Wuz, n° 3, aprile 2002

 

Hilarius Moosbrugger

 

Le prime di Savinio

 

Savinio è un ricordo di gioventù. Nella libreria di casa, su un ripiano a mezza altezza, vedevo tre libri dalle copertine colorate che risaltavano allegramente rispetto al colore uniforme degli altri volumi.
Salivo su una sedia per guardarli da vicino, leggevo il nome particolare dell’ autore, un nome senza cognome, dal suono di violino.

I titoli dei libri : Ascolto il tuo cuore, città ; Narrate, uomini, la vostra storia; Casa ‘La Vita’ erano immagini visive trattate a parole che si sposavano benissimo ai disegni e ai colori delle copertine, e lasciavano immaginare un mondo da esplorare, fantastico e bellissimo.
Chiedevo a mio padre : "Chi è Savinio ?". "Savinio è  pittore e scrittore, fratello di de Chirico". La risposta laconica era una minima biografia che non spiegava e lasciava Savinio misterioso. Ma, forse senza volerlo, coglieva l’ essenza della sua personalità  : il doppio, due fratelli, una doppia vita, pittore e scrittore, un doppio nome.

Savinio nasce ad Atene, il 25 agosto 1891, nel segno della Vergine. Parlando del fratello e con la sua passione per l’ etimologia dice : "Chirico, cittadino di Firenze, ma anticamente oriundo della Sicilia, deriva indubbiamente dal greco Kerux che è quanto dire, araldo, annunziatore".
La definizione si adatta benissimo anche a lui.

Nelle memorie di Giorgio de Chirico c’è il ricordo dell’ infanzia di Alberto ad Atene : "Mio fratello allora portava i capelli lunghi e pettinati a cannelloni come quelli del Re Sole. La confezione di quei cannelloni richiedeva ogni mattina un vero rito e le fantesche e le governanti ci si affannavano armate di un arnese speciale, una specie di piccolo cilindro manubriato, in legno bruno, duro e polito e che ricordava un po’ i manganelli dei poliziotti inglesi. Quando dopo quell’ operazione mio fratello appariva con il capo tutto carico di lunghi capelli mia madre diceva che sembrava un ritratto di Van Dyck. Mio fratello era il ‘bello’ della famiglia e nostra madre ne era molto fiera; lo vestiva con casacche di velluto d’ un blu oltremare sulle quali spiccavano grandi baveri di trina; quando usciva con lui a passeggio sul viale degli alberi di pepe, certe vecchie serve a riposo che, secondo i casi facevano ora le piaziste in domestiche ora le mezzane, scorgendo mio fratello cacciavano rauche urla di ammirazione, gridavano a nostra madre ‘che si viva’ e lo chiamavano pulà chimu (mio uccellino) e gli sputavano addosso". (de Chirico, Ricordi della mia vita, Astrolabio).

Questo non impedirà  ad Alberto di studiare musica, e bene, tanto da essere diplomato in pianoforte e composizione a dodici anni. Poi il padre muore, la famiglia si trasferisce a Monaco, Alberto si perfeziona con Max Rger e compone un’ opera, la sua prima, e il suo primo libretto Carmela : "Un racconto romantico come la Graziella di Lamartine, ma con un nome irremediabilmente napoletano" dice ancora il fratello. Carmela è ammirata da Mascagni a Monaco, mezzo ammirata da Ricordi a Milano, ma mai pubblicata. Però è l’ inizio di un’ esperienza che porta Savinio, nel 1910, a Parigi. Queste tappe di città  in città  in Europa sono insolite in quell’ epoca. Fanno presagire la dinamicità  della vita di Savinio e la sua modernità .
"Nivasio Dolcemare arrivò a Parigi la sera del 25 febbraio 1910 e quando smontò dal vagone tedesco di terza classe aveva esattamente 18 anni e 6 mesi" (Maupassant e l’ altro).
Nella Ville Lumière Savinio dà  concerti, fa eseguire liriche per canto e balletti, conosce Apollinaire, Picabia, Cendrars,Cocteau, Soffici, Papini.
Sentite Apollinaire : "J’ ai été invité par un jeune musicien à  entendre de sa musique. Il s’ appelle Albert Savinio et j’ ai l’ idée que l’ on entendra de nouveau parler de lui. Mais pour ce qui est du petit concert qu’ il m’ a donné, j’ etais charmé et étonné à  la fois, car il maltraitait si fort l’ instrument qu’ il touchait qu’ après chaque morceau de musique on enlevait les morceaux de piano droit qu’ il avait brisé pour lui en apporter un autre qu’ il brisait incontinent" (Apollinaire, Anecdotiques).
Quei primi anni in Francia segnano il culmine dell’ esperienza musicale di Savinio. Ma già  la letteratura preme. A Parigi Alberto scrive i suoi primi canti poetici e assume lo pseudonimo Savinio, preso da Albert Savine, traduttore di Wilde. Ritornato in Italia, arruolato a Ferrara nel 1915, abbandona la musica : "Musicista, mi sono allontanato dalla musica nel 1915 all’ età  di 24 anni per ‘paura’, per non soggiacere al suo fascino, per non cedere totalmente alla sua volontà . Perchè la musica stupisce e istupidisce" (Scatola Sonora).
Ferrara ispira l’ idea della sua opera prima Hermaphrodito. Sulla ‘Voce’ di De Robertis appaiono nel 1916 a puntate i primi capitoli, nel 1918 sarà  stampato in volume.

