Wuz, n.4, maggio 2002



Hilarius Moosbrugger

 

Le prime di Caproni

 

 

"Anima mia, leggera / và  a Livorno ti prego. / E con la tua candela / timida, di nottetempo, / perlustra e scruta e scrivi / se per caso Anna Picchi / è ancora viva tra i vivi."

Sarebbe bello andare a Livorno a cercare Anna Picchi. Naturalmente come tutti i sogni, Livorno e l’Annina svanirebbero nella realtà  assolutamente indifferente ai sentimenti di Caproni e tanto più ai nostri. Meglio restare alla musica dei versi.
Emiliano degli Orfini è stato il primo editore di Caproni. Pubblicò due plaquettes : Come un’ allegoria e Ballo a Fontanigorda, le prime due opere del poeta, le più rare oggi. Ne parla Caproni stesso dicendo di sé : "La mia prima raccoltina, Come un’ allegoria, fu stampata a spese dell’ editore Emanuel Gazzo (Emiliano degli Orfini era uno pseudonimo) che non ho mai conosciuto o sollecitato". Tipico di un uomo come Caproni neppur cercare di conoscere il proprio editore. Non per superbia o ruvidezza, solo per pudore e animo schivo. Il libro fu presentato da Aldo Capasso che, peraltro, con Caproni aveva avuto anch’egli, contatti solo epistolari. Tutta una reticenza ai rapporti personali, ma allo stesso tempo una tenace volontà  di scrivere e pubblicare poesia.

Undici delle sedici composizioni erano apparse in precedenza su piccole riviste letterarie : "Riviere" o "Espero" di Garibaldi e Capasso, su "Santa Milizia" di Gianbattista Vicari, su "Cabotaggio" di Savona. Ci si domanda chi potrebbe mai, persino tentare, di ritrovare e formare la raccolta di queste fonti minime, sparse e preziose delle prime poesie di Caproni.
Come un’ allegoria esce nell’ aprile del 1936 dedicata "All’ umiltà  sorridente della mia piccola Olga Fronzoni, amata e disperatamente perduta queste ‘sue’ umili cose".
Si incontra qui la prima delle presenze femminili così frequenti e così importanti per Caproni e per la sua ispirazione. Olga Fronzoni fu la fidanzata genovese, morta di setticemia a Loco i primi di marzo del 1936, a pochissima distanza dall’ uscita del libro : "Se potessi dire, un giorno, il mio amoroso sgomento, il mio lucente panico, il terrore calmo e meditato dello spazio e del vuoto. Forse tutto il mio mondo era legato a quella che se ne è andata" (lettera a Carlo Betocchi, 7 aprile 1937).

"Come una allegoria / una fanciulla appare / sulla porta dell’ osteria. / Sui prati liberi di primavera / sudano puledri sfrenati / in folli rincorse. / Dalla pianura ventosa / della tua terra ho avuto / quest’ aspra volontà . / Con un sorriso a fiore / di labbra, s’ affaccia / alla solita attesa. / E forse non sa neppure / d’ essere rassegnata".

In un’ altra opera, Il mestiere di poeta, l’ autore parla della fonte delle sue prime poesie : "All’ origine dei miei versi c’è la giovinezza e il gusto quasi fisico della vita…versi un po’ macchiaioli che risentono molto del mio soggiorno da bambino nella campagna tra Pisa e Livorno, in casa di un certo Cecco, allevatore e domatore di cavalli".

Dopo la prima raccolta Caproni comincia a essere conosciuto. Riceve commenti favorevoli di critici e amici e dal 1937 la sua attività  su riviste e periodici si amplia. Nei primi mesi di quell’ anno presenta due composizioni al premio Emiliano degli Orfini, arrivato alla terza edizione. I titoli sono Ballo a Fontanigorda e Quest’ odore marino.La giuria gli assegna il premio per la prima lirica, la vittoria contribuisce ad aumentare la conoscenza del suo nome e dà  il via alla sua seconda opera.
Ballo a Fontanigorda esce nel marzo 1938 sempre per i tipi di Emiliano degli Orfini. Un secondo nome di donna è presente : Rina, fidanzata e poi sposa. Rina non diminuisce il ricordo di Olga, le due figure si intrecciano unite dal sentimento dell’ amore per Genova.

"Nei tuoi occhi è il Settembre / degli ulivi della tua cara / terra, la tua Liguria / di rupi e di dolcissimi frutti. / Sul verderame rugoso / del mare, la procellaria / esclama con brevi grida / la burrasca lontana. / Questo che in madreperla / di lacrime nei tuoi morenti / occhi si chiuse chiaro paese / ora che spenti / già  sono e giochi e alterchi / chiassosi, e di trafelate / bocche per gaie rincorse / sa l’aria, e per scalmanate / risse, stasera ancora / rimuore sfocando il lume / nel fiume, qui dove bassa / canta una donna china / sopra l’ acqua che passa".

