Wuz n.4, luglio-agosto 2005

 

Laura  Nicora

 

L‘avventurosa poesia di

Lorenzo Da Ponte

 

 

Nacque nel 1749 a Ceneda, l‘attuale Vittorio Veneto, non con il nome di Lorenzo e neppure con quello di Da Ponte: si chiamava in realtà  Emmanuel Conegliano. Viveva con pochealtre famiglie nel ghetto di Ceneda insieme al padre Geremia e ai fratelli Baruch e Anania. Il nome Lorenzo comparve solo nel 1763 nel corso della cerimonia di conversione della famiglia al Cattolicesimo; il ragazzo prese il nome del vescovo Lorenzo Da Ponte che lo aveva iniziato alla nuova religione. Entrato in seminario, divenne prete nel 1773. Trasferitosi a Venezia in qualità  di istitutore, ben presto perse il lavoro “in possesso [come affermò il fratello Girolamo] di una amorosa passione che lo acceca [“¦] di goder la notte a‘ teatri, al redotto, e ‘l giorno starsi dormendo”. Costretto ad abbandonare la Serenissima, si trasferì a Treviso per insegnare latino e retorica presso il seminario; vi tornò tempo dopo al servizio di Giorgio Pisani, ma nel 1779, anche per una storia di donne, venne “bandito da Venezia e da tutte le altre città , terre e luoghi del Serenissimo Dominio, terrestri o marittimi, navigli armati e disarmati, per 15 anni continui”. Fuggì prima a  Gorizia ““ dove pubblicò la canzone Le gare degli uccelli (Giacomo Tommasini, 1779) e La gratitudine o sia La difesa delle donne (Per Valero de‘ Valerj, 1780) ““  poi a Dresda e nel 1781 arrivò a Vienna con la speranza di poter diventare l‘erede di Metastasio, ultimo custode della poesia italiana nella città  imperiale.

Dopo la morte del “poeta cesareo”, i teatri viennesi diedero poco spazio all‘opera italiana; addirittura Giuseppe II, ancora reggente al fianco della madre Maria Teresa, per qualche tempo la escluse dal Burgtheater (proprio in questo contesto nel 1782 Mozart riuscì a rappresentare Die Entfà¼hrung aus dem Serail). Intanto arrivato a Vienna Da Ponte fece il poeta; nel 1782 stampò una raccolta di dieci sonetti per celebrare la venuta di papa Pio VI e scrisse una canzone in onore di Giuseppe II (“Ah Tu, Signor, ver loro / lieta la faccia gira, / questo da te ristoro / stuolo fedel sospira “¦”).L‘anno successivo l‘imperatore decise di scritturare una compagnia di cantanti riaprendo il Burgtheater al bel canto italiano con una vecchia opera di Salieri adattata per l‘occasione: La scuola deigelosi. Grazie alla protezione del conte Rosenberg, Gran ciambellano di Corte, Da Ponte fu ricevuto da Giuseppe II: “Mi fece molte domande relativamente alla mia patria, a‘ miei studj, alle ragioni che mi avevano condotto in Vienna. [“¦] mi domandò per ultimo quanti drammi aveva composti, al che soggiunsi francamente: ‘Sire, nessuno‘. ‘Bene, bene!‘ replicò sorridendo,‘avrem una Musa vergine‘”.

Il nuovo incarico di “poeta dei teatri imperiali” ebbe inizio nel dicembre del 1783 con la traduzione dal francese del libretto Ifigenia in Tauride di Gluck. Un anno dopo andò in scena Il ricco d‘un giorno con musica di Salieri; l‘opera fu un insuccesso e seguirono accese polemiche tra Da Ponte, Casti e altri italiani. Furono anni di lunga anticamera dove Da Ponte studiò i lavori di altri poeti : lesse Metastasio, Casti, Mazzolà , Bertati. Solo nel 1786 fu decretato il suo successo con la rappresentazione del dramma giocoso Il burbero di buon cuore (da Goldoni) e l‘opera giocosa Una cosa rara con musica di Martìn y Soler.

