Wuz n. 10, dicembre 2002

Santo Alligo

Le peintre et graveur

Louis Legrand

    Prima di incominciare a parlare dell’opera incisa e litografata di Legrand, occorrono due premesse, una metodologica e una bibliografica.

    Dal punto di vista metodologico, è interesse di questo articolo rivolgersi esclusivamente a libri e album con incisioni originali, escludendo pertanto quelli che contengono anche lavori di altri artisti e le numerose acqueforti e puntesecche singole.

    Per quanto riguarda la bibliografia, invece, devo purtroppo segnalare che in tutte le opere consultate − compresi gli specimen che molto spesso accompagnano i libri di Legrand e gli articoli dell’epoca − ci sono dati incompleti o addirittura sbagliati: dal numero degli esemplari stampati al numero delle incisioni, dai titoli delle opere all’esistenza stessa di alcuni; infine si fa spesso confusione tra album e libri. In pratica, gli errori commessi dai primi vengono poi riprodotti all’infinito: esula da questo articolo segnalarli. Le notizie che fornisco in questo contesto sono invece state verificate con la visione diretta dei libri dell’artista.

    Anche sulla data di nascita i bibliografi non sono d’accordo. Secondo il Bénézit − che non ho ragione di credere non abbia consultato documenti attendibili − Louis (Auguste-Mathieu) Legrand nasce a Digione il 23 settembre del 1863; un anno prima di quanto sostengono i suoi primi biografi Ramino e Mauclair. è sicuro, comunque, che il giovane Louis diventa prima allievo dei Maristi, poi impiegato di banca fino ai venti anni. La precoce predisposizione per il disegno gli permette di entrare, come pensionante, alla Scuola di Belle Arti di Digione.

    Nel 1884 lascia la città natale per Parigi, dove perfeziona la tecnica dell’acquaforte, seguendo le lezioni di Felicien Rops e subendone l’influenza; ma la sua natura non è morbosa come quella del maestro, e infatti l’abbandona per una propria visione interiore, a un tempo intimistica e sensuale.

    Lavora al “Courrier Français”, pubblicando da Monnier, nel 1885, la sua prima opera: Ce brigand d’amour di J. Gayda, con 8 acqueforti. Segue Contes à la paresseuse di Debut de Laforest. I libri contengono incisioni à la pointe, tecnica, per fortuna, abbandonata, perché i risultati di questi primi lavori non fanno presagire il Legrand che verrà.

    Nel 1892 ha inizio il periodo più maturo dell’arte di Legrand, fase che si concluderà nel 1914: in quell’anno pubblica infatti Cours de Danse Fin de Siècle, edito da F. Dentu. Il libro, in 350 esemplari di cui 50 su carta japon, contiene 11 acqueforti (area incisa cm 12 x 16 circa) con ballerine che provano passi di danza, più 23 testatine e capilettera a colori stampati in silografia. In quest’opera, soprattutto nei remarques in sanguigna del secondo stato delle acqueforti (cm 16,5 x 26,5 circa) presenti nei 50 esemplari sur japon, comincia a manifestarsi l’arte di Legrand.

    In quello stesso anno ha inizio il sodalizio indissolubile tra Legrand e l’editore Gustave Pellet, grande estimatore dell’artista, che pubblicherà moltissime opere dell’amico.

    Il primo lavoro di Legrand edito da Pellet è del 1892: l’album in folio intitolato Au cap de la chèvre, composto da 14 litografie più una copertina incisa all’acquaforte, stampato in 100 esemplari, di cui la metà distrutti incidentalmente, più pochissime copie sur Chine firmate a matita. L’opera, un reportage sulla vita e sugli abitanti della Bretagna, colti nei semplici gesti quotidiani, che Legrand disegna con un vigore da primitivo, si avvale della gipsografia, procedimento che imprime tratti bianchi in rilievo sulla litografia già stampata.

    Nel 1893 Pellet pubblica Les Petites du Ballet, un album in folio con giovanissime ballerine, questa volta con 14 incisioni compresa quella di copertina (cm 37 x 22 circa), dove lo stile di Legrand è ormai maturo e definito. Non ci sono riferimenti attendibili sulla tiratura dell’album, che dovrebbe attestarsi intorno ai 100, anche se Ramiro ne segnala solo 25 (ma credo si riferisca a una tiratura sur japon firmata dall’artista). Le ballerine sono un tema per cui Legrand rimarrà giustamente famoso, e per cui è stato accostato a Degas.

