Sergio Malavasi di Maremagnum.com intervista a Mario Andreose, l’editor storico di Umberto Eco, ex direttore editoriale di Bompiani, ora presidente a La Nave di Teseo.

 

Sergio Malavasi: Siamo con Mario Andreose, ex direttore editoriale Bompiani e storico editor di Umberto Eco. Parlaci delle vicende editoriali del libro.
Mario Andreose: Alcune cose le ho sapute raccontate da Umberto Eco, altre dai colleghi che mi hanno preceduto. Questo perché alla Bompiani si svolgeva una specie di “staffetta” del direttore che non durava mai più di un anno. A tal proposito è rimasta famosa una battuta di Oreste Del Buono «Il direttore editoriale della Bompiani ha il compito di preparare il programma per il suo successore».
Entro proprio nel momento in cui Il nome della rosa era stato appena lanciato, partendo dalla sua tiratura. Si era svolto un lungo dibattito sula tiratura perché in partenza Umberto Eco, che aveva lavorato nell’editoria per parecchi anni – 17 alla Bompiani! – e se ne intendeva, voleva essere prudente sulla tiratura, anzi, per remora deontologica, non voleva neanche pubblicarlo in Bompiani. Voleva fare una piccola tiratura con l’editore Franco Maria Ricci. Naturalmente in Bompiani insorsero tutti quanti, a partire da Valentino Bompiani, nonostante all’epoca fosse già fuori dalla casa editrice, ma che rimaneva comunque un consulente molto ascoltato.
A quel punto, per avere un’idea della tiratura iniziale, è iniziato il lavoro di pre-prenotazione con le librerie: i librai ne erano rimasti entusiasti! Così, anziché una piccola tiratura sperimentale, la prima edizione, dopo molto pensare, alla fine fu di 50.000 copie. Umberto Eco aveva poi fatto la famosa battuta: «Speriamo che non sia “Il nome della resa”».

U. Eco, Il nome della rosa, I ed.

 

SM: Effettivamente 50.000 copie è un bel numero. Ed è stato solo l’inizio…
MA: Da quel momento è stato tutto un passaparola che ha reso Il nome della rosa un successo editoriale, coadiuvato anche dall’aver vinto, otto mesi dopo la pubblicazione, il 9 luglio 1981, il Premio Strega, sbaragliando l’amico e scrittore Enzo Siciliano, dato fino a un momento prima come sicuro vincitore. E, come spesso accade, il rimbalzo mediatico ha senz’altro contribuito a rendere celebre il romanzo, anche all’estero.

SM: Come è andata all’estero con le traduzioni?
MA:
Inizialmente con una certa difficoltà, finché sul mercato non è arrivata l’edizione in lingua inglese, anche perché gli editori di tutto il mondo leggono preferibilmente l’inglese, raramente l’italiano, salvo pochi italianisti.
All’epoca Umberto aveva un editore per la saggistica, che aveva seguito tutti i suoi libri, aveva detto: «No, Umberto, qui stai sbagliando, mi spiace». Poi questo stesso editor si era invaghito di Tondelli, e aveva preferito lui. Ma può capitare…
Un altro editore, allora, che era Grasset et Fasquelle, in quel momento sposato con un’italiana, la triestina Nicla Jegher, la quale aveva letto il manoscritto era impazzita dalla gioia; e così Eco, passò alla Grasset et Fasquelle. Da lì il rimbalzo della critica straniera lo ha poi vieppiù favorito.

SM: Gli inglesi sono famosi perché traducono persino l’Opera, ma nel caso de Il nome della rosa, per esempio, non hanno tradotto le parti in latino. Per quale motivo?
MA:
No, c’è stata una mediazione con il traduttore e amico William Weaver, che era tra l’altro il critico musicale de L’Espresso. Weaver ha detto «Vediamo di mediare qualcosa», ma credo che sostanzialmente poi l’edizione fosse la stessa. Il nome della rosa arrivò poi anche in America, proprio grazie a Weaver che aveva trovato un editore che normalmente pubblicava anche qualche edizione straniera. Se non ricordo male l’anticipo pagato all’epoca dall’editore americano si aggirava intorno ai 6000 dollari. Ricordo che una primavera, entrando nell’ufficio di una mia collega, al muro era stata appesa la fotocopia della classifica di Book Review del New York Times che segnalava al primo posto The name of the rose. Ci si chiedeva quanti effettivamente lo avrebbero letto, ma sta di fatto che Il nome della rosa entrava negli USA al primo posto della classifica del New York Times.

The name of the rose, 1st edition

Guarda l’intervista video completa!


Mario Andreose Veneziano, è attivo da alcuni decenni nell’editoria. Ha partecipato all’avventura del Saggiatore di Alberto Mondadori in vesti successive di correttore di bozze, traduttore, redattore, redattore capo, direttore editoriale. Passato alla Mondadori si è occupato del settore nascente delle coedizioni dei libri per ragazzi e dei libri illustrati. È stato direttore editoriale del Gruppo Fabbri, comprendente le case editrici Bompiani, Sonzogno, Etas e le edizioni scolastiche. Attualmente è presidente della casa editrice “La nave di Teseo”e collaboratore della “Domenica” del “Sole 24 Ore”.

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