Wuz, n.10 dicembre 2003

 

Lucia di Maio

 

Le prime di

Vitaliano Brancati

 

 

La sera del 24 luglio 1907 Vialiano Brancati nasce a Pachino : il destino mostra di aver ben compreso lo spirito dell’artista scegliendo un luogo che certamente contribuirà  a sviluppare l’ispirazione dell’opera sua.

Vincenzo Epifanio, nella voce dell’ enciclopedia Treccani, così descrive Pachino : "Domina da una prominenza -65 metri sul livello del mare- la regione ondulata con cui termina la parte sud orientale della Sicilia e prende il nome da quello stesso capo che ora più comunemente si chiama Passero".
Gli abitanti erano nel 1931, 19.784; lo stesso numero che ritroviamo  nell’edizione 1968 della Guida d’Italia edita dal Touring, dopo la morte di Brancati dunque. E lo stesso numero all ‘incirca, che abitava il Comune nel momento in cui lo scrittore vedeva la luce. Nulla sembra mutare in quel natio borgo selvaggio (si veda la prefazione all’ opera di Leopardi pubblicata nel 1941 presso Bompiani), e l’ immobilità  di uomini o cose è una caratteristica della poetica di Brancati. Una città  vasta e chiusa ad un tempo, fondata dal feudatario Starabba Alagona nel 1758 nei propri personali possedimenti, ricca di vino e di commerci, con una grande piazza quadrata, un castello e un alto faro in fronte.

Brancati trascorre una prima giovinezza isolata e serena; scriverà  nel 1934 (nella novella Il nonno) : "Quando si vive in un modo simile non si ha bisogno, per riempire la propria vita, nè di poesia nè di ricchezze e nemmeno -ho un po’ di esitazione a dirlo- di religione".
Nel 1920 Brancati si trasferisce a Catania, al seguito del padre Rosario, funzionario della regia prefettura. Frequentando il ginnasio Spedalieri finalmente si scuote, l’ incontro con il geniale professore di latino e greco Francesco Guglielmino, provoca la svolta : i due rimarranno amici per tutta la vita.
Il dottor Rosario Brancati era uomo di lettere e collaborava con pseudonimo (Il Ghirlandaio) al quotidiano catanese ‘Giornale dell’ Isola’. L’esordio del figlio avviene su quelle colonne, il 9 luglio 1922. Si trattava, fra l’ altro, di due sonetti (Acquarelli) : il giovane li invierà  al vate per antonomasia, Gabriele d’ Annunzio, insieme ad altri scritti. Sono ancor oggi conservati al Vittoriale e scampati così al ripudio dell’ età  matura.

Brancati è precoce, collabora a vari periodici e nel 1924, a 17 anni, fonda la rivista ‘Ebe’, di cui usciranno solo tre fascicoli, ovviamente assai rari. I tempi sono ormai maturi per il primo volume, dopo tanto purgatorio di articoli e poesie. Fra il 1924 e il 1926 lavora alacremente al suo Poema drammatico, opera intrisa di nazionalismo dannunziano e di entusiasmo per il Duce (si era iscritto al PNF fin dal 1924 e, come lui stesso scrisse autocriticandosi "ero fascista fino alla radice dei capelli").
Fedor esce nel 1928 per i tipi di Studio Editoriale Moderno, stampato in Catania dal tipografo Di Benedetto, all’epoca ubicato in via Madonna delle Grazie 10. E’ una brossura piuttosto elegante, attenta al gusto dell’ epoca, la cui copertina porta al verso il prezzo (L.10) e il logo dell’ editore, al recto una graziosa xilografia firmata ‘Luci’, in tutto 208 pagine, compresi occhietto e fronte. La dedica editoriale, quasi una affettuosa prefazione, è per Giuseppe Antonio Borgese : si tratta dell’ ennesima dimostrazione del carattere contraddittorio di Brancati, ove si tenga conto che il destinatario non solo si era ben guardato dal sollecitarla, ma di lì a poco, nel 1931, si sarebbe stabilito negli USA per sottrarsi alla dittatura italiana.