Anche Mozart scrisse al padre del nuovo poeta di corte: “Qui come poeta abbiamo un certo abate Da Ponte. Ora è terribilmente occupato con le correzioni in teatro e deve scrivere per obbligo un libretto completamente nuovo per Salieri [“¦] Mi ha promesso di scrivermene uno nuovo [“¦] Lei sa bene quanto i signori italiani siano in apparenza cortesi! Basta, li conosciamo. Se è d‘accordo con Salieri non avrò mai un libretto finché campo. Ed invece io ho un gran desiderio di esibirmi anche in un‘opera italiana”. Mozart non dovette attendere molto, dal momento che nel 1785 Da Ponte terminò il libretto de Le nozze di Figaro. Fu proprio il compositore a proporre al poeta di ridurre a libretto Le mariage de Figaro di Beaumarchais. Questa commedia avrebbe dovuto essere presentata a Vienna, con il titolo Die Hochzeit des Figaro, dalla compagnia di Kumpf e Schikaneder, ma all‘ultimo momento fu proibita dall‘imperatore “perché contiene una gran quantità  di cose di dubbio gusto “.Nonostante Da Ponte avesse scritto nelle Memorie di aver composto il libretto delle Nozze in segreto e in pochissime settimane e di volerlo fare rappresentare “in Vienna o in altra città “ ovvero “a Londra o in Francia”, il fatto appare assai dubbio. Sappiamoche Mozart lavorò alle Nozze dagli inizi di novembre del 1785. Il libretto seguiva da vicino, in forma abbreviata, l‘originale di Beaumarchais, distribuendo i brani forse anche secondo le direttive del compositore. Mozart interruppe il lavoro per comporre Der Schauspieldirektor, due concerti per pianoforte e orchestra (K. 488 e K. 491) e la nuova versione in forma di concerto dell‘Idomeneo. Terminò LeNozze il 29 maggio del 1786. La prima rappresentazione di quest‘opera comica in quattro atti (K. 492) avvenne il 1 maggio 1786 a Vienna al Burgtheater con libretto stampato “presso Giuseppe nob. De Kurzbek Stampatore di S. M. I. R.”. In occasione della seconda produzione viennese dell‘opera nel 1789 vennero eseguite da Mozart alcune piccole modifiche alla parte di Susanna (per l‘occasione il soprano Adriana Ferraresi del Bene) con l‘aggiunta di due nuove arie (K. 577 e K. 579). Esiste poi un manoscritto, attribuito al copista viennese Lausch, conservato presso la Biblioteca del Conservatorio L. Cherubinidi Firenze, in cui si riscontrano alcune varianti rispetto alla redazione dell‘autografo, tra cui l‘aria “Vedrò mentre io sospiro” eseguita dal Conte di Almaviva. Ad oggi è ancora aperta la questione se queste varianti siano state effettivamente volute da Mozart. Il curatore dell‘edizione critica delle Nozze, Ludwig Finscher, non ha ritenuto sufficientemente provata la partenità  di questo manoscritto e l‘ha escluso dal testo edito dalla Bà¤renreiter (Neue Mozart Ausgabe, Serie II: Bà¼hnenwerke, Band 16, 1973), anche se oggi alcune produzioni teatrali ne eseguono questa redazione.

