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Le Dodici Canzoni: «un capolavoro»

Maeterlinck e Doudelet

di Edoardo Fontana

articolo tratto da e per gentile concessione di «la Biblioteca di via Senato», mensile di Bibliofilia e storia delle idee, (n. 107 – luglio 2019)

Charles Doudelet legò il proprio nome in maniera indissolubile a quello del poeta Maurice Maeterlinck (1862-1949): la sua grafica ne indagò il complesso simbolismo evitando un approccio didascalico, percorrendo i medesimi sentieri e immergendosi silenziosamente nella sua lirica.

Nacque a Lille, nel 1861, da Ferdinand e Sophie Synaeve van Hyfte. Nel 1877 perse il padre, direttore di una filatura di lino e iniziò per lui un periodo assai difficile: si trasferì in Belgio, a Gand, città d’origine dei genitori, entrambi fiamminghi, dove iniziò a lavorare per mantenere sé e la famiglia. Mentre studiava scultura alla École des Arts et Métiers e musica al Conservatorio, a quindici anni modellava in uno studio di scultore per poi essere impiegato in una fabbrica di bronzi artistici e quindi come disegnatore in una società di lavori idraulici e infine di preparati fisiologici nei laboratori di medicina. Ottenuto un sussidio universitario viaggiò a Parigi e in Italia (1887), pubblicando intanto illustrazioni per numerose riviste tra cui «Mercure de France», «Hermitage», «Estampe Moderne», «Woorde en Beeld» e «De Vlaamsche School».

Aderì al gruppo Les XX di Bruxelles e nel 1894 partecipò a un’esposizione patrocinata dal Circolo di Studi Esoterici Kumris, insieme ad altri artisti di area simbolista tra i quali erano Jean Delville, Fernand Knopff e Carlos Schwabe. Ma saranno l’incontro con Maurice Maeterlinck e quindi il lungo soggiorno italiano – che frutterà numerose pubblicazioni tra cui proprio Dodici Canzoni del poeta simbolista anch’egli nato a Gand – determinanti per lo svolgimento della sua carriera artistica. Doudelet e Maeterlinck frequentavano il Circolo artistico della loro città sin dai primi anni Novanta dell’Ottocento, Maeterlinck che proveniva da una ricca famiglia della borghesia gantois godeva però di un rapporto privilegiato con George Minne (1866-1941), il quale avrebbe illustrato numerosi suoi libri a partire da Alladine et Palomides; Intérieur; et la mort de Tintagiles: Trois Petits Drames pour marionnettes, nel 1894, Serres chaudes e La Princesse Maleine nel 1889. Le piccole illustrazioni di Minne si rapportavano al testo per analogia con una sostanziale economia descrittiva, antidecorativa, gotica e tragica.

Apprendiamo da una lettera allo scrittore e giornalista francese Jules Huret, datata 8 gennaio 1895, che Maeterlinck stava progettando di pubblicare «un album con una dozzina di brevi canzoni, ognuna ornata da una immagine incisa in legno da un grande artista poco noto ma che io amo, George Minne». Se consideriamo che Minne nel 1895 non era certo «poco noto», e quel libro che si sarebbe intitolato proprio Douze Chansons, non lo illustrò mai, non è così fantasioso supporre che forse la frase di Maeterlinck sia stata il frutto di un lapsus, e l’artista al quale erano stati commissionati i disegni fosse in realtà sin da principio Charles Doudelet.

Ma procediamo con ordine.

Nel 1893 Paul Verlaine, in visita a Gand, scriveva in un articolo pubblicato su «Figaro» che del suo soggiorno aveva apprezzato la bellezza dell’architettura ‘fortemente’ fiamminga, la cattedrale di Saint-Bavon, i begijnhoven e, durante la visita alla mostra del Salon des XX, «l’opera di un certo Doudelet». Sicuramente queste parole di elogio dovettero sorprendere Maeterlinck e risuonargli nella testa quando, nel 1895, trasferitosi Minne a Bruxelles, nel settembre per iscriversi all’Accademia di Belle Arti della città, e in ritardo nella consegna delle illustrazioni, decise forse di sostituirlo con Doudelet a cui peraltro aveva già affidato il disegno delle vignette – influenzate dallo stile dello scultore – per le tre Canzoni pubblicate sulla rivista berlinese «Pan» nel numero di giugno-agosto dello stesso anno. Se un concorso di eventi casuali aveva contribuito alla scelta di Maeterlinck di far stampare le Douze Chansons dal tipografo Louis Von Melle in 635 copie, pubblicate quindi da Stock nel 1896, a Parigi, proprio con le illustrazioni di Doudelet, non occasionale si dovette dimostrare «l’intima comunione» che da lì nacque tra i due giovani intellettuali. Di questo volume scriverà Maeterlinck: «è il capolavoro di Charles, e per dirla tutta, un capolavoro tout court; sincronia, armonia perfetta tra il poeta e le immagini create dal suo interprete. Se avessi avuto la genialità nel disegnare del mio vecchio e carissimo amico non avrei potuto, nel senso letterale e magico del termine, ‘sapermi illustrare’ in maniera più totale».

[continua]

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