L’ opera prima di Brancati è assai difficile a reperirsi, per la bassa tiratura e a causa del rifiuto di tutti i primi testi giovanili da parte dello scrittore, divenuto antifascista. Per le stesse ragioni è una rarità  bibliografica Everest, il secondo testo, pubblicato nuovamente presso Studio Editoriale Moderno, nel 1931. La copertina in brossura è reperibile in almeno due colorazioni sempre sfumate, il sottotitolo è Mito in un atto, la xilografia di copertina non è firmata ed è ripetuta al fronte. L’ opera presenta una prefazione di Telesio Interlandi, il giornalista che legherà  il suo nome a periodici esplicitamente razzisti. E in tal preambolo si legge : "Everest è il primo felice tentativo di rendere drammaticamente il senso eroico dell’ azione mussoliniana….E’ un mito orgoglioso, che soltanto un giovane di questa nostra età  satura di certezza poteva scrivere". Il pezzo teatrale era stato rappresentato, prima della stampa, dalla Compagnia del Teatro dei Giovani al Margherita di Roma il 5 giugno 1930, e la compagnia era diretta dal figlio di Pirandello, Stefano, con il cognome d’ arte Landi. Il successo dell’ opera encomiastica apre a Brancati nuove porte e nuove collaborazioni : nel 1932 escono ben tre libri, due dei quali rivestono, per ragioni diverse, notevole importanza.

Presso la Casa Editrice Ceschina uscì nel maggio del 1932 il primo romanzo di Vitaliano Brancati, L’ amico del vincitore. Per quanto rifiutato, si trattò pur sempre del primo tentativo di un genere che poi darà  fama allo scrittore siciliano. L’ opera è dedicata a Teresio Interlandi, con il quale Brancati continuava la collaborazione sui periodici; la stampa fu affidata allo stabilimento tipografico Littorio; il volume è di 536 pagine; meno raro dei due precedenti (anche per la maggior tiratura) è pur tuttavia difficile a reperirsi in quanto ritirato e disconosciuto, senza ristampe e senza richiami da parte dell’ autore.
L’ altra importante pubblicazione è di nuovo un’ opera teatrale. Non si tratta di un volume, ma di un numero monografico della rivista ‘Il Convegno’, anno XIII, n. 5-6 del 25 giugno 1932. Il dramma è in tre atti, contrassegnato da un titolo quanto meno curioso Il viaggiatore dello sleeping n. 7 era forse Dio ?.
Brancati non considerò, nelle sue inquiete rielaborazioni, il pezzo come fascista e in effetti esso si distanzia non poco dalla precedente produzione e dal quasi contemporaneo Piave. I tre atti costituiscono certamente il punto di svolta nella prosa di Brancati.

