Wuz n. 6, luglio / agosto 2003

 

Hilarius Moosbrugger

 

Le  pregiate  pubblicazioni

della principessa  Caetani

 

 

"She does everything well. She touches nothing that she doesn’t adorn", è il commento del cugino Ralph in lode di Isabel Archer nel romanzo The Portrait of a Lady di Henry James. Potrebbe adattarsi perfettamente a Marguerite Caetani, principessa di Bassiano, nata Gilbert Chapin a Boston, suscitatrice di due tra le più sofisticate riviste letterarie, prima e dopo la seconda guerra mondiale : "Commerce" e "Botteghe Oscure".

"Commerce" uscì per otto anni, con cadenza trimestrale; il primo numero nell’ agosto del 1924, l’ ultimo nell’ aprile del 1932. Era pubblicata a Parigi, a cura di Paul Valéry, Léon-Paul Fargue e Valéry Larbaud. Il nome di Marguerite Caetani non era menzionato nel primo numero della rivista né comparve mai in seguito, eppure la presenza della Princesse fu sempre determinante.
La rivista era stata concepita nel corso di riunioni letterarie a casa Caetani a Versailles, nell’ ambiente colto e raffinato di quel mondo. Fu Paul Valéry il primo a proporre di metter su carta i testi che venivano letti dai vari ospiti. Il nome "Commerce" venne dall’ espressione commerce des idées, spesso usata tra loro, ma era anche volutamente una contraddizione perchè niente di commerciale veniva, non si dice accettato, ma neppure ipotizzato. Al contrario Larbaud vedeva l’ iniziativa come : "Une revue qui ne ressemblerait à  aucune autre, c’ est à  dire, qui en dépi de son titre, ne se commercialiserait pas".

Le tirature iniziali erano di 1.600 copie per quaderno, con tre livelli di ‘papier’ : 50 esemplari su Hollande Van Gelder, 150 su Pur Fil Lafuma, 1400 su Alfa; al massimo della notorietà  le copie furono 2.900. E’ interessante il paragone con altre famose revues dell’ epoca : nel 1928 la "Nouvelle Revue Francaise" tirava 12.000 copie, la "Revue des Deux Mondes" 40.000. Una concorrenza però, non fu mai in questione, al contrario si cercava una apartheid totale, voluta anche nel prezzo, in media quattro volte superiore a quello della "NRF".

Eminenza grigia di "Commerce" fu Jean Paulhan. Responsabile della "NRF", più scopritore e gestore di talenti che autore lui stesso, ebbe ruolo importantissimo nella proposta e presentazione dei collaboratori, emergenti o già  noti, ma tutti particolari. Valéry, Fargue e Larbaud partecipavano a "Commerce" e, soprattutto, scrivevano sulla rivista, Paulhan ne è stato la vera mente.
"Paulhan ha la civetteria di chiamarsi un grammatico. E’ logico nei suoi scritti fino alla disperazione, ma come sa tenersi stretto allo spirito seguendone gli svariati passi, come ne individua e ne gradua le titubanze e gli errori, e come ne sorprende l’ improvviso fugace illuminarsi. In "Commerce" fu attento alle avventure dell’ espressione, dimostrò senza mai ingannarsi, come gli riesca di vedere, anche in opere di ignoti, in anticipo avviata una trasformazione di spiriti e di modi" (Giuseppe Ungaretti, La rivista Commerce, in Saggi e scritti vari, Milano, Mondadori).

Un sommario completo dei 29 numeri è ovviamente impossibile da proporre, ma un assaggio dei testi lascia intravedere il gusto straordinario dell’ insieme e l’ importanza degli autori.
Un primo fatto che l’ indice dimostra è che "Commerce" fu soprattutto francese : 123 pezzi contro 24 inglesi / americani, 16 tedeschi, 12 italiani, 7 russi. Cosa non sorprendente data l’ origine parigina della rivista e dei principali collaboratori. Per ciò che riguarda la qualità  di autori e opere, invece, il numero non fa aggio, e si può dire che le primizie più golose non furono francesi. Si veda : James Joyce pubblicato in anteprima, con frammenti dell’ Ulisse tradotti da Larbaud; T.S. Eliot tradotto da Saint John Perse; Nietzsche con Il dramma musicale greco e Socrate e la tragedia; Kafka, Rilke e il Woyzeck di Georg Buchner; Osip Mandelstam e Boris Pasternak; Leopardi.
Tra i francesi Paul Valéry naturalmente e Antonin Artaud con Fragments d’ un journal d’ enfer; Valéry Larbaud con Ce vice impuni, la lecture; la prima opera di Giono Colline; e poi Perse, Supervielle, Gide, Jouhandeau, Jouve, Limbour, Breton, Aragon e Claudel.
Sorprende l’ assenza di Proust. Debolezza di "Commerce" o prepotenza di Gallimard ?