    Tre anni dopo, nel 1896, l’editore Floury pubblica la prima monografia sull’artista: Louis Legrand, peintre-graveur, firmata dall’amico Ramiro, anche lui fanatico ammiratore dell’opera di Legrand, in 200 esemplari più 50 sur japon, arricchiti da sei acqueforti originali (cm 16,5 x 26 circa) più quella di copertina: un suggestivo autoritratto di Legrand. L’artista si raffigura seduto al tavolo, il busto e la testa abbandonati sul braccio sinistro, il bulino sollevato dal foglio, lo sguardo rivolto allo spettatore che pare lo abbia distolto dal lavoro; in alto un decoro di foglie di cardo, una costante nelle sue incisioni.

    Con le 15 acqueforti in doppio stato sur japon (cm 17 x 25 circa) per le Quinze Histoires di Poe, stampato in 115 copie (Les Amis des Livres, 1897), abbiamo il primo sontuoso capolavoro dell’arte di Legrand; a mio avviso, le migliori illustrazioni (il termine è fortemente riduttivo) mai realizzate per i racconti di Poe, insieme, forse, a quelle di Alberto Martini.

    Si osservino Le Chat noir, Bérénice, Le portrait ovale, Le roi Peste, Metzengerstein, L’homme des foules o Le Coeur révélateur: oltre alla bellezza del disegno e al taglio della composizione, sorprende come Legrand abbia potuto ottenere con il bulino quell’incredibile vellutata morbidezza, più dello sfumato del pastello che dell’incisione. Il risultato è reso possibile anche per l’utilizzo di una mistura di china e zucchero che l’artista spennella sulla lastra prima di riprendere i tratti alla puntasecca.

    Nella monografia del 1896, Ramiro, in una nota a fine introduzione, informa i lettori che Legrand sta terminando una serie di composizioni per un Livre d’Heures, che saranno certamente una delle più straordinarie produzioni dell’epoca. Camille Mauclair, nella voluminosa monografia su Legrand contenente 3 puntesecche originali, pubblicata nel 1910 da Floury e Pellet, afferma: “Bruscamente, Le Livre d’Heures manifesta nel 1898 un Legrand nuovo, inatteso, credente, teologico, mistico nel suo realismo”. E ancora, Michel Zévaco, nello specimen del libro, scrive: “Davanti a Le Livre d’Heures è impossibile non riconoscerne l’originalità, segno indiscutibile del genio”.

    Le Livre d’Heures esce, bellissimo, nel 1898, per i tipi di Pellet; 160 copie con la suite delle acqueforti in nero (cm 20,5 x 14 circa), al prezzo di 250 franchi, più 60 suites delle 13 acqueforti a colori di cui nove fuori testo, a 200 franchi. Per dare un’idea di quanto costasse, diciamo che uno dei più bei libri dell’Art Nouveau, La porte des rêves di Marcel Schwob, illustrato da Georgesde Feure e pubblicato l’anno dopo in 220 esemplari sur japon, con 16 tavole incise su legno e con il bellissimo triplo frontespizio apribile, inciso e colorato a mano, costava 100 franchi.

    Il libro contiene inoltre 275 disegni, tra illustrazioni e capilettera grandi e piccoli, riprodotte al tratto e ritoccate a mano da Legrand sulle lastre di stampa. L’artista volle con quest’opera, ricchissima di disegni e soprattutto nelle copie con le acqueforti a colori aggiunte, rifarsi agli antichi libri d’ore. Ne vengono pubblicati pochissimi, preziosi esemplari, con delle caratteristiche particolari: non sono messi in commercio; sono reimpostati tipograficamente in -4° e stampati sur japon; hanno cinque disegni originali e da tre a quattro stati delle acqueforti tra cui quella a colori; hanno una suites di tre disegni nel testo ingranditi a piena pagina e la prova di una incisione réfusée in nero e a colori; hanno, infine, la rarissima suite delle acqueforti stampate su seta e firmate a matita da Legrand.

    I due esemplari di cui sono a conoscenza − il mio, e un altro andato all’asta a Parigi qualche anno fa − sono rilegati da Canape, in marocchino testa di moro. Il piatto è ornato da un cuoio sbalzato e colorato a mano, firmato L L (Louis Legrand) che riproduce Vitrail, un’incisione del libro raffigurante una donna con un bambino; in secondo piano si scorge Cristo in croce. Sul retro della legatura, con la stessa tecnica, figurano due cigni con i colli incrociati inscritti in una forma a ventaglio, tratti dal disegno di pagina 52.

    Legrand tocca con questo libro il vertice della sua arte; alla sua uscita, molti critici paragonarono le incisioni del Livre d’Heures, non tanto formalmente, quanto per l’atteggiamento spirituale, alla grande arte di Dürer e di Rembrandt. La morbidezza dei volti, delle mani e dei corpi, trattati con una squisita tonalità di colore, sono incisi con una spontaneità toccante; osservando i vestiti si ha la sensazione, tanto sembrano in rilievo, di poter toccare le pieghe del tessuto. Il variare della luce dà alle acqueforti stampate su seta una lucentezza e una trasparenza che ne fanno apprezzare ancor più lo straordinario magistero.

