Wuz, n.1, gennaio-febbraio 2005

 

Giuseppe Iannaccone

 

Le edizioni di Documento

 

 

Sono spesso raffinati nella veste tipografica, anche se stampati da imprese editoriali improvvisate, povere di mezzi, talvolta decentrate rispetto ai centri culturali tradizionali o relegate a marginali e ristretti canali di distribuzione.
Eppure, specie tra le due guerre, un’immaginaria silloge dei libri pubblicati direttamente da testate e periodici letterari, fattisi editori loro stessi degli autori ospiti o dei collaboratori, raccoglierebbe una parte cospicua della miglior letteratura italiana del Novecento.
Riviste che danno vita a loro esclusive collezioni; riviste che, attraverso il libro stampato, superano il loro carattere transitorio e fissano, tramite un marchio editoriale, la propria identità . E autori che accettano la loro presenza in questi cataloghi esclusivi per condivisione ideologica o legame culturale. O semplicemente per ragioni più contingenti, dovute magari ai rapporti di amicizia che li legano a direttori e redattori.
Accade così che uomini, altrimenti anonimi, leghino il loro nome a iniziative solitarie, anche avventate, fidando più sulla complicità  di pochi amici e sulla passione personale, che sulle possibilità  di denaro e le richieste del mercato.
E’ il caso di Federico Valli : poeta, artista eclettico, amante della pittura.

Nel mezzo della seconda guerra mondiale, durante l’occupazione nazista, Valli aveva aperto a Roma una galleria che era al tempo stesso un sodalizio, punto di incontro di letterati e artisti, una di quelle sale in cui il mercato lascia spazio al cenacolo e i turbamenti e le angosce della realtà  scompaiono dinanzi alle eleganti e un po’ snobistiche suggestioni dell’arte.
Valli era il direttore di una delle più belle riviste dell’epoca, il mensile fotografico ‘Documento. Periodico di attualità  politica letteraria artistica’.
Chi ha l’opportunità  di sfogliare la rarissima collezione dei suoi numeri, dal 1940 al 1943, si imbatte, oltre che in qualche spiacevole, ma inevitabile delirio bellicista, in disegni e illustrazioni di artisti come Guttuso, Aligi Sassu, Gabriele Mucchi -tutti peraltro già  in odore di antifascismo- nelle vignette di Maccari, nelle note letterarie di Falqui, nelle critiche musicali di Savinio, nelle riflessioni filosofiche di Tilgher e in quelle politiche di Lupinacci, e poi nei racconti di Alvaro, Landolfi, Brancati.
Alla rivista, di cui peraltro esisteva anche un’edizione quindicinale in lingua tedesca, erano legate iniziative di grande portata come lo sviluppo di un’agenzia internazionale di stampa che produceva bollettini e servizi di divulgazione per parecchi paesi d’Europa e l’edizione di una rassegna cinematografica, anch’essa redatta in varie lingue, stampata con il nome ‘CineDoc’. Ma il fiore all’occhiello di ‘Documento’ fu da subito l’attività  editoriale. Valli pensò di iniziare questa impresa nel 1941, quando sulle pagine della rivista venne annunciata la pubblicazione di una collana di monografie, dal titolo ‘Artisti d’oggi’ che avrebbe dovuto presentare la produzione dei migliori pittori, scultori, architetti e musicisti contemporanei.

Al momento del lancio dell’iniziativa furono annunciati, come già  in ‘corso di stampa’, testi che in realtà  non videro mai la luce : un Guttuso curato da Cesare Brandi, Fazzini dal direttore della Quadriennale, Cipriano Efisio Oppo, Pirandello a cura di Emilio Cecchi.
Delle opere previste dalla pubblicità  editoriale, solo quattro uscirono. Volumetti di bella fattura, rilegati in mezza tela con copertina a colori, formato cm. 14 x 19, in vendita al prezzo di lire 12.
Il primo, scritto da Gino Severini era dedicato a Orfeo Tamburi, con 32 riproduzioni in nero e 1 tricromia; poi Petrassi, testo di Lele D’Amico, con facsimili di musica e una composizione inedita; Cantatore, a cura di Sergio Solmi; infine Paulucci, curato da Albino Galvano.
Che ‘Documento’ prestasse una particolare attenzione all’arte è testimoniato, oltre che dalle illustrazioni che ornavano la rivista, anche dall’uscita di un prezioso Lunario per l’anno 1942, un volume di 130 pagine, messo in commercio al prezzo di 20 lire, che conteneva accanto al calendario, ai pronostici e ai proverbi di rito, una vera e propria antologia del miglior disegno italiano del tempo. Tra le tavole pubblicate, tutte acquistabili dal pubblico presso la galleria Valli, spiccavano i lavori di Afro, Renato Birolli, Massimo Campigli, Felice Casorati, Giorgio De Chirico, Filippo De Pisis, Renato Guttuso, Giacomo Manzù, Giorgio Morandi, Alberto Savinio.