La fine della rivista fu improvvisa, ma non drammatica. Si chiuse silenziosamente come silenziosamente s’ era aperta. Fargue scrisse, anonimo, : "Commerce, famosa rivista, rifugio misterioso e distante dei testi migliori e peggiori, della letteratura pura e dello snobismo di pretesa, si dice..sparirà ". E’ vero però che "Commerce" era stata più importante per Fargue, che non Fargue per "Commerce".

"Botteghe Oscure" è il secondo capitolo di questa storia. Questa volta lo scenario è Roma e la vicenda si svolge sedici anni dopo l’ esperieza parigina, intervallo lungo e tragico di guerre e sconfitte. E’ il 1948, momento di rinascita; è ancora una dimora, palazzo Caetani, la sede dell’ evento; e una via, delle Botteghe Oscure, è quella che darà  il nome alla nuova rivista.
Al posto di Valéry e Paulhan sono Elena Croce e Giorgio Bassani; Marguerite Caetani è di nuovo presenza nascosta, potente, talvolta perfino imperiosa, ma sempre appassionata e sempre pronta a dare spazio e voce alle avanguardie di tutto il mondo.

"Botteghe Oscure" ebbe lunga vita, dodici anni, 25 quaderni di 4 / 500 pagine l’ uno (quaderni VII-XVI avvolti da una fascetta rossa, XVII-XXV con sopraccoperta a due colori), pubblicati semestralmente dalla primavera 1948 alla primavera 1960, il primo stampato a Napoli da Riccardo Ricciardi, il secondo e tutti i rimanenti affidati a Luigi de Luca dell’ Istituto Grafico Tiberino.

Su Ricciardi vale la pena di soffermarsi. Il raffinato editore napoletano, amico di Raffaele Mattioli, fu presentato da Elena Croce alla principessa di Bassiano come possibile stampatore della rivista. Su Due Città  Elena Croce parla a lungo di Ricciardi : "Un punto di riferimento indispensabile per la cultura d’ élite partenopea…le sue pubblicazioni erano realizzate sempre con estro ed eleganza, ma portate a termine con immensa pigrizia, che egli imponeva con crudeltà  implacabile e con un sorriso di candore sadico che si può dire fosse una sua creazione artistica".

Ricciardi, accingendosi a stampare "Botteghe Oscure", dette suggerimenti preziosi : "Gentile Principessa, trattenuto
dal maltempo in un remoto paese dell’ estremo Sannio, di ritorno a Napoli mi è grato riprendere ora il nostro colloquio…. Riguardo al formato mi piacerebbe qualcosa del genere dei miei libri ma un pochino più allungati, come alcune pubblicazioni della tipografia Darantière. Punto oscuro i caratteri da adoperare. A Napoli non esistono in buone condizioni gli elzeviri che tanto preferirei, e conviene adattarsi al bodoniano o romano. Quanto alla carta occorrerà  fabbricarla appena deciso il formato. Per la copertina, ripeto che mi sarà  possibile avere la carta avorio da lei desiderata".
Il primo numero di "Botteghe Oscure" venne in effetti stampato da Ricciardi nel 1948. Ma fu anche l’ unico.
Troppo incerta era l’ organizzazione di lavoro del gentiluomo napoletano per la gentildonna americana. Il risultato fu un divorzio. Subentrò Luigi de Luca, editore romano, che si assestò saldamente e rimase stampatore di "Botteghe Oscure" fino alla fine. Il primo quaderno ha perciò una prima edizione Ricciardi, diventata rara, ma fu ristampato nel 1949 da de Luca nella versione che abitualmente si trova.

La linea editoriale della rivista fu molto chiara. Archibald MacLeish ne ha data la migliore definizione : "B.O. is concerned not with writing about writing, but with writing itself". Questa fu l’idea centrale, mantenuta ferma per tutta la durata della raccolta, sia da Marguerite Caetani che dai suoi collaboratori.
Si nota a questo proposito che, a differenza del tempo di "Commerce", la figura di Marguerite Caetani aveva acquisito maggior peso. Da un lato l’ esperienza precedente aveva dato i suoi frutti, dall’ altro le figure che l’ attorniavano imponevano minor timore reverenziale. Giorgio Bassani fu il principale aiuto a "Botteghe Oscure" per tutti i dodici anni, con lui ci fu collaborazione e confronto continuo, stima e anche affetto, ma mai delega sostanziale delle scelte e delle proposte.

