Delio Tessa (1886-1939) nacque, visse e morì a Milano.
In una cerchia stretta di strade (via Fieno, piazza Sant’Alessandro, piazza Missori); insieme a un gruppo ristretto d’amici; avvocato, non così avviato, d’una clientela popolare limitata.
Sembrerebbe una vita in minore. E lo fu nel suo svolgersi di giorno in giorno. Ma di altissima qualità è stata la sua vera vocazione: Tessa era poeta, grande poeta in dialetto milanese.

Il libro suo più noto è L’è el dì di mort, alegher!, uscito da Mondadori nel 1932. Sono nove saggi lirici. Alcuni brevi (La pobbia de Cà Colonnetta); altri racconti lunghi (Caporetto 1917, La mort de la Gussona).
Li ho chiamati racconti , e lo sono. Veri racconti in versi, scritti in quella lingua ricchissima di emozione e aderenza alla vita che è il dialetto, autentico linguaggio della città.
Si può usare la traduzione per capire, ma raffrontando le parole e i ritmi, incomparabile risulta la seduzione del milanese di Tessa.

Delio Tessa
L’è el dì di mort, alegher!
Einaudi