A questo punto si può cominciare a parlare di prime edizioni. Non le elencherò tutte, per questo ci sono le bibliografie. Sceglierò un piccolo gruppo di edizioni originali, a mio gusto. Naturalmente ciascuno può scegliersi il suo. Il bello di una collezione è unire libri-oggetto a libri-lettura, dove la lettura è la ragione dell’ andare in cerca di rarità .

Scelgo come prima opera una rivista : ‘Les soirées de Paris‘. E’ color crema, formato in 4° piccolo, titolo e sommario rigorosamente inquadrati da un sottile rifilo. E’ diretta da Apollinaire, il numero 5, l’ ultimo, del luglio-agosto 1914, contiene il poema drammatico Les Chants de la mi-mort di Alberto Savinio (ristampato come plaquette da H. Parisot nel 1938) :
"L’ homme sans voix, sans yeux et sans visage,
fait de douleur, fait de passion et fait de joie;
il connait tous les jeux, il fait tous les culbutes,
il parle tous les languages. . .
et il attends. . ."
Il 3 e il 4 agosto scoppia la prima guerra mondiale. I poeti sarebbero profeti ?

Subito accanto metto un libro. E’ in 8°, di 184 pagine, Libreria della Voce, Firenze, s.d. (ma 1918), dedicato a Giorgio de Chirico, titolo Hermaphrodito.
Porta il marchio della Libreria della Voce, ma è un libro certamente visto da Vallecchi e da lui accettato su presentazione di Papini e Soffici : "Tutto che io sono nasce da lì. Tutto che ho fatto viene da lì. Non c’è idea, non c’è pensiero, non c’è concetto, non c’è sentimento, non c’è immagine da me espressi di poi in quella ventina di volumi che compongono la mia opera letteraria che non siano in quel primo libro" (Savinio, Piccola guida alla mia prima opera, Garzanti).

Poi un’ altra rivista. Anche questa francese : ‘Bifur’, n° 4 del 31 dicembre 1929 : "La malle des Indes vogue innocement sur l’ ex-mer des Pharaons. Debout sur le quai de la ville asiatique, Mister Pard suit d’ un oeil bleu le beau paquebot rose". E’ l’ inizio de L’ introduction a une vie de Mercure apparsa sulla  rivista dadaista, creata da G. Dessaignes in competizione con ‘Commerce’.
‘Bifur’ si avvale di consiglieri quali James Joyce, Gottfried Benn, Ramon Gomez de la Serna, Bruno Barilli, Boris Pill’niak, William Carlos Williams. Con un brano tratto da L’ introduction Savinio è presente, unico italiano, nell’ Anthologie de l’ humour noir di André Breton.
(L’ introduction sarà  stampata in volume a Parigi, Fontaine, 1945).

