Wuz, n.3, aprile 2002

Hilarius Moosbrugger

Le note bruciate di Dossi

Questa è la storia di 12 su 5.794 ‘note’, di argomento così scabroso da causare l’ invio al macero di due edizioni Ricciardi dell’ opera più famosa di Carlo Dossi, le Note Azzurre, e  fornire una ghiotta opportunità  ai bibliofili più raffinati o fortunati, quella di procurarsi una delle pochissime copie complete superstiti.
Carlo Alberto Pisani Dossi fu autore inattuale in vita, di fama crescente dopo morte, diventato ‘di culto’ ai giorni nostri.
Legato alla Scapigliatura lombarda ha prodotto una quindicina di opere, una più rara dell’ altra nelle edizioni originali. La più curiosa tra queste è una raccolta di aforismi, racconti, aneddoti, letture, una sorta di diario privato che Dossi tenne per tutta la vita e lasciò sotto forma di sedici quaderni, con le copertine azzurre, da cui il nome Note Azzurre.

Alla sua morte, nel novembre del 1910, la vedova Donna Carlotta Borsani, fece pubblicare da Treves una scelta assai ridotta delle Note.
Nel 1912 l’ opera uscì. Cauta, cautissima edizione, a causa della pruderie della signora Borsani che arrivava fino al punto di sopprimere ‘per rasura’ intere note, o parti di esse, sul manoscritto originale.
Nel 1955 l’ editore Ricciardi e Raffaele Mattioli con lui, avvalendosi della sapiente opera filologica di Dante Isella, stamparono una versione totalmente rivista delle Note, riscontrate sul manoscritto e complete al possibile di tutto il materiale disponibile.
A lavoro ultimato, con le copie pronte in tipografia, venne un ‘alt’ improvviso e impreveduto. Per “non superabili motivi di opportunità ” i volumi non potevano uscire e andavano distrutti.

Cos’ era accaduto ? Chi era intervenuto ?

La causa prima del blocco erano dodici note, tanto azzardate nel contenuto, da provocare possibili azioni legali da parte degli eredi dei personaggi persiflés da Carlo Dossi. Motivo aggiunto, la persistente cautela della famiglia Dossi, non più la moglie ma il figlio, Nobile Franco Pisani Dossi.
E così, il tipografo (Luigi Maestri) distrusse tutte le copie stampate del libro. Tutte, ma non proprio tutte.
Qui s’apre il problema della identificazione precisa del lavoro di Ricciardi, prodromo alla caccia delle copie risparmiate.

Le edizioni sono due.

La prima è del 1955, Carlo Dossi, Note Azzurre, a cura di Dante Isella, tomo primo (marchio editoriale), Milano-Napoli, Riccardo Ricciardi Editore, MCMLV. Un volume di pp. XXII – (2), 909 – (2) con 15 illustrazioni fuori testo; la pagina 911 contiene l’ errata.
Opera in quinterni sciolti, senza copertina editoriale. Dall’ indice si deduce la probabile divisione in due volumi, che doveva cadere tra le pagine 448 e 449, ma non è avvenuta. Il volume ha un solo frontespizio, mancano         l’ occhiello, il frontespizio e una illustrazione del secondo volume.

La seconda è del 1956, prove di stampa, Milano, dicembre 1956, Carlo Dossi, Note Azzurre, a cura di Dante Isella, tomo primo – tomo secondo.
Due volumi di pp. XXII – (2) – 1 / 448 – (4 bianche); (8) – 449 / 909 – (2), con 16 illustrazioni f.t.
Sono a quinterni sciolti, raccolti in contenitori muti di cartoncino bianco, rivestito di cartoncino Ingres azzurro. Manca il nome dell’ editore e il marchio editoriale.

Se la prima delle due edizioni ha una sua storia, chiara anche se non andata a buon fine, la seconda è una vicenda meno comprensibile. Perchè rifare, nel 1956, una tiratura dell’ opera, completa delle 12 note incriminate, quando si sapeva l’ improbabilità  dell’ uscita ? Perchè omettere il nome dell’ editore e ogni riferimento alla famiglia Dossi ? Mistero.
Ma il risultato non mutò, anche la seconda stampa scomparve.

Negli anni a seguire pochissimi esemplari sopravvissuti apparvero qua e là , passati sotto banco con aria di complicità . Ricordo il più aggressivo libraio di Milano, che mi propose una copia dell’ edizione 55, avvolta in vecchi fogli di ‘Corriere’ usando l’ espressione “G’oo chì n’a trovada !” per lui insolita dato che non era, e non è, milanese.
Finchè nel 1992, Roberto Palazzi pubblicò in 100 esemplari fuori commercio, edite per gli amici a Sainte Savine – France, le famose 12 note.
Prezioso volumetto, con tutte le indicazioni bibliografiche necessarie, e soprattutto con i testi fino a quel momento inaccessibili.

Ne volete un assaggio ? Nota 4.595 : “Vittorio Emanuele II fu uno dei più illustri chiavatori contemporanei. A volte di notte svegliavasi di soprassalto, chiamava l’aiutante di servizio gridando una fumma, una fumma e l’aiutante doveva girare i casini della città  finchè ne avesse trovata una, fresca abbastanza per essere presentata a sua Maestà …Quel Giove terrestre quando coitava ruggiva come un leone…possedeva un membro virile così grosso e lungo che squarciava le donne più larghe…il suo dottore di Corte aveva un gran da fare a raccomodare uteri spostati”.
Curioso accostamento d’abitudini dei potenti. Gore Vidal nel suo Palimpsest racconta di un caso identico attribuito a John Kennedy.

Carlo Dossi è autore sofisticato e intelligente, anche nei pettegolezzi più cattivi. Se avrete la fortuna di trovare una delle copie Ricciardi delle Note Azzurre proverete il gusto di possedere le malignità  più temute, ma anche più cercate, del periodo dell’ unità  d’ Italia. Se poi vi spingerete a tentare la raccolta di tutto Dossi in prima edizione, buona fortuna ! E’ un sesto grado superiore di bibliomania.

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