La collaborazione tra Da Ponte e Mozart continuò con la creazione di Don Giovanni. La storia di questo personaggio non fu inventata da Da Ponte, ma già  da più di centocinquant‘anni molti drammaturghi si erano serviti di questo racconto. Sembra c
he la vecchia leggenda del seduttore  trascinato all‘inferno abbia fatto la sua prima apparizione nella letteratura teatrale con El Burlador de Seville, commedia del monaco spagnolo Gabriel Tellez (1571-1648) meglio conosciuto come Tirso de Molina. L‘opera, che era divenuta famosa già  dalla sua prima pubblicazione a Barcellona nel 1630, servì da spunto per altri lavori: dal Don Juan, ou Le Festin de Pierre di Molière (1665) a Don Giovann Tenorio, o sia il Dissoluto di Goldoni del 1736 e a molti altri commediografi meno noti italiani, francesi e tedeschi. Dal teatro, la storia passò anche al balletto e all‘opera. Il balletto Don Juan di Gluck fu rappresentato la prima volta al Kà¤rntnertor Theater di Vienna nel 1761; qualche anno dopo (Venezia il 5 febbraio 1787) andò in scena l‘opera in un atto unico Don Giovanni o sia Il convitato di pietra musicata da Giuseppe Gazzaniga su libretto di Giovanni Bertati. Sappiamo dallo stesso Da Ponte come il libretto di Bertati sia arrivato nelle mani di Mozart e poi nelle sue. Nell‘Extract Da Ponte, parlando del suo rapporto con Mozart, ci riferisce quanto segue: “Why did Mozart refuse to set to music the Don Giovanni (of evil memory) by Bertati, and offered to him by one Guardasoni [..] manager of the Italian theatre of Prague? Why did insist upon having a book written by Da Ponte on thesame subject, and not by any other dramatist? Shall I tell you why?”. Questo passo risulta particolarmente importante anche perché rivela quello che poi Da Ponte nelle “ufficiali” Memorie non dirà  più e cioè la sua conoscenza del libretto di Bertati e di conseguenza il suo utilizzo, nonché la paternità  di Guardasoni di proporre a Mozart di intonare Don Giovanni. Il Don Giovanni di Mozart e Da Ponte,dramma giocoso in due atti (K. 527), andò in scena a Praga nel Teatro Nostitzil 29 ottobre 1787. Il libretto della prima rappresentazione (In Praga / diShoenfeld), con molti errori e imprecisioni, conta 86 pagine: la lista dei personaggi a p. 2 insieme all‘indicazione del poeta e del musicista, il testo del dramma alle pp. 3-85 con l‘ultima pagina bianca. Per l‘occasione fu fatta anche un‘edizione viennese del libretto, più completa della precedente, dove compare nel finale dell‘atto I l‘aria di Don Giovanni “Viva la libertà “ (la partitura dell‘opera sarà  stampata nel 1801 a Lipsia dalla casa editrice musicale Breitkopf und Hà¤rtel). àˆ noto che il libretto del Don Giovanni stampato a Vienna un anno dopo (Nella Reale Stamperia dei Sordo Muti), in occasione della rappresentazione dell‘opera al Burgtheateril 7 maggio 1788 presenta non poche lezioni diverse e una serie di varianti di struttura. Alcune di queste modifiche sono state stabilmente incorporate dalla tradizione esecutiva posteriore e solo recentemente si è imposta la prassi di distinguere le due redazioni.

Nell‘ottobre del 1789 Da Ponte fu nuovamente invitato a fornire un libretto a Mozart e la richiesta di Giuseppe II probabilmente scaturì dalla ripresa delle Nozzea Vienna. Questa volta Da Ponte presentò un libretto originale narrando le vicende di due sorelle ferraresi indotte ad una apparente infedeltà  dai loro amanti travestiti. In realtà  anche in Così fan tutte sembra che Da Ponte abbia attinto alcuni particolari da due commedie di Tirso de Molina: El amor medico (titolo poi ripreso da Molière) e La celosa de si misma, così come da una vicenda dell‘Orlando furioso dell‘Ariosto e dal racconto di Cefalo e Procris nelle Metamorfosi di Ovidio. Mozart lavorò all‘opera durante gli ultimi mesi del 1789 e alla prima prova con l‘orchestra invitò anche Haydn. La prima rappresentazione fu al Burgtheater di Vienna il 26gennaio 1790 e la locandina la descriveva un Singspiel comico in due atti (K. 588) con il sottotitolo La scuola degli amanti. L‘opera ebbe buon successo tanto che in pochi mesi si ebbero dieci repliche e forse altre avrebbero avuto luogo se la morte di Giuseppe II non avesse costretto la corte al lutto. All‘ammirazione per la musica si contrappose ben presto tra i contemporanei un atteggiamento molto critico nei confronti di un libretto considerato  frivolo e inverosimile. Qualcuno tra i romantici, tra cui Hoffmann, ebbe parole di merito, ma rimase determinante un giudizio espresso nel 1792 sul “Journal des Luxus und der Modern”: “La presente opera è la cosa più banale del mondo e le rappresentazioni vengono frequentate solo per l‘eccellenza della musica”. Purtroppo Da Ponte nelle sue Memorie quasi non parla di Così fan tutte. Accenna all‘opera come  colei che “tiene il terzo posto tra le tre sorelle nate da quel celeberrimo padre dell‘armonia”. E ne parla solo perché aveva scritto il ruolo di Fiordiligi per la sua amante Adriana Ferrarese del Bene.