Parliamo ora di tre piccoli libri
di Savinio -la definizione è sua- La casa ispirata, Angelica o la notte di maggio, Capitano Ulisse. Tutti e tre sono stati scritti con notevole anticipo rispetto alla pubblicazione. La Casa nacque nel 1919/20 e uscì in volume presso Carabba a Lanciano nel 1925 ( piacerebbe avere la copia di Pirandello con la dedica autografa di Savinio : "A Luigi Pirandello come figlio e discepolo, al padre e al maestro"). Angelica è finita nel novembre del 1925, ma viene pubblicata a Milano da Monreale nel 1927. Capitano Ulisse è degli anni precedenti il ’29 e fu pubblicato a Roma nei ‘Quaderni di Novissima’ nel 1934. Quest’ ultimo è un bel caso di libro annunciato da un editore, Ribet di Torino, ma mai pubblicato per davvero. Eppure se consultate le bibliografie -Vallecchi o Gambetti Vezzosi- tutte lo danno edito da Ribet nel 1929, Gambetti addirittura con la dicitura ’22 copie in carta di lusso’. Non è vero. L’ equivoco nasce dal catalogo Ribet Scrittori contemporanei a cura di Mario Gromo (1929) che porta l’ annuncio della pubblicazione. Esaminando meglio il catalogo però, si trova in fondo l’ elenco dettagliato delle opere, alcune delle quali hanno una stampigliatura in rosso, ‘pubblicato’, altre no. Tra queste Capitano Ulisse. Sullo stesso catalogo è divertente leggere il piccolo annuncio pubblicitario scritto da Savinio stesso : "Ho trasportato Ulisse nell’ epoca nostra, non per seguire una moda qualunque, ma per accentuare il carattere di questo eroe dall’ instancabile speranza" (in calce L. 10 – 22 esemplari in carta a mano L. 35). Ecco spiegata la citazione errata.
Una quarta opera è Tragedia dell’ Infanzia, ‘edizioni della Cometa’, 1937, in 4° piccolo, 65 esemplari in carta Ingres. E’ il libro dei ricordi e dei segreti di Savinio. Racconta Libero de Libero che lo ha pubblicato nella ‘Cometa’ : "Parlando di collaboratori Falqui disse un giorno : io ho qui il dattiloscritto di un romanzo di Alberto Savinio, Tragedia dell’ Infanzia. Quel giorno pranzavamo in una trattoria romana, c’ erano Scipione, Mazzacurati e Mafai. Qualcuno propose di prendere il dattiloscritto e di andarlo a leggere a Ostia, visto che era una magnifica giornata d’ inverno, piena di sole. A Ostia ci arrivammo col trenino : la lettura di Savinio fu una ubriacatura, Scipione e Mafai saltellavano, questa fu la nostra scoperta di Savinio".
E Savinio : "All’ infante stesso trapela talvolta sotto il dorato dell’ infanzia il tragico dell’ infanzia. Io la mia propria infanzia la ricordo come il tempo (avevo scritto il tempio) più tragico della mia vita. Non per nulla ho scritto Tragedia dell’ Infanzia. Volere quello che non si può, non è germe sufficiente di tragedia ? ".
(Corriere d’ Informazione, 21-22 maggio 1951).

Cinque opere, tra le più note di Savinio, sono degli anni di guerra. Sono anche la causa di una querelle tra Mondadori, Bompiani e l’ autore, una liaison à  trois, con i due editori pretendenti e gelosi, Savinio esitante e tirato tra le parti.
Infanzia di Nivasio Dolcemare; Narrate, uomini la vostra storia; Casa ‘La Vita‘; Ascolto il tuo cuore, città ; Tutta la vita vanno dal 1941 al 1945, il primo edito da Mondadori, gli altri da Bompiani. Nel luglio 1941 Savinio scrive ad Arnoldo Mondadori : "So dalla signora Egle Monti che mi manderete il contratto per l’ Infanzia di Nivasio Dolcemare e le indicazioni delle parti del libro che intendete modificare…sono disposto a tutte le modifiche e perciò aspetto la nota. Posso ricordarvi una vostra promessa ? Mi diceste a Milano che se il libro dovesse uscire soltanto in autunno mi avreste dato un anticipo. Spero dunque di ricevere assieme al contratto anche un assegno".
In realtà  Savinio non è così disponibile alle modifiche, argomentazione dopo argomentazione finisce per spuntarla in tutto con l’ editore. Fino al febbraio del 1942 si susseguono lettere di conferma e anche di urgenza a far uscire il libro. Ma il 27 febbraio avviene una svolta, Valentino Bompiani scrive a Savinio : "…ambasciatore Alvaro…vi rivolgo l’ invito a entrare nella mia casa. Vi ho seguito in questi anni con crescente ammirazione. Sarei molto lieto di essere il vostro editore. Volete scrivermi ?".
Savinio risponde subito : "Possiamo darci del tu ? Traggo il coraggio di questa proposta dai miei capelli bianchi. Alvaro mi ha trasmesso il tuo desiderio. Sarò molto felice di avere te come editore che sei così intelligente e coraggioso". Il 10 marzo Savinio manifesta a Mondadori il suo desiderio di svincolarsi dal legame contrattuale : "…vi prego di sciogliermi dal nostro contratto per l’ Infanzia di Nivasio Dolcemare. Desidero non fare uscire per ora questo libretto". La risposta dello sbigottito Mondadori è di due giorni dopo : "…non vedo quali possano essere le ragioni che vi inducono a chiedermi, di punto in bianco, lo scioglimento del contratto per Nivasio Dolcemare". Il contrasto si fa più concitato fino a un incontro riparatore a Roma in giugno. Mondadori tornando a Milano mette nero su bianco i termini di un ritrovato accordo : "Sono stato felice di avervi visto riconsacrando così gli accordi a suo tempo conclusi tra noi. Per le altre opere cui mi avete accennato, soprattutto per le biografie romanzate, datemi appena vi sarà  possibile tutti gli elementi". Ma Bompiani a sua volta non cede. Savinio gli scrive : "Dopo vari appuntamenti sono riuscito a vedere Mondadori, ma non sono riuscito a niente. Si è messo a fare il sentimentale e l’ amico, mi ha fatto proposte più vantaggiose, se avessi insistito mi sarebbe parso di fare un ricatto. Non dispero però, appena uscito Nivasio nello ‘Specchio’, di modificare i miei accordi e acquisire libertà  per i libri futuri". Da questo momento la trattativa diventa diretta tra i due editori, entrambi vogliono tutta l’ opera futura di Savinio. La vicenda finirà  a favore di Bompiani, l’ ultima lettera di Mondadori è amara : "La vostra lettera mi ha causato grande amarezza. Ma ho incassato e strappato l’ impegno già  preparato per voi. Che volete che vi dica caro Savinio ? Sarei stato felice di essere il principale editore delle vostre opere, non mi resta che fare ad esse tutti i mei migliori auguri di successo".
A conclusione della vicenda mi è venuta la curiosità  di consultare gli almanacchi letterari Bompiani, dall’ ultimo del ’42 a quello della ripresa nel 1959, dove si fa la storia degli anni trascorsi : Savinio semplicemente non esiste. Nessun libro suo stampato da Bompiani è mai menzionato, nessuna pubblicità , nessun intervento. Perchè ? Qual’ è la ragione di un silenzio così totale dopo tante lusinghe ? Misteri e ambiguità  delle case editrici.