Nello stesso tempo, l’editore allestiva una nuova collana, dal titolo          ‘L’ Orecchio’, volumetti di piccolo formato, cm. 8 x 12, di argomento storico politico : ne uscirono solo due, Toscanità  di Napoleone di Pio Picchiai e Romanità  di Carlo Magno di Antonio Foschini, entrambi nel 1942, prima che la caduta del fascismo determinasse la fine delle pubblicazioni periodiche. L’attività  editoriale tuttavia sopravvisse al mutamento. E in modo straordinario, con una serie di prime edizioni e traduzioni di eccezionale livello, tutte stampate e pubblicate nel biennio 1944-1945.
Le collane furono diverse, susseguentesi l’una all’altra o anche contemporanee.

La prima di cui vogliamo parlare, diretta dallo stesso Federico Valli, si chiamava ‘La Margherita’. A inaugurarla furono i 55 esemplari numerati de La Cetonia di Alberto Moravia. L’opera, stampata nel gennaio del 1944, comprendeva fuori testo un’acquaforte originale di Luigi Bartolini numerata, firmata e stampata -come da una nota alla fine del volume- ‘su cartoncino speciale pesante con incorporato, nelle dimensioni di ciascuna acquaforte, un fogliettino di carta Oxford’. Il fregio sulla copertina e quello del frontespizio erano l’insegna di tutta la collana : rispettivamente, un’incisione su zinco, sempre di Bartolini, e una in legno risalente al XVI secolo.
Splendidi anche gli altri volumi della raccolta, tutti edizioni originali : i racconti di Gianna Manzini Forte come un leone e un testo di Savinio La nostra anima, composto in 300 copie numerate e con allegate, fuori testo, due litografie originali dello stesso Savinio, stampate a piena pagina su fondo giallo. Ancora di Savinio la traduzione, in collaborazione con Anna Maria Sacchetti, dei Venti racconti di Guy de Maupassant, con una lunga introduzione dal titolo Lui e l’altro.

Dei nomi di autori presenti nel catalogo di ‘Documento’, quello più assiduo è di gran lunga Moravia : ben quattro opere.
Nella collana ‘Margherita’ esce infatti uno dei suoi testi più celebri, Agostino. Il racconto, scritto nel 1942 durante un soggiorno a Capri, era stato bloccato dalla censura prima che Bompiani potesse pubblicarlo. Due anni dopo uscì nell’edizione ‘Documento’ con una tiratura ridotta
a 500 esemplari.
Come Moravia avrebbe ricordato anni dopo a Enzo Siciliano : "il libro aveva una veste di lusso, ma era pieno di errori di stampa", colpa della sorella dell’autore, Elena, che incaricata della correzione delle bozze in assenza del fratello, dimostrò tutta la sua incapacità .
In effetti i refusi non mancavano, ma questo nulla toglie al pregio dell’edizione, stampata su carta di pura cellulosa e presentante fuori testo due splendide incisioni su pietra di Renato Guttuso.
In seguito vennero L’epidemia e La speranza ossia cristianesimo e comunismo. Il primo libro era una importante raccolta dei migliori racconti surrealisti e satirici di Moravia, scritti durante la guerra e pubblicati sulla stampa periodica con lo pseudonimo ‘Pseudo’. Fu il secondo titolo di un’altra collana dell’editore ‘I compagni di strada’ (nella stessa il romanzo di Jurij Olesa, Invidia, e, di Arrigo Benedetti Paura all’alba, una delle più significative testimonianze della lotta partigiana).
L’altra opera di Moravia, La speranza ossia cristianesimo e comunismo, è invece un saggio, teso a dimostrare come il comunismo sia l’unica ideologia capace di sostituire il cristianesimo, dando all’uomo quell’elemento assoluto ed eterno che è la speranza. Il volume sarà  il primo di un ulteriore collana ‘Il moto perpetuo’ (ironia dei nomi). In questa sarà  collocato il testo importante di Mario Praz La filosofia dell’ arredamento, studio sulle tendenze dell’arredo e i mutamenti nel gusto della decorazione di interni.