L’ apporto di scritti letterari dato dalla rivista è impressionante per qualità  e varietà , tutti i grandi nomi degli scrittori europei e americani del dopoguerra sono presenti.
Tra gli italiani : Montale, Saba, Calvino, Silone, Moravia, Morante, Pasolini, Cassola, Caproni, Bertolucci, Soldati e, due ‘scoperte’, Casa d’ Altri di Silvio D’ Arzo e Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa, pubblicate entrambe in anteprima di stampa di grande pregio, sia perchè anticipavano l’ edizione originale in volume sia come scelta di testi che avrebbero avuto in futuro grandissimo successo.
Tra i francesi : Valéry, Artaud, Bataille, Char, Reverdy, Ponge, Camus.
Tra gli anglosassoni : Auden, Dylan Thomas, Edith Sitwell, Truman Capote, Cummings, Waugh.
E l’ elenco potrebbe continuare assai.

Osservando il rapporto tra le varie letterature rappresentate si vede come i testi anglosassoni siano i più numerosi di contro ai francesi, agli italiani e a quelli di altre nazioni. E’ una posizione rovesciata rispetto a "Commerce", ma precisamente voluta da Marguerite Caetani : "From America and England comes work that appears to be more lively, more varied, more original than what is produced in Europe" e per i francesi addirittura "The French have come up with relatively little….on the whole, current French writing is not so exciting….perhaps there are too many prizes….people there are writing to win prizes".
Altra particolarità   è la proporzione tra poesia e prosa, quasi alla pari. Soprattutto di poesia sono le contribuzioni anglosassoni e francesi, mentre molto più numerosi i testi di prosa italiani. Anche qui si vede l’ indipendenza di giudizio della principessa Caetani che sceglieva la poesia tra gli stranieri e, probabilmente a ragione, valutava assai più innovatori i prosatori italiani.
Va fatto poi un accenno ai "Quaderni di Botteghe Oscure" che completano la raccolta. Sono cinque brossure (II – VI), ciascuna portante testi di poesia inglese e americana in traduzione. Notevole è il valore dei traduttori, da Salvatore Rosati a Nina Ruffini, Henry Furst, Gabriella Bemporad. Certo il motivo fu di rendere accessibile a un pubblico non bi-lingue testi obiettivamente difficili.

Il 1960 fu l’ anno della fine di "Botteghe Oscure". Le avvisaglie della crisi si erano avute fin dai primi mesi. Fu l’ unica volta in cui la rivista non uscì con il numero primaverile, disattendendo la regola dei due quaderni l’ anno.
D’ estate moriva Luigi de Luca, diventato con gli anni amico e risorsa indispensabile, non solo nella stampa, ma nell’ organizzazione del lavoro, preciso e puntuale com’ era.
Bassani stesso era stanco ‘dell’ assillo di una periodicità  regolare’, era cresciuto d’ importanza nel mondo letterario e impegnato altrove non solo nella scrittura.
Marguerite Caetani si occupava molto di Ninfa. Ninfa era la sua creatura di fiori e giardino, appassionata creazione botanica sul terreno di un antico feudo di casa Caetani, ai piedi di Sermoneta nel Lazio.
Incredibilmente ricca d’ acqua, che sgorga dal monte, Ninfa permetteva – e permette, perchè è ancora uno dei giardini botanici più belli d’ Italia – meravigliosi accostamenti tra alberi e canali, flora d’ acqua e di terra.
Aveva ottant’ anni Marguerite. Aveva visto e fatto molto, le energie fisiche e mentali scemavano, sentiva che era tempo di ritiro. Forse presentiva un ritiro più definitivo, non solo dalla letteratura. Tre anni dopo la chiusura di "Botteghe Oscure", la principessa moriva, a Ninfa, il 17 dicembre 1963.

 

 

Questo articolo è basato su due studi editi dalla Fondazione Camillo Caetani, Roma : Commerce 1924-1932, une revue internationale moderniste di Sophie Levie e La rivista Botteghe Oscure e Marguerite Caetani, a cura di Stefania Valli.

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