Anche di Savinio esiste un’ isola che non c’ è. E’ formata da tre opere brevi, non introvabili ma quasi, una grigia, l’ altra con la copertina illustrata, la terza azzurrina. Sono sapientemente illustrate con disegni o litografie dell’ autore a dar lustro alla loro rarità .
La prima è La nostra anima, con due litografie firmate f.t., edita da Documento Editore per Bompiani, Roma, 1944. E’ il racconto più importante di Savinio : "Non occorre dirvi chi è Psiche. Per noi iniziati Psiche è l’ anima e il suo nome che ha il significato fisico di soffio e di alito ha anche il senso di quel soffio ineffabile che è la porta immortale di noi".
La seconda è la storia metafisica di una piccola casa dal nome geometrico, L’ Angolino. Pubblicata a Roma nel 1949 per le edizioni Pagine Nuove, con quattro illustrazioni originali dell’ autore e la copertina di Emilio Greco.
La terza è un caso particolare. E’ La morte del pettirosso di Bitti, racconto con disegni di Savinio, edito da Pluto editore, Roma, 1941. E’ forse la più rara. Saba raccontava di una bella signora, giovane e capricc
iosa, che a Trieste fece pazzie per avere il volume. Ma lui era più capriccioso di lei e non concesse Bitti. Ha due disegni di Savinio, I cattivi uccelli e L’ uccello cattivo, ma il testo non è di Savinio. Il dubbio venne a un collezionista attento d’ orecchio, che non riconosceva il ritmo della scrittura, e a una libreria antiquaria scrupolosa. La questione è stata risolta da una signora che può testimoniare di persona : Angelica Savinio, figlia di Alberto. Interpellata ha risposto gentilmente : "No,  Savinio non fu l’ autore della storia, aiutò un nostro giovanissimo vicino di casa di allora, Bitti, che l’ aveva pensata e scritta e aggiunse i disegni".
Sento molti mugugnare, protestare, dubitare o non voler credere. Il verdetto mi sembra inoppugnabile e in più il fatto non è così negativo. Dopo tutto è un doppio di Savinio, e sono sicuro che lui  volle così.

Savinio è un dono. Passare qualche settimana a leggere i suoi testi, non solo i più conosciuti, ma i minori, gli articoli, le note, è un piacere continuo. I suoi libri anche nella forma parlano di lui. Le edizioni non sono suntuose, ma dimostrano sempre il gusto che doveva provare a curarle. Vederle è come partecipare al suo costante passare dalla scrittura alla pittura e viceversa, con un’ arte sola.

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