Due saggi di Guido Piovene e Guglielmo Peirce, annunciati in pubblicità , non vedranno mai la luce. Così come, a dispetto delle previsioni non uscirà  da ‘Documento’ un’altra opera di Moravia, Due cortigiane (sarà  edita nell’agosto 1945, in un unico volumetto, insieme al racconto Serata di Don Giovanni nei tipi de ‘L’ Acquario’). La falsa indicazione si trovava nel risvolto di copertina di un’altra perla di ‘Documento’, il dramma in quattro atti di Silone Ed egli si nascose, la cui prima edizione assoluta era stata pubblicata in Svizzera nel 1944 dalla Buchergilde Gutemberg.
Il testo di Silone era fuori collana al pari dello splendido volume di fiabe scritte da Orsola Nemi (nome d’arte di Flora Vezzani) Nel paese della gattafata (con 6 disegni di De Chirico) e dell’antologia con testo a fronte Poeti svedesi (1888-1942) tradotti da Augusto Guidi, edizione in 500 esemplari e stampata nel 1945 con l’assistenza della Reale Legazione di Svezia a Roma.
Qust’ultimo volume, un vero capolavoro tipografico : le iniziali di ogni lirica, disegnate da modelli del 1800, stampate in litografia al torchio; tutte le copie dal numero 2 al 500 su carta a mano di Fabriano numerate a macchina con cifre arabe; la prima copia, numerata a mano con cifra romana, stampata su carta finissima di puro filo lavorata al tino, con le iniziali acquarellate a mano, venne destinata a Sua Maestà  il Re di Svezia.
Non sono da meno le 498 copie dei XXII Sonetti di Shakespeare scelti e tradotti da Ungaretti. Come scrive il poeta nella nota introduttiva, la stampa del volume fu messa in lavorazione nel dicembre del 1943, ma terminò solo nel settembre dell’anno successivo a causa di                   "un’ asportazione di carta e tanti altri intralci di quelle settimane orrende". Il risultato fu comunque eccellente : eccellente la carta, di pura cellulosa, pregevoli le iniziale decorate che abbelliscono sia il testo italiano che quello inglese. Prima delle poesie, inoltre, c’è una tavola fuori testo incisa in rame e stampata al torchio su carta speciale a tutta colla, che riproduce il ritratto di Shakespeare posto al pricipio dell’edizione principe in-folio del 1623.

L’ antologia dei poeti svedesi e quella shakespeariana non furono iniziative sporadiche : l’attenzione alla letteratura straniera infatti, rappresentava senz’altro una delle caratteristiche distintive delle edizioni, come dimostrano i libri di Saint-Simon (Scandali) e di Stendhal (Ricordi d’egotismo tradotto da Massimo Bontempelli) che facevano parte della collana ‘Il Bel Mondo’ diretta da Orsola Nemi e, soprattutto, i pregevoli volumetti della collezione di racconti antichi e moderni ‘La Pietra di Paragone’ a cura di Marco Smeriglio. Ne uscirono una ventina, in formato cm. 8×12, tutti in 55 copie su carta a mano vergata di Fabriano, rilegati in mezza tela e numerati a macchina : tra gli altri Casa Tellier (il titolo d’apertura) di Guy de Maupassant, Il toro bianco di Voltaire, La lettera rubata di Edgar Allan Poe, Il moro di Pietro il Grande di Alessandro Puskin.
E infine chiudiamo con altri due gioielli, i soli due volumi usciti de ‘L’Orchidea’, una collezione che avrebbe dovuto raccogliere rarità  galanti dei secoli XIV, XV, XVI. Il primo libro è Stratagemmi d’ amore di Gentile Sermini, un’oscuro novellista senese vissuto tra la fine del Trecento e la metà  del Quattrocento, di cui qui vengono riprodotti su carta velina quattro racconti, in 105 esemplari, impreziositi da quattro acqueforti firmate e numerate da Savinio. Meravigliosa è anche l’edizione non venale de Gli allegri amanti : tre novelle licenziose dell’ autore cinquecentesco Pietro Fortini in un volume che comprende sei linoleum fuori testo di Orfeo Tamburi, autore anche delle iniziali e degli splendidi fregi che ornano il testo.

Sono le ultime due pietre preziose di questa piccola, effimera, ma luminosissima miniera : con la sua chiusura troppo repentina, si eclissa anche la stagione fortunata e seducente del suo oscuro fondatore.
Di Federico Valli, infatti, dopo la guerra si perdono quasi le tracce: lo ritroviamo solo qualche anno dopo come produttore cinematografico e come autore di un numero speciale, sempre sotto l’ insegna di ‘Documento’ delle Cronache dell’automobile. Appassionato di motori del resto lo era sempre stato, come dimostrano la direzione assunta alla fine degli anni Trenta del quindicinale ‘L’ala d’ Italia’ (quello delle magnifiche copertine a colori) e il libro dal titolo Il volo in Italia, pubblicato nel 1939 insieme con Antonino Foschini di ‘Editoriale Aeronautica’.
Dopo, più nulla, quasi sparito dalla circolazione, a stento ricordato dai vecchi amici. Moravia, che pure qualche motivo di riconoscenza nei suoi confronti doveva averlo, lo rievocherà  appena -a distanza di molti anni da quel fecondo sodalizio- come un Carneade qualsiasi "un certo Valli" proprietario di una piccola casa editrice dimenticata, "che si arrangiava come poteva" e che poi, non si sa bene perchè, emigrato lontano fuori d’Italia "è andato a finire in Australia".

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