Piave è caratterizzato invece dai difetti delle prime due opere teatrali senza neppure averne i pregi di dannunziana ingenuità  : fu rappresentato (dopo la vittoria nel concorso dedicato alla memoria di Fausto Maria Martini) al teatro Valle di Roma con gli attori della compagnia Ricci-Bagni e con la prestigiosa regia di Anton Giulio Bragaglia. Nonostante la notorietà  della compagnia e del regista l’ esito della rappresentazione fu infelice; nè ebbe miglior sorte commerciale la stampa dell’ opera (1932) affidata alla casa editrice Mondadori, nella ‘Collezione teatrale Mondadori’.
Il titolo originario era Caporetto, ma fu modificata in Pi
ave
per diretto ordine di Mussolini. E’ interessante poi rilevare dalla scheda editoriale l’ annuncio di un volume in corso di pubblicazione, dal titolo Vile nell’ amore : una tale opera in realtà  non uscì mai.
Nel 1934 Mondadori pubblica invece Singolare avventura di viaggio, con dedica al fratello Corrado, critico cinematografico e autore di un interessante volumetto pubblicato nel 1995 dal Greco in Catania Vitaliano mio fratello. Singolare avventura è il primo testo importante, fu composto nella primavera dell’ anno precedente, ormai del tutto estraneo alla retorica di regime, tanto da meritare una dura recensione di Luigi Chiarini su ‘Quadrivio’. Dopo la stroncatura venne il ritiro dalle librerie del romanzo, giudicato immorale dai recensori dell’ epoca.
Con il ritiro dell’ opera iniziò il distacco di Brancati dall’ ambiente fascista romano : il 24 giugno 1934 ‘Quadrivio’ pubblicò la sua lettera di dimissioni da redattore. Nel 1935 lo scrittore lasciò Roma e fece ritorno nella natia Sicilia; ma fra il febbraio e il marzo 1936 uscirono ancora su ‘Quadrivio’ Gli studi per un romanzo in sei puntate, mentre ‘Il Convegno’ diede alle stampe Eraclio, dramma in versi mai rappresentato.

Fra il 1935 e il 1938 Brancati prosegue l’attività  di pubblicista, e in particolare conosce Leo Longanesi : l’incontro ha una notevole importanza nello sviluppo delle opere successive. Nel 1938 esce su ‘Quadrivio’, fra giugno e agosto, in 11 puntate, il romanzo breve Sogno di un valzer; e su ‘Omnibus’ vengono pubblicate le nove puntate della versione abbreviata de Gli anni perduti. Lo scrittore siciliano si avvia deciso verso i grandi romanzi della maturità , e il ritorno in Sicilia sembra giovargli, consentendo di saldare l’esperienza romana con i ricordi dell’infanzia a Pachino o della gioventù a Catania.
Studio Editoriale Moderno pubblica nella tipografia di Alfio Amantia la raccolta In cerca di un sì con sottotitolo Racconti. Le novelle non sono inedite, la prima edizione in volume è di 176 pagine, con una piacevole copertina illustrata a colori.
L’edizione originale completa di Gli anni perduti fu stampate a Firenze da Parenti nella propria stamperia, con data 15 ottobre 1941. E’ il 39° volume della Collezione di ‘Letteratura’, si compone di 208 pagine, con un ritratto dell’ autore a piena pagina fuori testo a firma di Maccari.
Sempre nel 1941 venne pubblicato dall’editore Rizzoli il celebre Don Giovanni in Sicilia. La brossura è quasi muta con la sola indicazione del titolo al recto e sul dorso anche il nome dell’autore. Tutte le edizioni successive (ben sei tra il 1942 e il 1952) furono pubblicate da Bompiani. Il volume uscì nella collana ‘Il sofà  delle muse’ ideata e diretta da Longanesi, come n° 9, con sopraccoperta illustrata da Longanesi stesso.

Brancati, ancora nel 1941, pubblica l’innovativa antologia di scritti di Leopardi, Società , lingua e letteratura d’Italia (1816-1832), inizio del rapporto con l’editore Valentino Bompiani.
In quello stesso anno, durante le prove della commedia Le trombe di Eustachio, pubblicata sulla rivista ‘Scenario’, avviene l’incontro con Anna Proclemer, futura sposa dello scrittore.
Nel 1942 appare per i tipi di Rizzoli un’ antologia delle Memorie d’Oltretomba di Chateaubriand, traduzione e prefazione di Brancati, edione di un certo successo (4 ristampe).
Nel 1943 esce presso Bompiani I piaceri, con sottotitolo Parole all’orecchio. Nel 1945, presso L’Acquario Editore di Roma, nella collezione di autori moderni ‘La Giarrettiera’, appare la raccolta Il vecchio con gli stivali. Singolare avventura di Francesco Maria, dedica editoriale a Luigi Russo, edizione numerata di 2000  esemplari. Nel 1946 poi, Brancati publica I fascisti invecchiano nella collana ‘La Fronda’ di Longanesi, sette racconti raccolti in un volumetto di 104 pagine.
Nel dopoguerra Brancati si dedica con passione alle collaborazioni, pubblicando aritcoli, racconti e saggi sulle colonne di quotidiani e riviste. Non va dimenticata neppure l’attività  teatrale, sempre cara all’autore. Anzi, va integrata con la scrittura di soggetti e sceneggiature cinematografiche. Da ricordare : la commedia Raffaele apparsa su ‘Botteghe Oscure’ (1948) e il film Anni difficili che il regista Luigi Zampa portò a un notevole successo.