    Nel 1901 esce Faune Parisienne (Pellet Éditeur), in collaborazione con Ramino, in 130 copie più qualche esemplare sur Chine; 10 incisioni a colori (cm 13 x 18,5 circa) au repérage, sei à la poupée e quattro in nero, più una suite di un altro stato del nero e 40 disegni nel testo silografati da Lemoine. A partire da questo bellissimo volume, la tecnica di Legrand tende ancor più alla morbidezza del pastello, il disegno a diventare più evanescente, attraversato da rapidi tratteggi.

    Cinq Contes Parisiens di Maupassant, edito dalla Société des Cent Bibliophiles (diretta dall’amico Ramiro) nel 1905, in 130 esemplari sur japon, ha la particolarità di avere un disegno inciso in bistro all’acquaforte in ognuna delle 76 pagine del testo, più sei tavole fuori testo a colori (cm 13 x 18,5 circa). Dopo aver vinto la medaglia d’argento all’Esposizione Universale di Parigi del 1900, condiderato uno dei più grandi acquafortisti dell’epoca, nel 1907 gli viene conferita la croce della Legion d’onore.

    Ancora un album in folio con 13 acqueforti più una di copertina, La Petite Classe: argomento di nuovo la danza, edito sempre da Pellet (anche qui difettano riferimenti sulle copie), uscito nel 1908 e seguito l’anno dopo da Les Bars, un album in folio con otto puntesecche più una copertina incisa di soli 80 esemplari. I tre album sono praticamente introvabili completi; la maggior parte di essi è stata smembrata per vendere le incisioni separatamente.

    Infine nel 1914 appare un’altra opera capitale di Legrand, pubblicata dall’inseparabile Pellet: Poème à l’Eau-Forte, composto da 30 acqueforti (cm 16 x 20 circa) pervase da un forte, sensuale e a volte macabro simbolismo e 80 illustrazioni al tratto. Ne vengono tirati 80 rarissimi esemplari. Ne esistono cinque copie come la mia, stampate sur japon con una doppia suites delle acqueforti, con la suite dei disegni nel testo ingranditi e stampati sur Chine arricchiti da un disegno originale. Il libro è stampato in rosso e nero.

    Credo che la difficoltà incontrata dagli studiosi nel catalogare l’opera di Legrand sia anche dovuta al fatto che molti libri dell’artista sono truffés, per l’aggiunta di suites in vari stati delle incisioni, di suites stampate su carta speciale e in formato diverso e di disegni, e di specimen contenenti alcune incisioni. A causa dell’alto costo dei libri di Legrand, il collezionista si premurava di farli rilegare dai grandi artigiani dell’epoca: Canape, Marius-Michel, Yseux, Creuzevault, Noulhac, Legrain ecc.

    Dopo Poème à l’Eau-Forte, forse per un desiderio di modernizzarsi, Legrand non crea più nulla che possa stare alla pari con le sue realizzazioni migliori; il disegno si slabbra, diventa quasi incosistente; la fattura sembra affrettata, anche se lo stile è sempre riconoscibile.

    Nel 1919 illustra un testo di L. Barthou, Les Amours d’un Poète, con una suite di 11 incisioni per la Société les XX-Conard in 20 esemplari più una tiratura ordinaria. Infine illustra un libro di F. Carco: Quelques-unes, 46 incisioni di cui 13 a piena pagina (Pro Amicis, 1931) in 130 esemplari.

    La monografia di Mauclair finisce con un’affermazione che, a detta del critico, potrebbe riassumere la vita e l’opera di Louis Legrand: “Louis Legrand è un pittore-incisore che ha enormemente lavorato”; una frase banale, inadatta a sintetizzare la vita di un artista della sua levatura, ma la pongo ugualmente anch’io a conclusione, insieme alla data di morte: 12 giugno del 1951 a Livry-Gargan.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Louis Legrand, peintre-graveur di Eugène Rodriguez (Erastène Ramiro), 1896; Louis Legrand, peintre-graveur di Camille Mauclair, 1910

Dictionnaire des Peintres, sculpteurs, dessinateurs et graveurs di Bénézit, 1911

Blibliographie des livres de luxe de 1900 a 1928 inclus di Mahé, 1933

Le Tresor du Bibliophile – Livres Illustrés Modernes dal 1875 al 1945 di Carteret, 1946

Dictionnaire des Illustrateurs 1800 – 1945 di Osterwalder, 1983

L’Estampe en France, 1830 – 1950 di Janine Bailly-Herzberg, 1985

Dizionario degli Illustratori Simbolisti e Art Nouveau di Fanelli e Godoli, 1990

Livres illustrés modernes 1875 – 1975 di Monod, 1992.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *