gennaio del 1876 a Rio de Janeiro e muore tubercolotico a Bruxelles il 7 luglio del 1910. Pittore, disegnatore e incisore, frequenta a Parigi, tra il 1894 e il 1895, l’atelier del pittore di battaglie Édouard Detaille. Tre anni dopo si trasferisce a Bruxelles. Corrêa è il primo artista brasiliano a usare l’acquaforte come tecnica per incidere un’opera d’arte e non solo per riprodurre immagini. Nel 1905 è vittima di tubercolosi polmonare e intestinale che lo porterà alla morte e che gli faranno firmare alcune opere con lo pseudonimo H. le Mort (Enrique il morto), accompagnato dal disegno di un piccolo teschio. Ana Weiss, paragonando l’atmosfera delle illustrazioni de La Guerre des Mondes alle fantasmagorie di due grandi pittori, scomoda addirittura Bosch e Bruegel. La produzione artistica di Corrêa è molto contenuta: oltre alle illustrazioni del romanzo di Wells, solo 80 quadri e 300 disegni circa, tra scene militari, nudi, paesaggi e studi di costumi.

La Guerre des Mondes è tipograficamente un ibrido affascinante. La copertina ha il dorso in pelle con impresse a secco sei nervature, entro le quali sono scanditi, dall’alto in basso, il nome dello scrittore, il titolo dell’opera e il nome dell’illustratore; dividono gli scomparti due spazi con un asterisco. Il piatto e il retro di copertina sono bisellati, stampati in bruno su carta kraft camoscio, con decori in negativo art nouveau su tutta la superficie, interrotti al centro da una piccola campitura rettangolare, dove, anacronisticamente, l’editore stampa in nero il titolo e il nome dello scrittore in carattere gotico. Inquietante preveggenza della futura invasione tedesca o intrigante scelta artistica? Capitelli e segnacolo in seta gialla.

La carta usata per il testo, contenente 101 illustrazioni al tratto, è una vergata paglierina, che, purtroppo, in tutti gli esemplari è leggermente fiorita. Le 32 illustrazioni fuori testo, stampate su carta patinata semilucida da 220 grammi circa e imbrachettate, sono realizzate a matita e carboncino, a volte acquerellate per renderle più fotografiche, stampate in due toni, nero e seppia, contornate da uno spesso filetto seppia chiaro e protette da velina con un passo del capitolo cui si riferisce l’illustrazione.

Il volume è diviso in due libri. L’illustrazione d’apertura è manifesto dell’opera: due apparecchi siderali marziani, con lunghe gambe e braccia filamentose avanzano, in uno scenario apocalittico, lanciando Raggi Ardenti; in primissimo piano il titolo del primo libro: L’arrivée des marsiens (così nel libro invece di martiens).

Le illustrazioni nel testo hanno un disegno completamente diverso da quello delle tavole fuori testo; la cosa più incredibile, però, è che lo stile adottato da Corrêa per queste 101 illustrazioni nulla ha a che vedere con l’epoca in cui sono state disegnate, ma piuttosto con lo stile che molti illustratori adotteranno solo a partire dagli anni Quaranta – Cinquanta.

Corrêa non ci stupisce nel disegno della figura umana o dei marziani così come ci stupisce nel disegno delle macchine spaziali e nei paesaggi, ma sopratutto nelle atmosfere che sa creare. Il libro contiene, come ho detto, 32 illustrazioni fuori testo; alcune meno riuscite, altre di fattura splendida e di straordinario impatto visivo. La sapiente illuminazione che il disegnatore dà ad alcune scene − dove macchine aliene, quasi umanizzate per la presenza di occhi (ma in realtà più vicine a pentole con un coperchio a pagoda) seminano morte e distruzione − è quasi teatrale, sempre dal basso e quasi sempre proveniente da dietro le quinte: con questo espediente, l’artista ci consegna immagini potentemente sinistre, spettrali ma al contempo affascinanti.

Corrêa orchestra con sapiente regìa i movimenti di massa della gente in fuga dal micidiale Raggio Ardente dei marziani. In alcune immagini l’illustratore, per creare un effetto più inquietante, attraverso un’illuminazione appropriata proietta l’ombra delle grandi navi spaziali contro le nuvole.

In una delle illustrazioni al tratto nel testo Corrêa tratteggia le case devastate di Londra come se stessero piangendo; in un’altra dà alle finestre delle case distrutte veri e propri occhi, mentre un enorme teschio, anch’esso con gli occhi, sostituisce la cupola di una cattedrale.

Sorprendentemente surreale è una tavola del capitolo XVII. Due terzi del cielo, di un plumbeo sconsolante, sovrastano un mare grigiastro, appena accennato e appena mosso; in cielo, nel punto più luminoso, spicca una sagoma nera, una palla con appendici filamentose circondata da un anello, tanto da sembrare − alla Redon − un occhio che versa copiose lacrime. Un’altra tavola è quasi astratta per i pochi elementi geometrici usati; l’interesse di Corrêa si è appuntato solo su un particolare: le fondamenta di un ponte. In un’istantanea quasi fotografica il disegnatore blocca l’esplosione di un ordigno che colpisce in pieno una casa con effetto catastrofico e che anticipa di quarant’anni i bombardamenti delle V2 su Londra.

Una delle più straordinarie immagini concepite da Corrêa prefigura, per il suo movimento e la sua dinamica, alcuni quadri futuristi; a me ne ricorda uno in particolare: Rissa in Galleria, dipinto da Boccioni nel 1910. Una macchina da combattimento marziana, protetta dall’ombra, osserva con curiosità un gruppo di persone impazzite che cantano e ballano davanti a una casa dall’uscio illuminato, unico punto luminoso, insieme agli occhi della nave aliena, che getta sulla strada le lunghe ombre degli umani. C’è anche una tavola a piena pagina nel testo, che ha come uniche protagoniste le case semidistrutte di Londra, disegnate con una prospettiva espressionistica.

Nell’ultimo disegno a chiusura del romanzo Corrêa ci consegna la sua immagine, ritraendosi seduto per terra con album e matita in mano, il volto attentamente rivolto al giovane Wells che, armato di penna d’oca e con un piede appoggiato sulla carcassa di un marziano, sta in posa per il ritratto.

Voglio concludere con un fatto di cronaca. Il 31 ottobre del 1938 la WABC and the Columbia Broadcasting System’s, alle ore 8.15, interrompe bruscamente la trasmissione per dare un terribile annuncio: i marziani sono sbarcati vicino a Princeton N. J. seminando morte e distruzione. I morti, caduti sotto un raggio della morte sembra siano già millecinquecento. L’America è pervasa da un indescrivibile panico e da un fuggi fuggi generale. Centrali telefonriche, centrali di polizia e stazioni radio vanno in tilt. Anche Woody Allen nel suo Radio Days ricorda quel giorno.

La fantastica idea di interrompere così la trasmissione per leggere il romanzo di H. G. Wells è di un grande quasi-omonimo: Orson Welles, il geniale regista. La cosa curiosa è che il programma con la lettura della Guerra dei mondi era stato annunciato, per radio e nei quotidiani, qualche giorno prima; ma l’idea di Welles di introdurre la lettura in quel modo creativo colse tutti di sorpresa con effetti dirompenti.

Bibliografia

A. M. Sodini , Un romanziere dell’ignoto (H. G. Wells), “Natura ed Arte”, Milano, ottobre 1901

Dizionario Letterario Bompiani, Milano, 1956

Pierre Versins, Enciclopédie de l’utopie et de la science-fiction, Losanna, L’Age d’Homme, 1972

Ana Weiss, Alvim Corrêa, Instituto Itaù Cultural, Estado de São Paulo (Internet)

Gli eredi del Capitano Nemo, Torino, Studio Bibliografico Little Nemo, 1999

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