Nel 1938 Caproni si sposa e va a vivere a Roma. Nuova vita, nuovi contatti,nuove riviste ("Ansedonia", "Corrente"), grande espansione nonostante la premonizione della guerra che sopravviene.Nel febbraio del 1941, con Caproni già  al fronte, si pubblica a Roma Finzioni, presso l’ Istituto Grafico Tiberino di De Luca : "Quando capitai a Roma sprovveduto di tutto, e col pianto in gola vedendo il mio piede smarrirsi in tale scarpa troppo grossa per me, fu l’ amico Bigiaretti a portarmi lì, un via Gaeta, da De Luca".
Finzioni è la conclusione di un’ epoca, ma è anche ricordo e nostalgia. Il titolo del libro viene da una delle poesie incluse, dove è toccato il tema della finzione e della maschera e del provvisorio, della pochissima certezza della vita : "Domani saprò, come col sole / tornerà  il tempo delle tue parole / che questo fu finzione, che si va / con altre vele in ben altre città ".
Il libro fu accolto con favore, ma pure con una certa cautela dalla critica. Certo dal 1939 al 1942 fu uno straordinario periodo per la poesia in Italia. Nel 1939 le Occasioni di Montale, le Poesie di Penna, quelle di Gatto; nel 1940 Eclisse di De Libero; Frontiera di Sereni nel 1941; Ed è subito sera di Quasimodo e Poesie a Casarsa di Pasolini nel 1942 : "Una suprema illusione di canto che miracolosamente si sostiene dopo la distruzione di tutte le illusioni" (Sergio Solmi Scrittori negli Anni).

L’ultimo libro di poesie di Caproni del tempo di guerra e prima di un lungo periodo "di anni di bianca e quasi forsennata disperazione" è Cronistoria, pubblicato a Firenze da Vallecchi, nell’ aprile del 1943. In Cronistoria i ricordi di Roma si legano di nuovo alla memoria di Olga : "La cronaca privata di un amore impossibile diventa in questo libro la cronistoria di una persecuzione" (Frabotta, Il secondo libro di Caproni).
Il libro ricevette prestigio e notorietà  dall’ edizione con Vallecchi. Vi è continuità  con i primi tre libri del poeta : insieme, formano un quartetto di opere bibliograficamente rare e pregiate.

Da questo punto in poi Caproni perde di preziosità  in termini di bibliofilia, ma di contro è straordinario poeta in tutti i suoi libri successivi.
Aiuta nell’ indicarli la ripartizione che Raboni fa dell’ opera intera dell’ autore nei tre grandi temi di poesia : quello della città , della madre e del viaggio ( Giovanni Raboni, Tutte le opere, Garzanti, 1983).
Il primo è l’ amore per Genova, città  che Caproni ha scoperto a dieci anni e con la quale ha avuto un fortissimo legame; oltre ai primi libri sono da ricordare Il passaggio d’ Enea, Vallecchi 1956 e Il terzo libro e altre cose, Einaudi 1968.
Il secondo è il tema della madre con la grande raccolta del Seme del piangere, Garzanti 1959. Anche questo è un amore, un rimpianto reso delicato e dolcissimo dal tempo e dalla morte.
Il terzo, il viaggio, è l’ allegoria della vita, per tutta la sua durata osservata e commentata. Ne fanno parte Stanze della funicolare, De Luca 1952; Versi nella nebbia e dal monte, Alut 1968; Il muro della terra, Garzanti 1975; Il franco cacciatore, Garzanti 1982; Il conte di Kavenhuller, Garzanti 1986 e Res amissa, Garzanti 1991.

Di Caproni sono anche da ricordare le prose e le traduzioni. Nelle prime cambia solo il ritmo, ma vi è la stessa ricchezza e la stessa originalità  di contenuti delle opere di poesia : Giorni Aperti, Lettere d’ oggi 1942; Il gelo della mattina, Sciascia 1954; Genova tutta la vita, S. Marco dei Giustiniani 1983; Il labirinto, Rizzoli 1984.
Nelle traduzioni Caproni è stato maestro. Sono in se stesse opere d’ arte e particolarissime di qualità . I suoi autori preferiti : Baudelaire, Proust, Frénaud, Char, il Celine di Morte a credito, capolavoro edito da Garzanti nel 1964.

Una citazione da Ritratto su misura, scritto dello stesso Caproni, dà  il valore dell’ uomo e del suo stile : "Come si fa a parlare della propria vita e del proprio lavoro. Quando ho detto che sono nato a Livorno il 7 gennaio 1912, e che dall’ età  di dieci anni fino al ’46 ho vissuto soprattutto a Genova, per poi venire qui a Roma con la moglie e i due figli genovesi, mi par d’ aver detto tutto e nulla. Una vita infatti o la si riassume nei dati anagrafici, o la si monta in un romanzo, o, come ho fatto io, la si vive e zitti".

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