Dopo la morte dell‘imperatore, con l‘Europa scossa da drammatiche tensioni rivoluzionarie,anche il clima viennese divenne sfavorevole tanto che il nuovo sovrano, Leopoldo II, destituì Da Ponte dal suo incarico. Abbandonata Vienna per Trieste, si recò in Boemia dove l‘amico Casanova lo convinse a trasferirsi a Londra. Qui, grazie alla protezione di William Taylor impresario e azionista del King‘s Theater, riuscì ad ottenere un posto come poeta di teatro, nonché la gestione della vendita dei libretti d‘opera e dal 1797 anche la loro stampa. La qualità  delle opere sulle quali dovette lavorare non ebbe più un alto livello come quelle viennesi; i libretti dovevano essere accorciati e adattati alle possibilità  dei cantanti disponibili. Qualche volta propose un “pasticcio”, adattando a un libretto vecchio o nuovo musica di vari autori, scritta per altre opere. Fu il caso dell‘opera tragicomica in un atto, Il Don Giovanni, che Da Ponte preparò per il 1794 con il vecchio libretto viennese abbondantemente tagliato e accompagnato da musiche di Gazzaniga, Sarti e Guglielmi. Durante il periodo londinese non fu mai rappresentata un‘opera scritta per Mozart, mentre compose due nuovi libretti per Martìn y Soler: La scola de‘ maritatie L‘isola del piacere (entrambi del 1795).  Nel 1798 si concesse un viaggio in Italia anche allo scopo di ingaggiare nuovi cantanti per il teatro londinese; ma la permanenza si prolungò così tanto da avere effetti devastanti sulla situazione finanziaria di Taylor e da comportare il licenziamento di DaPonte. Ebbe così inizio una serie di fallimenti delle varie attività  che aveva intrapreso a Londra (da quelle tipografiche a quelle librarie) ed arrestato piùvolte per debiti fu costretto nel 1805 a fuggire verso l‘America. A New York continuò la sua attività  di compravendita di libri, oltreché di editore, traduttore, giornalista, insegnante e impresario teatrale; diede lezioni al Columbia College, riuscì a far rappresentare il Don Giovanni e cominciò a scrivere le sue Memorie. Dopo una prima breve stesura pubblicata da lui stesso nel 1819 a New York per i tipi di JohnGray & Co. con il titolo Extract from the Life of  L. Da Ponte, la prima edizione uscì tra il 1823 e il 1827 in quattro volumetti pubblicati sempre per J. Gray associato con G.F. Bunce, poco corretta dal punto di vista tipografico e “un po‘ ardita nei confronti dell‘imperatore Leopoldo”. Nel 1829 fece uscire un Breve compendio delle Memorie di Lorenzo DaPonte da Ceneda e prese contatti con gli editori milanesi Fusi e Stella per l‘edizione definitiva che venne però proibita dalla censura austriaca. Da Ponte dovette rivolgersi ancora una volta a Gray & Bunce che nello stesso anno
pubblicarono il primo volume diviso i due tomi delle Memorie di Lorenzo Da Ponte da Ceneda in tre volumi; il secondo uscì pubblicato dal solo Bunce tra il 1829 (primo tomo) e il 1830 (secondo tomo), e sul finire del 1830 J. H. Tourney stampò i due tomi del terzo volume.

Nel 1832, all‘età  di ottantatré anni, promosse una sottoscrizione per realizzare una stagione teatrale italiana: tra New York e Philadelphia riuscì a raccogliereben 6.000 dollari, “una lista più lunga di quella di Don Giovanni!”. Nel 1833 fece promuovere un‘altra raccolta di fondi per la costruzione di un teatro italiano: l‘Italian Opera House, costruito nel cuore di Broadway tra  Church e Leonard Street, fu inaugurato il 18 novembre 1833 con la Gazza ladra di Rossini. Questa fu l‘ultima avventura di Da Ponte. Dopo la morte della moglie Nancy, si trasferì a vivere in casa del figlio e qui morì nel 1838. Samuel Ward scrisse su “The New York Mirror”: “Da Ponte morì venerdì sera 17 agosto 1838, alle ore nove p.m. Il dottor John W. Francis, suo amico e medico fin dai lontani giorni dell‘Opera e al quale il vecchio poeta aveva dedicato un‘ode di riconoscenza il giorno precedente, avendo notato i sintomi della imminente fine dell‘infermo ne avvisò i suoi amici. [“¦] La bellissima testa del vecchio poeta poggiava su un monte di guanciali [“¦]Assieme a parecchi suoi compatrioti, si trovavano persone che già  avevano fatto parte della Compagnia d‘ Opera Italiana e se ne stavano tutti quanti inginocchiati attorno al letto del poeta morente, per riceverne l‘estrema benedizione”.