Nel 1949 Mario Pannunzio diede vita al settimanale ‘Il Mondo’. Nei primi 15 numeri compaiono, fra febbraio e maggio, le puntate del romanzo Il bell’Antonio,  in versione espurgata di riferimenti alla religione e al sesso. La vicenda relativa al testo del romanzo non è stata ancora oggetto di indagine risolutiva, ma par certo che Brancati avesse dato corso a una doppia stesura, per il settimanale e per il volume, continuando a correggere in contemporanea entrambi i testi, limandoli in cerca di una versione definitiva. In effetti le variazioni tra i due testi non sono di poco conto : il dattiloscritto inviato al ‘Mondo’, con le correzioni autografe di Brancati, potrebbe essere un contributo assai utile per giungere a una ricostruzione delle vicende relative al testo. La prima edizione in volume de Il bell’Antonio (Bompiani) porta in ultima pagina la data 25 maggio 1949. La sopraccoperta è illustrata a colori, con immagine raffigurante un gallo, tratta da Picasso. L’illustrazione rievoca il titolo originario del romanzo Il gallo non ha cantato, quello definitivo fu invece suggerito da Leo longanesi e la decisione finale fu presa in prossimità  della pubblicazione, tanto che la dizione tralasciata compare ancora nella bozza dattiloscritta data al ‘Mondo’.
Il bell’Antonio ottenne subito un successo straordinario, suscitò violente polemiche, fu tradotto in numerose lingue. Vinse il premio Bagutta nel febbraio del 1950, a scapito di Cesare Pavese che concorreva con La bella estate.

Nel 1952, La governante, provocatorio pezzo teatrale che Brancati voleva affidare ad Anna Proclemer, fu vietata dalla censura. Bompiani ed Einaudi rifiutarono la pubblicazione. Brancati si rivolse allora, con successo, a Laterza. Nel 1952 fu stampato, dalla casa editrice di Bari, nella collana ‘I libri del Tempo’, il saggio Ritorno alla censura; la non comune fascetta editoriale che avvolgeva la brossura avvertiva : "Lo scritto è seguito dalla commedia proibita nei teatri italiani".
Dell’attività  editoriale ininterrotta, compresa tra la pubblicazione de Il bell’Antonio e quella postuma di Paolo il caldo, ricorderemo un opuscoletto uscito a Roma presso l’ Istituto Grafico Tiberino per ‘Gli spettacoli dell’Anfiparnaso’ : la raccolta contiene Orfeo vedovo, parole e musica di Alberto Savinio, Morte dell’aria di Toti Scialoja e Il tenore sconfitto, farsa musicale di Vitaliano Brancati, musica di Vincenzo Tommasini.

La morte sorprese Brancati ancora intento alla stesura di Paolo il caldo. Con il consenso dell’autore (che diede le ultime disposizioni due giorni prima di spirare) apparve postuma, nel 1955 per i tipi di Bompiani, l’edizione originale, con una commossa prefazione di Alberto Moravia.
L’ultimo romanzo è rimasto, come noto, incompiuto. Costituisce il definitivo ritorno alle origini e all’ironia, a volte un po’ cupa ma sempre appassionata, che legava Brancati alla sua Pachino.

 

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